Mps: titolo -70% in sei mesi, Tesoro vuole essere pagato in contanti

1 Luglio 2016, di Alberto Battaglia

MPS non potrà pagare i restanti 45,9 milioni di euro dovuti al ministero dell’Economia e del Tesoro (Mef) sotto forma di azioni, come già fatto in passato: il pagamento dovrà avvenire in cash. Sotto il controllo statale, in seguito al pagamento in azioni dei famosi Monti bond emessi per il salvataggio dell’istituto senese, c’è già il 4% del capitale di Mps: data la forte crisi del titolo, i contribuenti ci hanno già rimesso 200 milioni di euro.

Dal primo luglio 2015, data in cui il Mef è entrato in possesso della quota azionaria di Mps il valore è sceso da 240 a 40 milioni; nell’arco dell’ultimo anno il titolo Montepaschi ha ceduto quasi il 70%

Il futuro dello storico istituto senese resta assai incerto: manca un mese al nuovo “stress test” della Banca centrale europea, che metterà sotto la lente, fra le altre banche europee, anche Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi e Banco Popolare.

Cosa succede se Mps dimostra nuove carenze di capitale? Come scrive Mario Sensini sul Corriere, “un deficit di capitale acclarato dagli stress test precluderebbe la garanzia pubblica sulla liquidità” concordata fra il governo e la Commissione Ue.

I 150 miliardi che lo stato potrebbe muovere a garanzia di emissioni obbligazionarie da parte delle banche in caso di “crisi straordinarie” sfruttano un’eccezione già contenuta nella direttiva Brrd sul bail in; tuttavia la garanzia statale non potrebbe essere garantita a istituti in dissesto.

Per questo in caso di bocciatura nel test Bce, “la banca dovrebbe varare un aumento di capitale ed il Tesoro potrebbe garantire anche una quota dei privati notificando l’operazione alla Ue”. Altrimenti il rischio sarebbe quello di una nuova procedura di bail-in a danno di azionisti e obbligazionisti dell’istituto.