NAPM: REAZIONE ECCESSIVA DELLE AZIENDE

1 Agosto 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il rapporto NAPM e’ certamente debole, ma non come si temeva. I partecipanti al mercato erano pronti per un rapporto potenzialmente piu’ debole, data la straordinaria debolezza vista martedi’ nell’indice di Chicago e questo aiuta a spiegare la debolezza che e’ seguita nel mercato obbligazionario subito dopo il suo annuncio.

L’indice ha ripetuto il modello degli ultimi anni nel modo in cui e’ sceso nel mese di luglio. La debolezza potrebbe bene essere correlata a forze stagionali – ad esempio la chiusura degli impianti automobilistici – che devono ancora essere registrate da fattori di aggiustamento stagionale.

Cio’ nonostante, il rapporto e’ senza dubbio debole. A 43,6 il NAPM e’ al livello che e’ stato storicamente coerente con una crescita annua del PIL dello 0,6%.

Luglio ha segnato il 12esimo mese consecutivo in cui l’indice NAPM e’ stato al di sotto di 50,0, indicando che il settore manifatturiero si e’ contratto per circa un anno.

La continua debolezza del rapporto riflette ampiamente un continuo sforzo da parte delle aziende di ridurre le scorte cosi’ come la continua debolezza della spesa in conto capitale. Infatti, l’indice NAPM relativo alla spesa in conto capitale ha raggiunto il suo punto piu’ basso a luglio.

Nonostante la debolezza del rapporto, ci sono alcune buone notizie nei dettagli.

Innanzitutto, la componente delle scorte ha raggiunto il livello piu’ basso degli ultimi 19 anni.

A un certo punto, le aziende avranno tagliato le loro scorte a livelli che potrebbero mettere a repentaglio la loro quota di mercato. In altre parole, c’e’ un limite a quanto le scorte possono scendere e i dati sull’inventario suggeriscono che l’economia e’ – o sara’ presto – a quel punto. Le aziende storicamente hanno avuto un’inclinazione a reagire eccessivamente ai cicli dell’attivita’ allo stesso modo in cui i mercati tendono ad esagerare.

Quindi, e’ possibile che la continua debolezza nel settore manifatturiero sia una reazione eccessiva, sebbene razionale, all’attuale debolezza dell’economia.

Un segnale che i produttori potrebbero tagliare le scorte eccessivamente e’ contenuto in una domanda specifica che il NAPM ha posto ai propri membri.

Hanno chiesto ai membri se pensavano che le loro scorte fossero ‘troppo alte’ o ‘troppo basse’. E’ importante notare che il 19% ha risposto che sono troppo basse, contro solo il 9% che ha risposto che sono troppo alte.

Questo e’ in netto contrasto con i risultati di gennaio quando il 26% degli intervistati pensava che fossero troppo alte e solo il 14% pensava che fossero troppo basse. Questo cambiamento suggerisce che le aziende siano al punto di cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dei livelli produttivi.

Le scorte potrebbero scendere a livelli anormalmente bassi se i tagli alla produzione continuassero mentre la spesa al consumo aumentasse grazie ai rimborsi fiscali, all’effetto ritardato delle riduzioni ai tassi d’interesse, la caduta dei prezzi energetici, l’alto ricambio nelle abitazioni e il rifinanziamento dei mutui.

I prossimi mesi potrebbero ben essere un caso classico di eccessiva reazione delle aziende al ciclo d’attivita’ solo per cercare di rifarsi dopo che l’economia ha gia’ iniziato a cambiare. E’ importante, quindi, monitorare il livello a cui le aziende stanno tagliando la produzione anche mentre la domanda cresce.
Piu’ questo accade, piu’ l’economia si avvicinera’ a una brusca risalita.

Un’ altra buona notizia e’ il continuo basso livello dell’indice dei prezzi.
A 38,7, e’ ora al livello piu’ contenuto dal gennaio 1999, quando si facevano ancora sentire le ripercussioni della crisi finanziaria asiatica. Ad eccezione di quel periodo, l’indice dei prezzi e’ al livello piu’ basso dal maggio 1991 e vicino al minimo degli ultimi 20 anni.

Luglio ha segnato il quinto mese consecutivo dove l’indice dei prezzi e’ stato al di sotto di 50,0, indicando che i prezzi stanno scendendo. Questa e’ una buona notizia per le societa’ americane e quasi certamente avra’ effetto sugli utili aziendali e aiutera’ l’economia.

Quindi, mentre il settore manifatturiero e’ ancora debole, ci sono forze positive, con la storia sulle scorte la piu’ importante tra quelle che bollono in pentola.

*Anthony Crescenzi e’ capo analista della sezione Capital Markets alla boutique finanziaria Miller Tabak & Co.

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