Napolitano da’ incarico a Draghi di formare il nuovo governo

2 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto e’ una pura ricostruzione di fantasia da parte dell’ autore, che e’ il direttore di Wall Street Italia, e pur descrivendo situazioni reali si fonda sul presupposto verosimilmente corretto che molti degli scenari qui narrati purtroppo non si verificheranno. Il che lascia aperte le possibilita’ all’ineluttabile corollario: “al peggio non c’e’ mai fine”.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e futuro presidente della Banca Centrale Europea, per assegnargli l’incarico di formare un Governo di Emergenza Nazionale che salvi l’Italia dalla crisi economica e dai rischi di default.

Durante un colloquio al Colle durato oltre due ore Napolitano e Draghi hanno concordato, pur con competenze e storie personali assolutamente diverse, su alcuni punti fermi. Eccoli:

1) Sui mercati finanziari c’e’ emergenza e si respira un clima simile al 1992, l’Italia a molti osservatori esteri pare la nuova Grecia, la borsa di Milano e’ crollata -13% in sette sedute, il rendimento dei btp a 10 anni e’ salito sopra al 6%, massimo dall’introduzione dell’euro e al livello in cui era appunto Atene poco prima di dover essere costretta a chiedere il salvataggio alla Ue.

2) Il governo risulta impotente e impacciato, e’ vero che Silvio Berlusconi riferira’ mercoledi’ in Parlamento ma chi e’ super partes ritiene che il premier non abbia carisma ne’ autorevolezza per gestire una situazione di guerra, con l’Italia sotto attacco (essendo abituato caratterialmente e finanziariamente a propalare ottimismo, il suo e’ un caso di inadattabilita’ e refrattarieta’ a drammi e crisi).

3) I btp e la borsa di Milano, la cui capitalizzazione vale oggi meno di due aziende americane come Apple ed Exxon messe insieme, fatto questo che pone il nostro paese come target alle scalate estere, a questo punto non soffrirebbero ulteriormente o di piu’, nel caso il ministro dell’Economia Giulio Tremonti travolto dallo scandalo di Mario Milanese gettasse la spugna e abbandonasse via XX Settembre; anzi, i mercati applaudirebbero premiando sia borsa che titoli di stato.

4) L’Italia e’ bloccata, la crescita inesistente o da prefisso telefonico, i giovani non hanno ne’ futuro ne’ lavoro, la manovra di “austerity” voluta dall’Europa da 47 miliardi di euro e’ stata gia’ sostanzialmente vanificata quasi per intero dal rialzo dei tassi sui titoli di stato dovuto a sell off anti-Italia sul mercato finanziario, la fiducia dei cittadini nella politica, nelle istituzioni e nelle banche e’ ai minimi storici.

Napolitano ha anticipato a Mario Draghi che, alla fine di un colloquio avvenuto nel suo studio nel pomeriggio con il presidente del Senato Renato Schifani e con il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha deciso di ricorrere all’articolo 88 della Costituzione Italiana (vedi nota a fondo pagina), che da’ al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere le Camere.

Poiche’ sono i mercati finanziari a dettare l’agenda politica e poiche’ dal governo e dalla maggioranza non sono giunti quei segnali di solidita’, leadership e affidabilita’ indispensabili in frangenti come l’attacco in corso contro l’Italia ma anzi il messaggio e’ il loro esatto contrario, Draghi ha convenuto con Napolitano che sia opportuno far precipitare al piu’ presto la situazione politica a Roma. Nel senso che e’ urgentissimo imporre al paese una svolta di grande impatto che abbia valenza di shock anafilattico procurato dal medico, unico metodo che potrebbe rimettere (forse) in circolo il dna della responsabilita’, del civismo, dell’etica nella gestione della cosa pubblica. La politica tornerebbe cosi’ al servizio dei cittadini smettendo di essere la “escort” prezzolata di segmenti e lobby corrotte e privilegiate.

Sentiti i costituzionalisti ed esperti del Colle, Napolitano ha anticipato a Draghi, con l’assenso di Schifani e Fini, che lo scioglimento delle Camere avverra’ pero’ in un secondo momento, poiche’ un simile provvedimento al buio in pieno agosto e con la borsa, le banche e i btp nel mirino di fondi e investitori globali costituirebbe un “moral e financial hazard” che l’Italia non puo’ permettersi di correre. Il piano di emergenza elaborato prevede quindi che il Presidente della Repubblica, di sua iniziativa, dia l’incarico di formare un nuovo governo a Mario Draghi, chiedendogli nel contempo di annunciare le proprie dimissioni irrevocabili dalla carica di presidente della Banca Centrale Europea.

La richiesta e’ stata gia’ formalizzata alla Ue e alla Bce e si e’ deciso che Jean-Claude Trichet, il presidente uscente, prolunghera’ il suo mandato fino al dicembre 2012 “per eccezionali cause di forza maggiore”. La guerra contro l’Italia impone in sostanza che Mario Draghi sacrifichi uno dei ruoli piu’ prestigiosi mai ricoperti a livello internazionale da un italiano, con il compito ben piu’ arduo di non lasciare Roma per salvare la propria Patria.

Draghi darebbe poi vita immediatamente ad un giro di consultazioni, al fine di formare un governo di Emergenza Nazionale, che comprenda tutti i gruppi politici interessati al ripristino della grammatica democratica elementare e a una gestione efficace e “pilotata” della spaventosa crisi che ha investito l’Italia.

