NASDAQ: COME CONVIVERE CON LA VOLATILITA’

25 Gennaio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Ci sono voluti tre anni perche’ il Nasdaq Composite Index passasse da 1000 a 2000 punti, ma meno di due mesi perche’ balzasse da 3000 a quota 4000.

Dalle prime sedute di quest’anno, invece, l’indice Nasdaq sembra schiavo di una nuova sindrome: la volatilita’. Non sale piu’ costantemente in alto, a volte – come si e’ visto ieri – precipita nel giro di un’ora.

La prima seduta di gennaio, il Nasdaq e’ sceso di prima mattina per poi guadagnare 122 punti, + 3%; in seguito ha riperso quasi tutto. Poco dopo, il rimbalzo, e l’indice e’ cresciuto ancora. Il giorno dopo, il 3 gennaio, il Nasdaq aveva raggiunto quota 4.131 con un aumento dell’1,52%.

Non sembra un guadagno notevole, in termini percentuali, ma le variazioni tra le punte minime e massime hanno registrato un’oscillazione del 5%.

In queste ultime tre settimane l’andamento altalenante e’ poi, come sappiamo, continuato, e l’indice e’ passato dal record al rialzo, a una perdita del 10%. Ieri, prima di crollare, aveva battuto il nuovo tetto intrady, sopra quota 4.300. Lunedi’ infatti il Nasdaq Composite e’ salito di 68 punti in mattinata, ne ha persi piu’ tardi 208, il 5% del valore, e ha chiuso le contrattazioni a – 139.

La volatilita’ non sembra essere una novita’ in assoluto. Senonche’ negli ultimi giorni le variazioni tra minimi e i massimi – nella stessa giornata – sono notevoli. Per abili day-trader e’ il clima ideale per approfittare delle forti differenze di prezzo. Per chi non e’ un investitore attrezzato tecnicamente e psicologicamente, e’ dura.

Quest’anno la media differenziale tra le punte massime e minime e’ stata finora del 3,4%, l’anno scorso la volatilita’ ‘intraday’ dell’indice Nasdaq si aggirava di media attorno al 2,5%. Di solito, il Dow Jones Industrial Average non supera il 2%.

Poiche’ sull’indice Nasdaq sono quotati prevalentemente titoli tecnologici e Internet, le oscillazioni stanno diventando la norma: il mercato sta ancora cercando di capire il valore reale del comparto, che speso mostra chiari segni di spravvalutazione, e gli investitori, dai day trader alle grandi istituzioni finanziarie, ne approfittano per speculare.

Scott Peterson, portavoce Nasdaq, dichiara che questa volatilita’ e’ prevedibile ed e’ il risultato della democratizzazione del mercato. Niente di male, quindi.

Ma come reagiscono gli investitori a questa volatilita’?

Day trader e investitori attivi on line si trovano nel loro ambiente naturale; non sono interessati al lungo termine, quindi le oscillazioni possono portare loro profitto.

Chi investe in fondi comuni non bada alle variazioni intraday perche’ cio’ che conta e’ l’andamento del mercato nel lungo termine.

Le oscillazioni non sono quindi un problema? No, ma – sembre una contraddizione in termini – l’eccessiva volatilita’ lo e’.

Soprattutto per l’investitore medio e per chi investe online una o due volte la settimana.

Questa tipologia di investitore, non ama di solito il rischio e se la volatilita’ aumenta, preferisce astenersi dall’investire sui titoli Internet e tecnologici, il che indirettamente provoca un mancato rialzo (assenza di compratori) e quindi un calo.

Gli operatori del settore, pero’ rassicurano che non ci sono segni di abbandono del mercato da parte degli investitori.