NELLA VALIGIA DEL PROMOTORE IL TORO E’ SCATENATO

10 Ottobre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Il mondo finanziario che gira intorno a Piazza Affari vede rosa. Molto più rosa di quanto non facciano i «piccoli», che sono meno scoraggiati di qualche mese fa, ma non certo euforici.

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Dall’aprile del 2005 e fino all’estate, la speranza dei risparmiatori, che aveva viaggiato in parallelo al mercato, ha subito una brusca decelerazione mentre gli indici di Borsa hanno continuato la salita cominciata nel 2003. Solo adesso le diverse linee (quelle dei principali indici azionari e quella dell’indice di fiducia dei «piccoli») mostrano di nuovo un tentativo di convergenza. I panel di gestori (29), promotori (20) e analisti (21) – che hanno risposto alle stesse domande sulla fiducia nella Borsa italiana che gli esperti di Gfk Cbi pongono ogni mese ai risparmiatori per costruire l’indice Bsi Gamma CorrierEconomia – danno invece l’idea di una fiducia degli operatori lontana dai massimi euforici (100%), ma comunque sopra la media (37,5%). Che è poi il livello a cui si trova oggi la speranza dei piccoli investitori (37,2%).

I più ottimisti in assoluto sono i promotori finanziari che sperano al 65,6%, seguono i gestori di fondi e patrimoni 54,9%. In terza posizione, con un 46%, si trovano invece gli analisti finanziari. «Forse il maggior ottimismo dei promotori riflette il ritorno di fiducia e di impegno azionario della clientela più aggressiva e più sofisticata che si rivolge ai consulenti con maggior frequenza», commenta Elio Conti Nibali , alla guida dell’Anasf, l’associazione che raccoglie molti professionisti del settore.

Andando a vedere più nei dettagli le varie anime dell’indice che compongono il barometro generale della fiducia si trovano i promotori in pole position sul destino delle azioni da qui a 12 mesi: l’84,2% è convinto che Piazza Affari sarà più in alto di dove è ora. Mentre solo il 52,4% degli analisti e il 55,2% dei gestori vota per l’ipotesi rialzo nel prossimo anno. Anche sull’orizzonte dei tre mesi i promotori brillano per ottimismo: il loro indice di incertezza (differenza tra ottimisti e pessimisti) è pari a 55%, contro il 34% dei gestori e il 38% degli analisti.

L’indice di rimbalzo più elevato, invece, è quello dei money manager: l’81,8% dei gestori vede la Borsa risalire il giorno dopo un crac. Analisti e promotori ci credono meno. L’ottimismo semestrale (le probabilità assegnate a un crash da qui a sei mesi) è invece appannaggio dei piccoli investitori. Anche i super ottimisti promotori (68%) non riescono a superare il loro 77%.

«L’unico dubbio è che l’ottimismo arrivi tutto adesso – dice Gianni Ferrari , vicepresidente dell’Aiaf, l’associazione degli analisti finanziari -. Non c’è mai stata euforia, finora. In questi due anni e mezzo abbiamo avuto una crescita costante del 10-12%: quella che si sogna in un mondo perfetto».

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Piazza Affari fa il pieno di fiducia

Torna la speranza tra gli investitori, ma promotori, imprenditori, gestori, analisti e politici vedono ancora più rosa.

Si riaccende la fiducia in Piazza Affari. Non sono fuochi d’artificio, ma la fiammella sembra avere una certa scorta di combustibile sotto. La speranza dei piccoli azionisti, misurata come di consueto dall’indice Bsi Gamma CorrierEconomia su un campione di 300 risparmiatori, nel mese di settembre è arrivata a quota 37,20%, vicinissima al dato medio assoluto stabilito per questo indicatore (37,5%) e in miglioramento di 4,5 punti rispetto alla rilevazione di luglio (32,70%). Decisamente sopra la media è invece il sentiment degli operatori (gestori, analisti, promotori), degli imprenditori e anche dei politici (i parlamentari delle commissioni economiche) che vedono un fulgido destino per Piazza Affari. Nel mese di settembre, infatti, hanno risposto alle domande base del questionario utile alla costruzione dell’indice, cinque panel qualificati delle categorie appena citate.

