Monti-sindacati: salta l’accordo. Tre scioperi in una settimana

12 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Disagi oggi e nei prossimi giorni per tre scioperi indetti per protestare, tra l’altro, contro la manovra da oltre 30 miliardi del governo di Mario Monti. Anche i medici si chierano contro la manovra, indicendo uno sciopero per lunedì 19: “I soliti noti non sono disposti a pagare da soli il peso del risanamento, serve maggiore equità”.

Si parte oggi con l’agitazione unitaria indetta da Cgil, Cisl e Uil per tre ore contro il decreto “Salva-Italia” di Monti e in particolar modo contro la deindicizzazione delle pensioni sopra i 1.000 euro e contro il repentino aumento dell’età di pensionamento.

Le modalità variano da città a città: a Genova è già in corso un corteo per le vie del centro mentre presidi sono attesi per il pomeriggio a Roma e Milano.

Manifestazioni anche a Firenze, in mattinata, e in Campania, dove sono previsti presidi davanti alle prefetture di Napoli, Salerno, Avellino, Benevento e Caserta.

TRENI E TRASPORTO PUBBLICO

Giovedì e venerdì sarà la volta dei lavoratori delle ferrovie e del trasporto pubblico che manifesteranno a sostegno della vertenza per la sottoscrizione del nuovo contratto della mobilità, “rimasta irrisolta e aggravatasi con i tagli ai finanziamenti al trasporto locale ed al cosiddetto servizio ferroviario universale, a causa delle disposizioni del governo Berlusconi”, come si legge in una nota.

Nell’ambito di questa agitazione – proclamata da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa Trasporti, Faisa e Fast – incroceranno le braccia giovedì 15 dicembre tutti gli addetti ai bus che effettuano i servizi extra-urbani mentre venerdì 16 la protesta interesserà il personale di bus, metro e tram dei servizi urbani.

Gli addetti al trasporto ferroviario si fermeranno dalle 21 del 15 dicembre alla stessa ora del 16.

DIPENDENTI PUBBLICI IL 19 DICEMBRE

La settimana prossima invece – lunedì 19 dicembre – sarà la volta dei dipendenti del pubblico impiego che si asterranno dal lavoro per otto ore per protestare contro la manovra del governo Monti.

Anche in questo caso si tratta di uno sciopero unitario contro la manovra considerata “fortemente iniqua per lavoratori dipendenti e pensionati e che sconta l’inaccettabile assenza di confronto con le parti sociali”.

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Roma – Un incontro ”per noi del tutto insoddisfacente”. E allora ”lo sciopero e’ confermato”. Come ampiamente previsto il ‘confronto informale’ a Palazzo Chigi fra il governo e i sindacati si e’ chiuso con ognuno sulle proprie posizioni: Cigl, Cisl, Uil e Ugl da una parte a chiedere maggiore equita’ in una manovra’ piu’ volte definita ”iniqua e ingiusta” e dall’altra l’esecutivo a difendere le proprie scelte, argomentandole con la paura della speculazione dei mercati e di nuovi balzi dei tassi di interesse.

Dal premier Mario Monti, ha spiegato il leader della Cgil, Susanna Camusso, al termine di un incontro protrattosi quasi inaspettatamente oltre le due ore, e’ arrivato ”un impegno un po’ generico” a tener conto di quanto chiesto dal Parlamento e dai sindacati. Inoltre, ”Se la soluzione si chiama indicizzazione e Imu non risponde alle richieste che abbiamo fatto”.

Il segretario della Uil, ha motivato ancora meglio le ragioni della conferma della protesta: ”dalle argomentazioni usate sul perche’ non potevano fare diversamente, non possiamo dedurre che questa idea della valutazione delle nostre proposte sia foriera di grandi speranze”.

Confermata quindi domani la protesta di tre ore (saranno otto per la Fiom che si ferma anche contro la Fiat), oltre a presidi davanti al Parlamento per tutta la durata della discussione sulla manovra e di fronte alle prefetture delle citta’ d’Italia. Le proteste andranno avanti nei prossimi mesi in quello che, ipotizza Bonanni, senza concertazione ci potrebbe essere ”un percorso di guerra”, nel quale ”la politica sara’ in difficolta’ e dovra’ ricorrere al voto di fiducia”. Pagano sempre i soliti, hanno ribadito i sindacati, lavoratori e pensionati a reddito fisso, colpiti anche dal rincaro dei carburanti e delle addizionali.

