Morgan Stanley: Brexit, impatto su azionario, euro e sterlina

14 Giugno 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Morgan Stanley valuta e calcola i danni che il concretizzarsi eventuale di uno scenario Brexit – ovvero per appoggiare o meno l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea – avrebbe sui mercati finanziari, ma anche valutari, concentrandosi in particolare sulle ripercussioni sulla sterlina e sull’Brexit, ovvero per appoggiare o meno l’uscita del Regno Unito dall’euro.

Il rischio che il Regno Unito sbatta la porta per sempre all’Ue è considerato dagli analisti della banca americana pari al 30%. Sulla base di questo presupposto, così come dimostrato nella tabella, Morgan Stanley ritiene che diversi asset “riflettono un premio sul rischio rispetto a quello che noi reputiamo giustificato”. Ovvero, diversi investitori non starebbero calcolando a sufficienza l’incidenza che lo scenario potrebbe avere su diversi asset.

Nel caso di trionfo del “voto Leave”, ovvero uscire dall’Ue, la sterlina e l’euro sarebbero fortemente colpiti. La sterlina:

“si indebolirebbe immediatamente in caso di vittoria del fronte Leave, ma entro la fine dell’anno crediamo che l’euro possa indebolirsi ancora di più”. Il punto è che il rapporto di cambio GBP/USD , sebbene a ritmi decisamente minori, scenderebbe anche in caso di vittoria del fronte opposto, così come sempre in caso di vittoria del “Remain”, decisamente scarsi sarebbero i guadagni dell’euro-dollaro e dell’euro-sterlina.

Sull’azionario, l’indice europeo scenderebbe -15% in caso di vittoria del Leave e salirebbe +5% in caso di vittoria del Remain. In ogni caso, secondo Morgan Stanley, Wall Street è un mercato azionario su cui è meglio posizionarsi, al momento.

La banca scrive anche che i programmi di acquisti di corporate bond da parte della Bce hanno di per sé già ridotto la reattività delle obbligazioni societarie al fenomeno Brexit, fattore che rende i debiti corporate dell’Europa “i più equilibrati nel loro rapporto rischio/premio”. Detto questo, il nuovo bazooka di Mario Draghi non ha smorzato del tutto i rischi del Brexit.

Tutto ciò, mentre poche ore fa la volatilità della sterlina nei confronti dell’euro è balzata ai massimi storici, al 26%, superando il record precedente del 25% circa, testato ai tempi della crisi finanziaria globale.

Da segnalare che gli investitori non sono mai stati così preoccupati per il futuro della sterlina dai tempi del crac di Lehman Brothers, con i cds (credit default swap) per assicurarsi contro eventuali forti oscillazioni della sterlina che sono balzati nella sola sessione odierna +4,3%.

La sterlina è inoltre scivolata al di sotto della soglia di $1,41 per la prima volta in due mesi.

A scatenare il sell off,  i risultati del sondaggio di TNS, da cui emerge che il fronte del “Leave” (lasciare l’Ue) ha “un margine significativo” di vantaggio, con una percentuale di suoi sostenitori al 47%, contro il 40% di chi è a favore di rimanere. Il 13% degli elettori è ancora indeciso.