MUTUI: LA CRISI ORA COLPISCE ANCHE I RICCHI

20 Febbraio 2009, di Redazione Wall Street Italia

Continua la serie di “Anche i ricchi piangono”: persino i proprietari di case di lusso, infatti, stanno incontrando difficolta’ a rispettare i pagamenti dei propri mutui. Le persone che accumulano debiti arretrati stanno aumentando al ritmo piu’ alto da 15 anni, segnale che la crisi finanziaria Usa, partita con gli americani piu’ poveri, ha raggiunto anche la parte piu’ benestante della popolazione.

L’anno scorso circa il 2.57% dei contraenti di prestiti di lusso, cosiddetti jumbo, sono risultati in ritardo di almeno 60 giorni, una percentuale raggiunta in meno di 10 mesi, al ritmo piu’ spedito dal 1992, secondo i dati raccolti da LPS Applied Analytics. Si tratta di un ritmo del doppio superiore al 2007 e un livello che non veniva toccato da almeno tre anni.

Il balzo della percentuale di insolvenze nei prestiti jumbo, sebbene si mantenga ben al di sotto dei livelli del 20% toccati dai mutui subprime, e’ un indice evidente di come anche i mutuatari piu’ ricchi stiano accusando l’impatto della recessione, ormai entrata nel suo secondo anno di vita. Significa anche che questi prestiti saranno sempre piu’ difficili da ottenere e di conseguenza piu’ cari da risanare.

“L’influenza maggiore nella crescita del tasso di insolvenza la esercita l’economia”, osserva Keith Gumbinger, vice presidente di HSH Associates, una societa’ di ricera mutui di Pompton Plains, nel New Jersey. “Sembra che nessuno sia escluso, siamo tutti coinvolti in qualche modo. Certamente la situazione e’ piu’ grave per alcuni, ma ormai e’ piuttosto diffusa”.

Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Costa meno di 1 euro al giorno. Clicca sul
link INSIDER

Il tasso di disoccupazione ha raggiunto i massimi di 25 anni a gennaio, mentre il tasso relativo all’industria finanziaria e’ cresciuto al 6% dal 3% antecedente. Nella categoria dei servizi professionali e di business e’ passato al 10.4% dal 6.4%, secondo quanto mostrato dai dati dell’Ufficio di Statistica del Lavoro di Washington.

Circa l’1.92% dei proprietari di case con un mutuo sottoscritto nel 2008 con Fannie Mae e Freddie Mac e’ indietro di 60 giorni nei pagamenti dei prestiti jumbo, che sono molto piu’ alti di quanto non possano garantire le agenzie statali, sarebbe a dire $417 mila nella maggior parte dei casi e fino a $729750 nelle aere con i prezzi immobiliari piu’ elevati. La media per i mutui jumbo nel 2008 e’ stata di 762, sempre secondo i dati LPS Applied Analytics. Un punteggio di questo tipo serve per misurare il rischio.

I prestiti Jumbo hanno subito un rallentamento nel quarto trimestre a 11 miliardi, ovvero il 4% del mercato immobiliare, il peggior risultato trimestrale da quando Inside Mortgage Finance ha iniziato a raccogliere i dati nel 1990. Nel 2007 i prestiti jumbo rappresentavano il 14% dei mutui Usa complessivi, secondo la societa’ con sede a Bethesda, nel Maryland.

Le cinque principali aziende che offrono prestiti jumbo ai propri clienti, Chase Home Finance, Bank of America, Washington Mutual, Wells Fargo e Citigroup, insieme hanno prodotto $55.3 miliardi in mutui di lusso nel 2008. Di quella cifra, mostrano i dati di Inside Mortgage Finance, sono stati accordati prestiti per appena $4.3 miliardi durante gli ultimi tre mesi dell’anno.

Le banche sono sempre piu’ riluttanti a concedere prestiti jumbo perche’ vorrebbe dire mantenere riserve in denaro tali da essere sempre in grado di ripagare le eventuali insolvenze, spiega Guy Cecala, AD di Inside Mortgage Finance.

Questa settimana la media nazionale degl interessi per un mutuo jumbo a 30 anni a tasso fisso era al 6.57%, paragonata al 5.34% dei prestiti standard, secondo White Plains, societa’ dati di BanxQuote, con sede a New York.

La differenza tra i tassi di interesse dei prestiti jumbo e di quelli “prime” standard, o di mutui che e’ possibile anche rivendere a Fannie Mae e Freddie Mac e disponibili solo per clienti qualificati, ha toccato i 20 punti base “per diversi decenni”, secondo l’AD di BanxQuote, Norbert Mehl. Ma in agosto 2007, ha aggiunto Mehl, i livelli hanno toccato la soglia dei 200 punti base, per poi mantenersi tra i 100 e i 200 punti base.

(Fonte: Bloomberg)