Nel 2013 meno tasse alle famiglie?

9 Novembre 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – I relatori litigano. Il presidente di Commissione bacchetta i sottosegretari. I deputati rinviano le norme in attesa di chiarimenti dal governo. Se non fosse per le dimensioni (ridotte) del mezzo e dei vincoli europei che impongono modifiche a costi invariati, sembra di essere tornati ai tempi degli assalti alla diligenza, agli anni in cui Camera e Senato smontavano pezzo per pezzo i provvedimenti di finanza pubblica del governo.

Per avere la conferma che siamo con largo anticipo nel pieno della campagna elettorale per le politiche del 2013, basta fare una puntata veloce a Montecitorio, precisamente in commissione Bilancio, dove si sta discutendo la legge di stabilità.

Dopo ormai una settimana dall’inizio dei lavori i tre partiti che sostengono Monti non hanno ancora trovato l’accordo su come destinare quel che resta dalla cancellazione del taglio di due punti di altrettante aliquote Irpef e di una di Iva: un miliardo nel 2013, circa tre nel 2014, 2,5 nel 2015.

Il Pdl ha preso atto che per l’anno prossimo le risorse sono poche, dunque verranno usate tutte per il sostegno dei redditi da lavoro dipendente, ai quali si dovrebbero applicare le regole come sono oggi: niente nuovi tetti o franchigie. Il miliardo a disposizione sarà concesso per sgravi in busta paga che terranno conto sia del reddito complessivo che del numero di figli a carico.

La trattativa si è arenata invece su come suddividere i tre miliardi di risorse a disposizione nel 2014. Pd e Udc vorrebbero darne due terzi alle famiglie e un terzo alle imprese, il Pdl chiede di più per le imprese: un terzo per rafforzare gli sgravi a favore della parte di salario frutto di accordi aziendali di produttività (per il 2014 sono previsti solo 400 milioni), un terzo per ridurre l’Irap, un terzo per le famiglie.

Ieri, nei corridoi prossimi la commissione sono state udite le urla di Brunetta verso il collega Pd per via dell’asse preferenziale con l’Udc, condite dalla minaccia di dimissioni da relatore. In compenso a Baretta non sono piaciute le dichiarazioni televisive della mattina di Brunetta, il quale aveva dato per chiuso l’accordo.

All’uscita della riunione l’ex ministro abbozza: «Con Baretta abbiamo una dialettica intensa». I leghisti della commissione ci scherzeranno sopra: «Visto che da tre giorni discutiamo di aria fritta, proponiamo di subemendare le dichiarazioni dei colleghi della maggioranza».

Un altro leghista – stavolta il presidente della Commissione Giorgetti – ha denunciato il ritardo di alcuni ministeri a indicare le coperture alle modifiche previste. Dalla Pubblica istruzione si attendono lumi su come finanziare la cancellazione dell’aumento a 24 ore (da 18) dell’orario degli insegnanti, dal ministero del Lavoro come evitare la paralisi del Garante per il diritto allo sciopero (sarebbe rimasto a corto dei fondi per il suo funzionamento) e per evitare il taglio di trenta milioni ai patronati dei sindacati.

Giorgetti ha chiesto una risposta per oggi. In ogni caso, senza accordo il governo promette di far scattare tagli lineari a ciascuno dei ministeri interessati. È quel che accadrà agli enti previdenziali pubblici se non riusciranno a risparmiare i 300 milioni previsti dalla manovra per il triennio 2013-2015: in quel caso dovranno ridurre il personale, tagliare le consulenze e cedere all’esterno i servizi informatici.

Per discutere delle questioni aperte oggi alla Camera tornerà il ministro Grilli. In mattinata per discutere con i relatori, nel pomeriggio con tutta la commissione. Nei corridoi c’è però chi scommette che per chiudere l’accordo ci vorrà un incontro (non è ancora chiaro se a tre o separatamente) del premier con i leader ABC, meglio noti come Alfano, Bersani e Casini.

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