Monti difende l’euro. “Le banche italiane comprino Btp”

8 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Domani volerà a Washigton per incontrare il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Oggi Mario Monti, il premier italiano, fa il punto dalle pagine del Wall Street Journal, sulla stato di salute della moneta unica. Con quel “l’euro ha dimostrato di essere una valuta solida, malgrado la crisi del debito.

Altri paesi la adotteranno nei prossimi cinque anni”, manda un segnale forte e chiaro al club degli euroscettici, sempre più rassegnati a un fallimento sulle sponde dell’Egeo. Lui che ha proposto un mese fa l’introduzione di norme più severe per incoraggiare la crescita economica e la concorrenza nel Vecchio Continente, torna a ribadire la crescente convinzione da parte anche dei politici europei sulla bontà di assumere politiche di rigore.

“L’Europa non sarà un bel posto dove vivere nei prossimi cinque anni a cominciare da ora, se non risolviamo il problema di come tornare a crescere”, è il nocciolo del suo ragionamento. Da qui la considerazione che “dobbiamo cercare fin da adesso di capire che tipo di crescita sarà quella che emergerà da un’Unione che sarà fiscalmente unita”.

Il riferimento è al Fiscal Compact, il nuovo patto fiscale recentemente adottato per garantire alla zona euro una maggiore disciplina di bilancio come chiesto dalla Germania, “che però deve fare di più per liberalizzare la propria economia, al fine di potenziare la crescita sia interna sia europea”.

“La crisi dei debiti dell’Eurozona ha riportato alla luce nazionalismi economici”, ha ribadito al canale tv Pbs, aggiungendo che alcuni istituti di credito, “nonostante si condivida una moneta comune, hanno nettamente ridotto le loro esposizioni verso altri paesi, esacerbando la situazione sul mercato dei debiti sovrani”. Una ragione per fare la differenza e per spronare le banche italiane a comprare più Btp.

La proposta di Monti si spinge oltre, chiedendo l’applicazione di sanzioni da parte dell’Authority ai paesi europei che violano i principi del mercato unico. L’ex capo dell’Antitrust europeo porta ad esempio il caso italiano, segnalando che i sacrifici di Roma apriranno la strada a nuovi posti di lavoro e a un’economia più forte.

Nell’Europa alle prese con un nuovo salvataggio per la Grecia e alla messa in sicurezza di Italia e Spagna, molti economisti continuano a invocare la Germania come ancora di salvezza. “E’ inutile – conclude Monti – cercare di convincere Berlino a fungere da locomotiva d’Europa. Queste idee hanno una loro validità, ma non sono l’argomento vincente”. Risultati si otterrebbero invece se si spingesse la Germania a liberalizzare la propria economia, dando il massimo. Solo in questo modo anche l’Eurozona avrebbe un suo tornaconto.