”Ancora una volta due pesi e due misure”, hanno sottolineato. C’e’ la condivisione da parte dei sindacati della ”condizione grave in cui versa il Paese”, ma la soluzione non e’ quella proposta. Dall’altra parte del tavolo, pero’, la posizione rimane ugualmente immutata: come spiega il comunicato ufficiale al termine dell’incontro, l’esposizione del governo ”ha preso le mosse dalla situazione di estrema emergenza finanziaria ed economica” in cui si trova il Paese e ha ”ribadito l’imperativo di mantenere invariati i saldi” della manovra ”nonche’ la composizione e la natura strutturale dei provvedimenti”. Le Borse domani non scioperano ed e’ in vista un’importante asta di Bot. Non a caso lo stesso Angeletti ha ammesso: ”Il governo ci ha spiegato che esiste il problema dei mercati e bisogna recuperare credibilita”’ per pagare meno interessi e ridurre l’onere del debito pubblico.

MONTI A SINDACATI, ESTREMA EMERGENZA MANOVRA NON CAMBIA – La situazione e’ di ”estrema emergenza” ed e’ dunque prioritario per il paese che i saldi ma anche composizione e natura strutturale del decreto restino invariati. Mario Monti, durante l’incontro con i sindacati, erige un muro a difesa del pacchetto varato dal governo. La preoccupazione del presidente del Consiglio e’ soprattutto per i mercati. Il governo, soltanto la prossima settimana, dovra’ collocare circa dieci miliardi in titoli di Stato e deve a tutti costi farlo a tassi sostenibili per le finanze pubbliche. Il vertice di Bruxelles, pur con i suoi passi avanti, non ha infatti messo al riparo l’Italia dalla speculazione e le prossime settimane rischiano di essere decisive.

Ecco perche’ il governo intende tenere la barra dritta e se qualche ritocco al decreto ci sara’ potrebbe essere davvero minimo e relativo solo al capitolo delle pensioni (forse con un inasprimento dei sacrifici per quelle piu’ alte che consenta un alleggerimento del congelamento di quelle piu’ basse), mentre sull’Imu l’ipotesi al momento e’ quella di non modificare nulla, nonostante le richieste in questo senso soprattutto da parte del Pdl. Quando Monti riceve a palazzo Chigi le quattro sigle sindacali piu’ importanti e’ affiancato dal ministro del Welfare, Elsa Fornero, dal vice ministro Vittorio Grilli, dal ministro dei Rapporto con il Parlamento, Piero Giarda e dal sottosegretario Antonio Catricala’. Il primo a parlare e’ il premier. Ci tiene a fornire maggiori ragguagli su alcuni ”elementi di equita”’ contenuti nel decreto.

L’intento e’ quello di precisare e chiarire alcuni aspetti che a suo giudizio non sono stati valutati a pieno da parte dei sindacati. La premessa e’ quella di sottolineare ”la situazione di estrema emergenza finanziaria ed economica che ha investito il paese all’interno di una piu’ vasta crisi europea”. Detto cio’, il professore ribadisce che ”l’imperativo” e’ quello di mantenere ”i saldi” della manovra invariati cosi’ come ”la composizione e la natura strutturale dei provvedimenti”.

Il premier ricorda che dopo i sacrifici ci saranno spazi per lavorare sulla crescita attraverso ”misure per completare il percorso delle riforme avviate”. Monti si congeda dai sindacati ripromettendosi di riflettere sulle richieste presentate, ma – come spiegano i sindacalisti uscendo – nessuno si illude troppo sulla possibilita’ e che il governo tenga effettivamente conto delle loro proposte. Il presidente del Consiglio, recita comunque il comunicato del governo, ”ha ascoltato attivamente” e ”rendera’ note le sue determinazioni nel piu’ breve tempo possibile”. L’impressione, pero’, e’ che i margini di manovra siano decisamente ristretti e che possano appunto rivolgersi solo al fronte pensionistico. Ma non e’ neanche detto che la platea delle pensioni non congelate si possa ampliare subito visto che e’ possibile che un simile intervento si faccia solo in un secondo momento.