Mondo, Fmi: Raffreddore Usa e influenza globale

6 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

“Un raffreddore negli Stati Uniti può trasformarsi in un’influenza per il resto del mondo”. Così, con una metafora globale, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) lancia l’allarme Usa per l’economia di tutti i Paesi. Nell’Outlook Economico che sarà presentato ufficialmente la prossima settimana a Washington, di cui sono stati resi noti i capitoli 3, 4 e 5, gli esperti Usa spiegano che “un rallentamento dell’economia Usa può avere un impatto a catena sulle economie sia dei Paesi industrializzati che su quelle dei Paesi in via di sviluppo. Con particolare effetto sulle aree più legate in termini commerciali e finanziari al Nuovo Continente”. Secondo il Fondo, infatti, “con un rallentamento provocato soprattutto alla frenata del mercato immobiliare nazionale gli effetti sono stati limitati. Tuttavia, se il rallentamento del mercato immobiliare si diffonderà ai consumi e agli investimenti industriali allora l’impatto fuori confine potrebbe essere maggiore in maniera significativa, anche se ancora gestibile”.
Il Fondo elenca una serie di ragioni per cui i rischi di una recessione Usa potrebbero amplificarsi al mondo intero: primo tra tutti il fatto che la correzione del mercato immobiliare si prevede più forte del previsto; in secondo luogo, questa sarà amplificata dal fatto che gli Usa sono ancora il cuore del sistema finanziario internazionale; terzo fattore: gli Usa sono ancora la maggiore economia mondiale; infine, il fatto che le cinque maggiori economie emergenti contano solo per un quarto in base alla parità del potere di acquisto e, quindi, non possono rimpiazzare gli Usa come motore di crescita globale. L’istituto di Washington, quindi, suggerisce ai Paesi il “decouple”, ovvero il distacco dall’economia Usa per sostenere una crescita forte. Inoltre la politica monetaria, suggerisce il Fmi, “dovrebbe essere ben posizionata per controbilanciare il potenziale effetto di contrazione sull’economia”.
Secondo gli esperti del Fondo Monetario Internazionale, poi, la globalizzazione fa bene ai Paesi sviluppati, ma penalizza l’occupazione: l’utilizzo, la mobilità e l’ingresso nelle economie di mercato dei lavoratori dei Paesi emergenti “ha prodotto l’aumento dei compensi nelle economie avanzate facendo salire la produttività, abbassando i costi di produzione e facendo crescere le possibilità d’esportazione”. Tuttavia, ha anche determinato una contrazione della fetta degli occupati del 7 per cento nell’ultimo ventennio. Secondo gli esperti del Fondo Monetario Internazionale, il declino nei prezzi dei beni commerciali negli ultimi 25 anni, legato alla globalizzazione, ha generato un rialzo del 6 per cento, sia in termini di produzione sia di compensi reali nelle economie sviluppate. Quanto ai Paesi emergenti, i salari sono saliti rapidamente negli ultimi anni. La forza lavoro effettiva globale si è quadruplicata negli ultime due decenni in particolare grazie all’integrazione di Cina, India e dei paesi dell’Est Europa, mentre il trend, rileva l’Fmi in uno dei capitoli del World Economic Outlook, sembra destinato a raddoppiare in termini numerici entro il 2050.
La globalizzazione, pur rappresentando “una spinta importante nel sostenere la crescita mondiale, richiede nuove attenzioni nelle politiche delle economie avanzate mirate a migliorare le regole di funzionamento del mercato del lavoro”. Quanto alla delocalizzazione produttiva, il rapporto osserva che l’outsourcing di fasi di produzione ad aziende fuori dai confini nazionali è in realtà di entità minore a quanto ritenuto, rappresentando solo il 5 per cento della produzione lorda delle economie avanzate. Tra le sfide per ottimizzare benefici della globalizzazione e progressi tecnologici, l’Outlook del Fondo sottolinea la necessità di migliorare il funzionamento del mercato del lavoro con politiche che “riducano il costo del lavoro stesso” e aumentino le possibilità di movimento dei lavoratori “da aree dall’economia in declino a quelle in espansione. In più, il rapporto pone l’accento sull’aumento dell’accesso “all’educazione e a nuovi training” e sulla garanzia per “un’adeguata protezione ai lavoratori durante le fasi di aggiustamento”.