Napolitano e Draghi – il secondo nel suo nuovo ruolo di politico/tecnico – hanno convenuto che il passo prioritario obbligato che dovrebbe precedere lo scioglimento delle Camere, oltre alla formazione stessa del nuovo governo che darebbe immediato respiro a Borsa e titoli di stato, è il cambio urgente e inderogabile della attuale legge elettorale definita “porcata” dai suoi stessi autori, in modo da poter avere una nuova legge che consenta agli italiani di tornare ad esprimere con il voto le loro preferenze senza dover subire i diktat dei partiti e della liste bloccate dalla corruttela interna agli stessi, una legge elettorale cioe’ che impedisca a chi vince di avere una schiacciante maggioranza in Parlamento anche se rappresenta a stento un elettore su quattro (cosa che avviene oggi con il PDL), magari grazie a un uninominale a doppio turno di ballottaggio. Draghi ignorera’ tutte le proposte di legge elettorale sul tavolo, facendo di testa sua.

Circa il nuovo governo, vi parteciperanno pochi uomini e donne, non piu’ di 10 nelle intenzioni di Napolitano e dello stesso Draghi, con accorpamento di molti ministeri e la nomina di pochissimi sottosegretari, anche non politici. Tutti i partiti oggi presenti in Parlamento che dopo le consultazioni abbiano mostrato un interesse a partecipare al nuovo esecutivo di Emergenza Nazionale, sia della maggioranza che dell’opposizione, dovrebbero segnalare i loro 2 candidati (uomini/donne) migliori, i quali su proposta di Draghi e avallo di Napolitano, come ministri darebbero vita al primo governo di emergenza dopo la Seconda Guerra Mondiale, formato da esponenti “sani” nelle file del PDL e Lega al governo e al Parlamento, esponenti non di parte dell’opposizione (PD, IDV + UDC) piu’ il Terzo Polo, e in nessun caso mai inquisiti e nemmeno sfiorati dal virus della partigianeria pro-partito e pro-lobby, ma che invece garantiscano una visione globale bi-partisan della crisi e di come la martoriata societa’ civile e le famiglie possano in concreto superarla.

Questo governo di emergenza “a tempo” traghetterebbe l’Italia fino alle elezioni politiche, convocabili per la primavera/estate 2012, al fine di riportare a una corretta dialettica le regole del gioco, per spersonalizzare la lotta politica, ridare dignita’ e decoro al discorso pubblico e soprattutto affrontare la drammatica crisi della non-crescita dell’economia e del colossale debito pubblico italiano; se lasciati senza una guida autorevole tali bombe con timer innescato farebbero dell’Italia la prossima Grecia, con la differenza che il terzo debito pubblico del mondo e la quarta economia dell’Europa non potrebbero mai essere salvati in caso di default, neanche se i fondi Ue oggi disponibili quadruplicassero a 2 trilioni di euro.

Il governo Draghi – e non per l’appartenenza in passato del nuovo premier alla banca americana Goldman Sachs – eviterebbe in sostanza un clima da Apocalisse che sarebbe 10 volte piu’ nefasto e provocherebbe 1000 volte piu’ danni rispetto allo scenario vissuto dal mondo a partire dall’ottobre 2008 con la Grande Recessione che segui’ il fallimento di Lehman Bothers a Wall Street.

La soluzione istituzionale di un nuovo governo con premier Mario Draghi e’ assai poco popolare nella societa’ civile, tra i sindacati, nell’associazionismo cattolico (sia a destra che a sinistra) in un paese dove partiti ideologizzati e gestori di macchine di potere corrotte e auto-referenziali da anni spadroneggiano impuniti. Un esecutivo tecnico di emergenza nazionale avrebbe pero’ le caratteristiche di un “governo di guerra” a tempo guidato da un tecnico illuminato nel rispetto assoluto dell’ultimo responso alle urne.

Il Presidente della Repubblica dimostra con le decisioni di oggi di avere il coraggio e la visione tipici dei grandi momenti storici, in questo la caso la “forzatura” e’ garantita dalla stessa Costituzione, la quale segnala che tra le prerogative del Quirinale esiste quella, fondamentale, in determinati gravi casi e dove il clima politico lo richieda di dare “unilateralmente” l’incarico ad un altro premier presentando un nuovo programma al Parlamento senza che si parli di “golpe”, come sostengono i piu’ faziosi fan di Silvio Berlusconi.

Con lo scioglimento delle Camere gli italiani torneranno poi a votare nella primavera 2012 e la destra dovra’ dimostrare di poter ancora contare sulla maggioranza dei voti che aveva nel 2008 mentre l’opposizione dovra’ essere smascherata nella sua deliberata finzione che basti aspettare sul bordo del fiume e veder passare il cadavere del nemico per avere la dignita’ e le competenze necessarie presentandosi come alternativa di governo.

Gestire una nazione rovinata, con pari responsabilita’, dai due partiti maggiori che insieme hanno oggi il 56% dei voti elettorali, non sara’ facile comunque, come si capisce chiaramente ogni giorno dai voti espressi dal mercato finanziario sugli asset “monetari” dell’Italia (borsa e titoli di stato). Draghi pero’ ce la potra’ fare, guidando questa coalizione “tecnica” di salvezza nazionale, puntando a pianificare, programmare e fare le scelte giuste assumendosi la responsabilita’ di decisioni impopolari ma necessarie e improrogabili. L’esecutivo Draghi dovra’ porre in pochissimo tempo e in grande trasparenza tutte le premesse perche’ l’Italia guardi avanti, ai prossimi 20 anni e non al prossimo insulso week-end di consumi ebeti e ombrelloni.

Nota – articolo 88 della Costituzione Italiana:

Il Presidente della Repubblica puo’, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non puo’ esercitare tale facolta’ negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.