Money manager: ecco perche’ non si puo’ parlare di recessione

23 Agosto 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Nei prossimi sei trimestri i paesi sviluppati saranno caratterizzati da una crescita positiva, anche se inferiore alle loro potenzialità e per questo non si puo’ parlare di recessione.

Secondo l’analisi Market Express preparata da ING Investment Managing, per i gestori, anche se i rischi sono aumentati, c’e’ piu’ di un motivo per cui ancora non si può parlare di recessione. Attualmente, la probabilità di una seconda recessione (double dip) oscilla tra il 30 e il 40%.

Non tutte le nuvole si traducono in pioggia. Le cause principali del rallentamento dell’eocnomia mondiale e dell’avversione al rischio sui mercati sono le difficolta’ incontrate dai consumi delle familgie e dal settore finanziario. In particolare per quanto riguarda la leva sul credito. Ciononostante i paesi dell’area euro, cosi’ come i mercati in via di sviluppo, stanno un calo della domanda proveniente dall’esterno.

Le due ragioni principali dietro a un fenomeno di questo tipo solo gli shock del caro petrolio (a febbriao, marzo e aprile) e il disastro in Giappone, entrambi fattori che hanno inflitto un duro colpo alle economie delle nazioni industrializzate.

Inoltre sono sempre maggiori i timori circa l’incompetenza delle autorita’ politiche da entrambe le parti dell’Atlantico, tanto che sia Obama che Merkel rischiano l’ammutinamento in patria. Sono tante le sfide che si pongono davanti al loro cammino.

In Usa non sono ancora riusciti a trovare una soluzione a lungo termine per restringere il deficit pubblico (e per poco non fallivano anche nel tentativo di innalzare il tetto sul debito a breve termine), mentre in Europa il rischio sistemico e’ aumentato.

Di conseguenza l’avversione al rischio e’ cresciuta in maniera considerevole nelle ultime settimane. Cio’ apre potenzialmente la porta a un gap autoalimentato tra le condizioni finanziarie reali e da una parte la fiducia nelle autorita’, mentre dall’altra la crescita.

Ma quello di cui l’economia ha bisogno e’ un sostegno politico (misure di stimolo salutari) e non di austerita’, in particola durante il processo di deleverage. Sfortunatamente le politiche fiscali nella maggior parte dei paesi industrializzati saranno rese piu’ restrittive. In particolare negli Stati Uniti.

Intanto la Fed ha segnalo che terra’ i tassi vicino allo zero fino alla meta’ del 2013. Un nuovo round di misure di allentamento monetario straordinarie (QE3) e’ ora una possibilita’ sempre piu’ evidente. Da parte sua, la Bce ha fatto ricorso alle armi pesanti, aumentando i rifornimenti di liquidita’ illimitata ancora una volta e non alzera’ i tassi quest’anno.

In Usa alcuni dati macro hanno iniziato a dare segnali positivi. Dimostrando che l’impatto del rincaro del greggio e del terremoto e tsunami giapponese si e’ affievolito. Questo dovrebbe aiutare a crescere i redditi reali e alcuni segmenti del settore industriale.

IUnoltre l’occupazione e le spese di capitale e di beni durevoli e’ dio molto sotto i livelli pre recessione. C’e’ pertanto spazio per un rialzo ed e’ difficile che cali come avvenne nel 2008, quando il settore privato era in preda al panico.

I mercati azionari hanno bisogno di un’affermazione del miglioramento della situazione macro prima di spingersi al rialzo dopo un agosto molto negativo sin qui. Le questioni calde indispensabili per vedere un rally delle borse sono la crescita economica mondiale e una soluzione comprensiva alla crisi del debito sovrano.

Fortunatamente le societa’ sono in buona salute. E le posizioni liquidite e i bilanci molto solidi delle imprese (i gruppi americani possono contare su 1.500 miliardi di dollari di asset liquidi a bilancio) offrono un cuscino importante, in particolare per quanto riguarda le operazioni di buy back e i pagamenti dei dividenti agli azionisti. I livelli delle scorte sono bassi e i margini di profitto sono a cifre storicamente molto alte. Anche nell’eventualita’ di un rallentamento dell’economia, secondo ING questi elementi non dovrebbero implodere. Detto cio’ il consiglio e’ rimanere difensivi, perche’ i mercati rimarrano molto nervosi ancora per un po’

Nel dettaglio, le azioni di qualita’ e a grande capitalizzazione (meno cicliche e meno rischiose) sono preferite alle altre. Da mettere in portafoglio anche i titoli con prosettive di crescita buone (come quelle che hanno mostrato una resistenza notevole sul fronte degli utili) e qualunque gruppo che ha una strategia di alti dividendi. In particolare quest’ultimo fattore offre una ghiotta opportunita’ in un contesto di bassa crescita e bassi tassi di interesse, perche’ il rischio di un abbassamento della cedola e’ molto limitato, visto i livelli elevati di cash e reddittivita’.