Moody’s vede Italia e Spagna fuori dal tunnel entro il 2013

21 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Italia, Spagna e Portogallo potrebbero uscire dalla difficile situazione in cui si trovano entro il 2013, mentre la Grecia e l’Irlanda potrebbero avere bisogno fino al 2016 per ristabilire le proprie finanze. E’ quanto si legge in un report di Moody’s, secondo cui i cinque paesi hanno gia’ messo in atto le misure difficili ma necessarie per uscire dalla crisi.

Con i paesi dell’Eurozona che continuano a introdurre riforme strutturali e aggiustamenti ai bilanci, per razionalizzare la spesa e ridurre i costi, dopo una serie di downgrade arriva una nota positiva da parte di una delle principali agenzie di rating. Secondo l’ultimo report di Moody’s i paesi dell’area euro sono ormai a metà strada dall’introduzione delle riforme necessarie per correggere quegli sbilanciamenti strutturali causa della crisi del debito.

“Sono già stati presi dei provvedimenti importanti, sia nella periferia, sia nei paesi core, per correggere gli sbilanciamenti causa dell’attuale crisi del debito. In alcuni casi decisioni davvero forti”, scrivono nel report gli analisti di Moody’s, tra cui l’economista capo debiti sovrani Lucio Vinhas de Souza. “Siamo ormai a metà strada”.

Nonostante l’agenzia di rating veda dei miglioramenti nella bilancia commerciale e nella competitività della forza lavoro, crede che i governi non debbano ora adagiarsi e diminuire l’intensità degli interventi, ma continuare in questa strada di riforme e di aggiustamenti interni.

“Un confronto con le crisi affrontate dalla Svezia e la Finlandia negli anni ’90 dimostra che l’eliminazione di fattori di sbilanciamento, che hanno portato la periferia verso questa situazione di instabilità, richiederà ancora parecchio tempo, anni. Il confronto rafforza inoltre la visione secondo cui sono necessarie riforme strutturali per raggiungere l’obiettivo finale di un ritorno a una situazione sostenibile”.

Tra i miglioramenti citati da Moody’s il calo del costo della forza lavoro -5,9% dai massimi in Spagna, -7,8% e -13,7% rispettivamente per Grecia e Irlanda. Questo ha aiutato il settore produttivo e le aziende esportatrici. Le aziende più competitive si sono dimostrate essere quelle capaci di sostenere elevati livelli di produzione seppure riducendo il numero dei lavoratori.

Bollino rosso per l’Italia, che non è riuscita a ridurre il deficit commerciale, il costo della manodopera e non ha migliorato i fattori di competitività.