Napolitano al PdL: «Se tradisco la Costituzione mi mettano sotto accusa»

16 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

Basta insinuazioni sul Capo dello Stato e indebite pressioni provenienti dal mondo politico. È questa la sintesi di una nota con cui il Quirinale replica a una intervista all’onorevole Maurizio Bianconi, vicepresidente del gruppo dei deputati Pdl.

L’onorevole Bianconi, sostiene la nota del Quirinale, «si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi sostenendo che il presidente Napolitano “sta tradendo la Costituzione”. Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l’on. Bianconi è di certo attento conoscitore), se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell’articolo 90 e relative norme di attuazione. Altrimenti – conclude la nota riferendosi all’intervista a Il Giornale – le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del Presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni».

«Berlusconi sconfessi Bianconi per le insensate parole espresse nei confronti del capo dello Stato il cui comportamento è, ed è sempre stato, irreprensibile e al quale va la nostra solidarietà». Lo afferma in una nota Paola De Micheli del Pd aggiungendo che «se dal centrodestra non giungerà una compatta e netta presa di distanza allora vorrà dire che esiste un piano preciso ed un mandante per una operazione pericolosissima che rischia di aprire uno scontro istituzionale gravissimo i cui esiti saranno certamente nefasti per il nostro paese».
«Chi si assumerà l’onere di percorrere una strada tanto distruttiva – prosegue De Micheli – se ne dovrà assumere l’onere di fronte agli italiani e al Paese. Si abbassino immediatamente i toni e si ritorni nell’alveo delle regole del corretto confronto democratico».

«Noi abbiamo il massimo rispetto per il presidente Napolitano e non seguiamo certamente la linea a suo tempo portata avanti dal Pci quando provocò le dimissioni di Leone malgrado che il suo comportamento fosse stato ineccepibile e quando cercò invano di raggiungere l’impeachment di Cossiga», dice il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. «Indipendentemente dalle espressioni usate da Bianconi, noi in tutti questi giorni, abbiamo riaffermato questa posizione di fondo: perseguiamo l’obiettivo positivo di ottenere la fiducia e il sostegno del Parlamento su 4 punti qualificanti sui quali si concentrerà l’attività del governo; invece, nel caso in cui questa fiducia della maggioranza del Parlamento non venga ottenuta, allora riteniamo che si debba andare al voto degli italiani e non si debba dar vita a governi tecnici o di transizione», spiega. «Questa valutazione politica di fondo la abbiamo sottoposta e la sottoponiamo, con il rispetto che sempre abbiamo avuto, alla riflessione del Presidente della Repubblica», conclude Cicchitto.

Bianconi: stupito e amareggiato ma ribadisco le mie convinzioni. «Sono stupito e in fondo amareggiato per la nota del Quirinale rispetto alla mia intervista. Ritengo, in tutta franchezza, totalmente sproporzionati i toni della nota medesima». È quanto afferma Maurizio Bianconi, vicepresidente del gruppo PdL alla Camera.

«Peraltro, non posso che ribadire la mia ferma convinzione che il presidente Napolitano, al momento del conferimento dell’incarico di formare il governo a Silvio Berlusconi dopo le elezioni del 2008, operò consultazioni rapidissime, convocò Berlusconi e comunicò pressochè in contemporanea i nomi dei ministri. In quella occasione – aggiunge Bianconi -risultò chiaro, anche dalle parole del Presidente della Repubblica, che in Italia c’era una maggioranza, un programma e un leader addirittura indicato nel simbolo, e che quindi la sua scelta nel conferimento dell’incarico era per così dire ‘vincolatà. Si è così dato corpo a una nuova prassi costituzionale (Costituzione materiale) che non può valere a corrente alternata. Ne consegue che, ove questa maggioranza non avesse più la fiducia in Parlamento, non sarebbe dato concepire il ritorno ai vecchi riti di consultazioni e costituzioni di governi che godono di maggioranza parlamentare ma non popolare. Cioè – sostiene Bianconi – il presidente Napolitano non potrebbe contraddire se stesso in un passaggio così delicato e certo questa non è questione da messa in stato d’accusa, come viene dichiarato nella nota del Quirinale».

Quanto alla messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica, «solo uno sciocco lo penserebbe – aggiunge Bianconi – e nessuno lo ha mai detto nè fatto supporre. Quanto all’uso delle parole »tradire« e »tradimento«, esse sono frutto dello sbrigativo linguaggio giornalistico e non avevano e non hanno certo il senso e la sostanza che gli si è voluto attribuire. Ribadisco il massimo rispetto per le istituzioni e per il Presidente della Repubblica – conclude – ma la sostanza del concetto espresso non cambia. E forse sarebbe stato meglio misurarsi su questo. Ciò non significa certo che non confido che tutto questo ipotizzato non si verificherà e che non avverrà nessun “tradimento” nel senso sopra esplicitato della Carta Costituzionale».