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Mutui: Versamenti errati, guida ai rimborsi

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Quali sono le procedure da seguire per il rimborso delle somme indebitamente corrisposte a seguito dell’erronea applicazione dell’imposta sostitutiva sui mutui? A tale domanda risponde l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n.85/E del 12 luglio scorso, fornendo chiarimenti in seguito all’interpello presentato da un sindacato di lavoratori dipendenti circa l’eventualità che l’ente di previdenza sbagli ad applicare l’imposta sostitutiva, calcolandola con l’aliquota del 2 per cento invece dello 0,25 per cento, pur in presenza dei requisiti previsti.
Per evitare ai mutuatari di presentare istanze di rimborso agli uffici dell’Agenzia, il sindacato istante chiedeva la possibilità di concordare una procedura diretta di restituzione del maggior importo trattenuto da parte dell’istitutoRicordiamo, a tal proposito, che l’articolo 15 del Dpr n. 601 del 29 settembre 1973 prevede una imposta con aliquota dello 0,25 per cento se il mutuo è destinato a finanziare l’acquisto di un’abitazione con i requisiti “prima casa” e del 2 per cento se finalizzato ad acquistare altri tipi di immobili sempre a uso abitativo, sempreché il mutuo sia stato erogato da un’azienda o un istituto di credito regolarmente autorizzato a esercitare il credito a medio e lungo termine.A seguito del decreto legge n. 220 del 3 agosto 2004, convertito dalla legge 19 ottobre 2004, n. 257, l’imposta sostitutiva è inoltre applicabile anche ai finanziamenti a medio e lungo termine concessi da enti, istituti, fondi e casse di previdenza ai loro iscritti, dipendenti e pensionati. Nella risoluzione vengono prese in esame due ipotesi di erronea applicazione dell’imposta sostitutiva . La prima deriva dall’ applicazione dell’imposta di registro e dell’imposta ipotecaria in luogo dell’imposta sostitutiva. Qualora l’ente previdenziale abbia applicato l’imposta sostitutiva, ma con l’aliquota del 2 per cento invece che dello 0,25 per cento, soltanto l’ente previdenziale è legittimato a richiedere il rimborso del maggior importo versato.
Infatti, la stessa Agenzia delle Entrate ha chiarito in passato che non esiste alcun obbligo di rivalsa da parte del soggetto che eroga il mutuo nei confronti del mutuatario. La circostanza che nella pratica bancaria l’imposta sostitutiva sia addebitata al mutuatario non è idonea a trasformare tale soggetto nell’obbligato tributario. Una interpretazione questa fatta propria anche dalla Corte di Cassazione la quale ha sempre sostenuto che il fenomeno della traslazione economica delle imposte è legittimo, ma il diritto al rimborso di quanto pagato erroneamente spetta al contribuente di diritto e non all’inciso di fatto.
Pertanto sarà l’ente previdenziale a dover richiedere il rimborso di quanto pagato in più all’ufficio locale dell’Agenzia delle entrate presso il quale è stato registrato il contratto di mutuo.
La seconda ipotesi di erronea applicazione si verifica nel caso in cui l’imposta sostitutiva è applicata con aliquota del 2 per cento invece che con l’aliquota dello 0,25 per cento, configurandosi dunque l’ipotesi dell’errata applicazione, da parte dell’ente previdenziale chiamato in causa, della tassazione ordinaria del mutuo ipotecario a norma dell’articolo 3 del Dlgs n. 347 del 31 ottobre 1990, al posto del regime sostitutivo per il quale sussistevano i requisiti soggettivi e oggettivi. In tal caso , legittimati a presentare l’istanza di rimborso sono sia l’ente previdenziale sia il mutuatario.Infatti, ai sensi dell’articolo 11 del citato Dlgs 347/90, vige un rapporto di solidarietà passiva tra i due contraenti. Nei rapporti interni, l’obbligazione si ripartisce tra i diversi debitori o tra i diversi creditori, a meno che l’ipoteca non sia stata iscritta solo nell’interesse di una parte, ma nei rapporti esterni un solo soggetto può agire nell’interesse di entrambi. Quindi, o il mutuante o il mutuatario possono alternativamente richiedere il rimborso dell’intera somma erroneamente versata anche se l’onere economico è stato sostenuto da ciascuno per metà.
In tal caso, uffici competenti a ricevere l’istanza di rimborso per le imposte indebitamente pagate saranno- per l’imposta di registro – l’ufficio locale dell’Agenzia delle entrate presso il quale è stato registrato il contratto, mentre per l’imposta ipotecaria, l’ufficio locale dell’Agenzia del territorio presso il quale è stata iscritta l’ipoteca.