MORTE DI UN COMMESSO INTEGRATORE: FINMATICA

20 Settembre 2001, di Redazione Wall Street Italia

Specializzata nello sviluppo, installazione di applicativi e nell’integrazione di sistemi di rete aziendale, Finmatica è rappresentativa del modello/generazione economica dell’informatica degli ultimi 10-15 anni caratterizzato da grandi integratori/broker di tecnologie software e da outsourcer di infrastrutture (hardware, reti aziendali), quali interpreti e ambasciatori locali di giganti come Microsoft, Novell, Oracle, Compaq, Cisco e Nortel Networks.

Attivo da più di 30 anni, il gruppo bolognese amministrato da Pierluigi Crudele ha costruito la sua fortuna sulla distribuzione di “gestionali” rivolti a enti e istituzioni, in particolare sanitarie e bancarie. Più recentemente, la società, pressata dall’incombere di soluzioni di e-business e networking, ha diversificato la sua offerta di servizi e soluzioni di Information communication technology (ICT) estendendola al segmento dell’utenza aziendale.

Dai €60 di un anno fa, il titolo dell’azienda bolognese è lentamente regredito all’attuale quotazione di €8,2 (poco prima della tragedia americana si aggirava intorno ai €13) per diversi motivi di ordine finanziario ed economico.

Malgrado il ridimensionamento, il titolo rimane caro, gravato com’è da un rapporto prezzo/ utile di 53.
Inoltre, il contesto finanziario dei tecnologici (già provato da una fisiologica saturazione della domanda) dopo i fatti americani appare essere irrevocabilmente segnato fino al secondo trimestre dell’anno prossimo.

Il “forfait” delle banche, tra le più colpite dalla crisi politico-finanziaria, dovrebbe tuttavia essere controbilanciato dall’opera di informatizzazione delle amministrazioni pubbliche voluta fermamente dall’attuale governo italiano.
Di conseguenza, nel medio termine il titolo dovrebbe sostanzialmente riattestarsi sui valori ante crisi €12-€14.

Più specificatamente, il contesto tecnologico-economico vede Finmatica (come i grandi integratori) compressa tra l’incudine dei sistemi Sap distribuiti dai vari Accenture, Deloitte and Touche, Ernst&Young ecc. e il martello delle più aperte e universali soluzioni di e-business dei nuovi protagonisti del networking assistito.

I pochi spazi concessi dai primi, identificabili per esempio nelle piccole-medie imprese appesantite da rigidi ed eterogenei sistemi Erp (Enterprise resource planning), potrebbero essere direttamente aggrediti dai secondi (Network Application Service provider)

I grandi utenti aziendali, invece, ingessati dai tempi e costi appena sofferti per il “rodaggio” dei sistemi Erp, non avrebbero fretta di spostarli sul protocollo Ip (Internet protocol); la loro complessità è inoltre tale da indurli ad affidare il loro eventuale “upgrading virtuale” ai loro installatori originali (i grandi consulenti direzionali).

Alla concorrenza di Asp (application service provider) e di talune web agencies con modelli di business giustificati dal carattere aperto e standard delle applicazioni di rete, si aggiungono gli Isp minori, in fuga dal business troppo competitivo della connettività pura e alla ricerca di nuove voci di reddito all’insegna del valore aggiunto (i servizi puramente infrastrutturali dovrebbero rimanere una prerogativa reddituale dei grandi carrier internazionali di fibra ottica).

Il presidio locale dei venditori locali di software potrebbe inoltre pregiudicare un’eventuale espansione di Finmatica a livello nazionale. Infatti la società è sbilanciata nella regione emiliano-romagnola; le sedi di Legnano e Catanzaro dipendono da pochi clienti.

Una via di uscita per Finmatica, potrebbe essere l’accentuazione della sua storica verticalità in ambito amministrativo-sanitario (l’unica a poter essere “esportata” fuori dai confini regionali) e il presidio del territorio locale con servizi e soluzioni di networking rivolti all’utente aziendale.

L’imminente crisi dei produttori di software, in particolare gestionale “off line”(quale probabile anello ribassista di tutto il comparto Ict), potrebbe trascinare il titolo al di sotto dei €5 euro con punte massime di €7-€8 se e quando l’azienda riuscirà a riportare il P/E a livelli economicamente accettabili, evidentemente ben lontani da quelli alla origine dell’attuale capitalizzazione di €363 milioni.

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*Ettore Iannelli è un analista di marketing strategico del settore telecomunicazioni.