Mutui sempre più cari… italiani più insolventi

9 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – La casa, un grande valore per milioni di italiani. Ma la crisi ha messo in ginocchio il Bel Paese. Almeno il 5% degli italiani si rivela insolvente, rappresentando il livello più alto assieme alla Spagna, nel complesso dei sette Paesi europei presi in considerazione, fra cui figurano anche Finlandia, Francia, Irlanda, Olanda e Regno Unito. E’ quanto emerge da una ricerca condotta da Silvia Magri e Raffaella Pico della Banca d’Italia. E se l’italiano non riesce ad onorare il debito, il tasso di interesse praticato dagli Istituti di credito è sempre più legato ai rischi di credito del cliente, ancorati sia alla posizione lavorativa che ad una serie di altri fattori connessi con la crisi economica. La ricerca si basa infatti sui dati dell’indagine EU-Silk dell’Eurostat del 2007, quando la crisi che ha investito l’economia globale ha avuto inizio. Nel corso del boom della crisi economica e finanziaria le banche si sono dunque messe al riparo, stringendo i rubinetti con riguardo sia ai criteri per la concessione di credito, sia ai tassi di interesse praticati, che crescono con la minore affidabilità del cliente. Lo spread dei tassi fra le famiglie più o meno rischiose è cresciuto nel tempo, attestandosi a 43 punti base nel periodo 2000-2007. E se si guarda alla tipologia di famiglie, quelli più a rischio sono i single con figli ed i disoccupati, ma mostrano un tasso più elevato anche coloro che hanno un contratto a tempo determinato rispetto a coloro che godono di un contratto a tempo indeterminato. Una sorpresa? Assolutamente no. Intanto, il tasso di disoccupazione in Italia ad ottobre è salito all’8,6%, segnando un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a settembre e di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso mese del 2009, collocandosi sui massimi dal 2004. Una situazione che non depone a favore di un ridimensionamento dei tassi praticati dalle banche alle famiglie, che faticano sempre più a trovare un impiego e, ove qualche proposta emergesse, le condizioni praticate alimentano sempre più il precariato. Ma questa è storia vecchia, almeno per il mercato del lavoro. E come al solito, la banca non ci rimette mai…