NEW ECONOMY: L’ULTIMA VITTIMA E’ RED HERRING

1 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

Dopo 10 anni, getta la spugna il pionere dei mensili americani nati sul boom dell’internet: Red Herring e’ stato dichiarato morto.

I dipendenti del magazine hanno ricevuto la triste notizia con il “pink slip” (il foglio di licenziamento) venerdi’ scorso alle 2:00 del pomeriggio negli uffici di New York.

Red Herring aveva perso oltre $5 milioni l’anno scorso, nonostante un brutale taglio dei costi che aveva ridotto il personale da 200 dipendenti ai tempi d’oro (nel 2000), ad appena 31 (di cui 11 giornalisti).

Adesso il campo dei sopravvissuti nell’editoria legata all’internet e’ ridotto a una manciata di testate: Wired, controllata da Conde’ Nast, Business 2.0, e Fast Company, del gruppo Gruner + Jahr.

Lo scorso ottobre un’operazione di ristrutturazione ha dato luogo all’ingresso nel capitale in posizione maggioritaria di una societa’ di venture capital, Broadview Capital, con una nuova entita’ di controllo, RHC Media.

“E’ una vicenda triste” ha commentato il fondatore di Red Herring Tony Perkins, il quale ha confermato che la rivista aveva appena raggiunto la redditivita’ per la prima volta in tutti questi anni.

L’anno disastroso che non ha consentito la sopravvivenza e’ stato il 2002. L’anno scorso infatti Red Herring ha pubblicato in totale 404 pagine di annunci pubblicitari, un crollo del 66% rispetto all’anno precedente. Nel 2000, all’apice del boom di borsa e dell’internet, il magazine era “pesante” e ricco di pubblicita’: le pagine di inserzioni erano in totale 3.357.

Ma nella situazione attuale del mercato, con il perdurare della mancanza di investimenti nei settori hi-tech e finanza e con la piena recessione del comparto pubblicitario, la nuova societa’ che pubblicava Red Herring non ha raggiunto gli obiettivi di budget.

E i venture capitalist con la maggioranza delle azioni hanno deciso di “mollare”, piuttosto che di continuare a pompare denaro.

“Il mercato pubblicitario non si e’ sviluppato nel primo trimestre secondo le nostre aspettative – ha detto il CEO di RHC Media Chris Dobbrow – e quando si riesce a raggiungere solo il 75% di cio’che e’ stato pianificato in budget, ovviamente cio’ non e’ gradito agli investitori”.

Adesso l’unica possibilita’ di reddito per Red Herring e’ cercare di trovare un compratore per la lista degli abbonati. “Io credo che il loro database con i nomi degli abbonati paganti abbia un qualche valore”, commenta Scott Stawski, un consulente del settore editoriale di New York. Da notare che la diffusione del mensile era scesa nell’ultimo anno da 325.000 a 275.000 copie.