New York: privacy ko, migliaia di telecamere vi spiano 24 ore su 24

10 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Non è il caso di rievocare il Grande Fratello, per la semplice ragione che il nuovo sistema per il controllo di New York, presentato mercoledì dal sindaco Bloomberg e dal capo della polizia Kelly, va ben oltre quello che il povero Orwell poteva immaginare. Migliaia di telecamere puntate sulle strade 24 ore al giorno, collegate con strumenti per la rilevazione delle radiazioni, banche dati con informazioni su tutti i cittadini, occhi digitali capaci di riconoscere le targhe delle auto e seguirle per mesi.

E in futuro, magari, anche le immagini dei droni, che stanno già passando dai campi di battaglia ai cieli delle città. In altre parole, sarà impossibile muovere un passo a New York senza essere notati e potenzialmente seguiti, se si combina qualcosa che giustifica l’attenzione delle forze dell’ordine.

Questa struttura si chiama Domain Awareness System ed è costata circa 40 milioni di dollari al New York Police Department. E’ stata sviluppata in collaborazione con la Microsoft, per iniziativa di Kelly, che quando è tornato alla guida della polizia della Grande mela ha deciso che era arrivato il momento per una rivoluzione tecnologica.

Gli attentati dell’11 settembre avevano creato la nuova esigenza di difendersi dal terrorismo, oltre che dalla criminalità comune. Quindi Kelly ha chiesto ai suoi uomini quali erano le loro esigenze più pressanti, per poter far fronte in maniera efficace alle nuove minacce. Le richieste sono state girate ai tecnici della Microsoft, che si sono seduti al tavolo con i poliziotti per cercare di rispondere nella maniera più efficace possibile.

Il risultato è questo occhio intelligente, che veglia sulla città senza mai battere le ciglia. Al momento collega circa 3.000 telecamere che controllano Downtown, ossia la parte sud di Manhattan, e un numero imprecisato che è puntato sulle strade di Midtown, ossia l’area di Times Square a ovest e del Palazzo di Vetro dell’Onu a Est. L’obiettivo è costruire un circuito che nel giro di poco tempo copra l’intera superfice di New York, allargandosi ai quartieri di Brooklyn, Queens, Bronx e Staten Island. A questo si aggiungono i rilevatori di radiazioni già sparsi nella città, e potenzialmente anche la sorveglianza aerea.

Le immagini e le informazioni arrivano ad un centro super tecnologico, che ha accesso alle banche dati nazionali, le chiamate fatte al centralino d’emergenza della polizia, persino le multe per divieto di sosta. Se il sistema dà l’allarme per la presenza di radiazioni, ha gli strumenti per capire in fretta se si tratta di un attacco o un laboratorio medico che sta facendo un esperimento. Se un’auto viene associata ad un crimine, riesce a seguirla e a rivelare dove è stata esattamente nell’ultimo mese. Se una persona viene fermata, ricostruisce tutta la sua vita, da eventuali chiamate alla polizia che la riguardano, alle multe che ha preso in macchina.

Per mostrare il funzionamento, mercoledì i poliziotti hanno lasciato un «pacco sospetto» a Union Square, una delle piazze più trafficate di Manhattan.

Nel giro di pochi secondi gli uomini del centro lo hanno individuato, hanno visto da dove veniva, chi lo aveva portato e dove si trovava il sospetto in quel momento. Più, naturalmente, i controlli per verificare cosa conteneva.

«Questo – ha detto Bloomberg – è il futuro». E pazienza per la privacy, se si tratta di evitare un altro 11 settembre, o prendere un omicida prima ancora che si renda conto di essere seguito. E’ una storia che ci potrebbe riguardare tutti da vicino, perché New York intende recuperare i soldi investiti vendendo il sistema alle città amiche interessate. Domani, insomma, questo occhio potrebbe aprirsi sulle nostre strade.

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