New York, il miliardario con due paia di scarpe

21 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – È l’ottava persona più ricca degli Stati Uniti e può contare su averi che ammontano a 18 miliardi di dollari ma da dieci anni si mette sempre le stesse due coppie di scarpe, alternandole di giorno in giorno per non farle consumare troppo. A svelare un particolare finora inedito delle abitudini di Michael Bloomberg, sindaco di New York, sono i reporter del New York Post di Rupert Murdoch che a forza di seguirlo sempre ovunque si sono accorti che al piede ha sempre gli stessi mocassini neri.

Il portavoce Stu Loeser non ha avuto difficoltà ad ammettere: «Il sindaco possiede solo due paia di scarpe da lavoro, potrebbe comprarsi quelle che vuole ma ama queste, ritenendole assai comode». Le possiede da oltre dieci anni, ovvero da prima del novembre 2001 quando diventò sindaco della Grande Mela, e per conservarle adopera qualsiasi espediente: non solo le alterna ma le fa risuolare, dentro e fuori, affinché tornino costantemente a nuova vita. In tempi di crisi economica, con la metropoli indebolita da disoccupazione tasse, la notizia è destinata ad aumentare la popolarità del sindaco, scongiurando l’apparentamento con le élites dei super-ricchi che non gioverebbe di certo alle sue prospettive politiche, tanto più che si continua a vociferare di una possibile corsa presidenziale nel 2012.

Da qui la curiosità per l’identikit di scarpe che, fotografie alla mano, sembrano essere immortali. Da Allen Edmonds, l’elegante negozio di scarpe sulla 44ª Strada dove Bloomberg acquista altri tipi di calzature, ritengono che almeno una delle due coppie di mocassini sia in origine una «Cole Haan» realizzata con «le acconciature di pelli che si usavano una volta in Italia». Acquistarli oggi significa spendere 328 dollari ma per il calzolaio Jim Rocco sulla 59° Strada il maggiore costo sostenuto dal sindaco è nel risuolarle: «Scarpe di questo tipo possono resistere anche 18 o 20 anni ma bisogna rifare le suole ogni 8 o 9 mesi, adoperando legno di cedro per l’interno».

Insomma, per tenerle in vita serve un calzolaio-artigiano ma su questo nome nessuno a City Hall si sbilancia. Jim Rocco, che ha 80 anni, aggiunge dell’altro: «Riuscire a conservarle così a lungo dipende anche dal modo di camminare, bisogna non bilanciarsi troppo sui lati né spingere eccessivamente sui tacchi». E ciò lascia intendere che la dedizione del sindaco per il fitness abbia avuto un ruolo non secondario. Ma il portavoce Loeser continua a insistere sulla «frugalità del sindaco» aggiungendo altri particolari: dallo stipendio annuale di un unico dollaro al fatto di «bere solo la quantità necessaria di caffè, senza eccedere».

Ascoltando tali motivazioni è difficile per i newyorkesi non pensare che Bloomberg stia giocando la carta delle scarpe vecchie per prendere le distanze da Andrew Cuomo, il candidato governatore dei democratici che in questi giorni è nel mirino di Carl Paladino, lo sfidante dei Tea Party, che lo accusa di essere «troppo ricco e aristocratico per rappresentare New York». Fino al punto da chiamarlo, con voluto disprezzo, «Principe Andrew».

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