Le risposte degli opinion leader, elaborate dagli esperti di Gfk Cbi , sono state in tutto 118. I più ottimisti in assoluto sono i promotori (65%), i più freddi gli analisti (46%). In mezzo, ma con valori nettamente più elevati dei piccoli azionisti, ci sono imprenditori (53,2%), gestori (54,9%) e politici (59,5%).

Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi sulle diverse velocità dell’Italia finanziaria ed economica, questa foto di gruppo con fiducia a fiamma regolabile riesce a bruciarli del tutto.
Come si spiegano queste differenze? In parte è fisiologico che le famiglie si affaccino in Borsa con più convinzione quando il trend di rialzo è a regime da tempo. Un comportamento sbagliato dicono i manuali finanziari. La storia però, anche sui mercati più avanzati, lo ripropone spesso.

Un’altra spiegazione per l’extra fiducia rilevabile tra addetti ai lavori e leader aziendali e politici può invece avere radici che si spiegano con la psicologia. Spiega Barbara Alemanni , docente di finanza comportamentale all’Università Bocconi: «Alcune categorie sono portate dal loro ruolo ad avere un’impressione di controllo della realtà più forte di altre». E questo spiegherebbe perché soprattutto promotori e politici – vale a dire i due gruppi che spendono di più la faccia con il pubblico per motivi professionali – sono in media più fiduciosi.

Ma vediamo, più nel dettaglio, le varie anime della speranza dei piccoli azionisti. Per un’analisi puntuale delle sfumature di ottimismo di operatori finanziari, imprenditori e parlamentari ci sono altri articoli a pagina 14.
Il miglioramento complessivo della fiducia dei risparmiatori – che già in luglio aveva invertito il trend negativo cominciato nella scorsa primavera – è dovuto in parte alla resurrezione della fiducia a un anno. L’indice di ottimismo sul rendimento, quello che conta gli ottimisti da qui a 12 mesi, è infatti salito a 42,6% rispetto al 38,8% di luglio (?3,8%). Da segnalare l’iperottimismo sul tema dei promotori (84,2%) seguiti a ruota dai politici (71,4%), sopra il 50%, dato molto elevato, le altre tre categorie.

Notevole anche il miglioramento dell’indice di incertezza, quello che misura la differenza tra ottimisti e pessimisti a tre mesi. In settembre gli ottimisti sono tornati in maggioranza (l’indice è pari all’1,7%), mentre in luglio i pessimisti vincevano con un -17,30%, il peggior livello registrato da aprile in poi. La categoria più speranzosa a corto raggio è quella dei capitani d’azienda: ?57,7%. Gli ottimisti, comunque, prevalgono nettamente tra i politici (33,3%), tra i gestori (34,5), tra gli analisti (38,1%) e i promotori (55%).

Assolutamente stabile è l’indice no crash, quello che misura le probabilità assegnate a un eventuale crac di Piazza Affari (-30%) nel giro dei prossimi sei mesi. I piccoli investitori con il loro 76% (tre quarti del campione esclude il crollo) vengono insidiati solo dai politici (85,7%). Nè gli operatori finanziari nè gli imprenditori (in media sempre più ottimisti dei piccoli) raggiungono percentuali così elevate di positività interpellati sullo scetticismo da crollo.

L’unico termometro in peggioramento è l’indice di rimbalzo. Cioè quello che conta gli speranzosi del giorno dopo, quelli che credono in una risalita di Piazza Affari ventiquattrore dopo una débacle del 5%. Solo il 28,3% è rialzista, in luglio si era oltre il 33%. «Siamo davanti a un deciso calo di fiducia degli intervistati sulla capacità reattiva del nostro listino – spiega Nicola Ronchetti , analista di Gfk Cbi che cura la rilevazione sull’indice -. Forse legata in parte al polverone estivo che ha coinvolto listino e istituzioni».
E gli opinion leader? I più «rimbalzisti» sono i gestori (81,8%), i meno propensi a credere in una ripresa del giorno dopo i manager e gli imprenditori (37,5%).

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