Mondo: Finmeccanica, 60% ordini esteri nel 2008

23 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

“Nel 2008 la previsione è che la componente nazionale degli ordini di Finmeccanica scenda al 40 per cento e che il rimanente 60 per cento si distribuisca in parti uguali tra Regno Unito, resto d’Europa, Stati Uniti e resto del mondo”. Lo dichiara il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, ieri mattina alla facoltà di ingegneria dell’Università di Genova, nella sua lectio magistralis pronunciata dopo aver ricevuto la laurea Honoris causa in Ingegneria gestionale.
“Ormai – spiega il vertice – non si può più ragionare in termini nazionali o regionali: bisogna pensare in modo globale sia in termini commerciali sia, e forse ancora di più, in termini di presenza industriale. Per questo, oltre che nel Regno Unito e negli Stati Uniti, Finmeccanica ha investito in siti produttivi in Francia, Russia, Libia, Romania, Cina, Australia, India e ha allargato la sua presenza commerciale a tutti e cinque i continenti. Un indice del grado di internazionalizzazione del gruppo -prosgue Guarguaglini – è dato dalla provenienza geografica degli ordini: nel 2004 oltre l’80 per cento proveniva da programmi nazionali o da partecipazioni a programmi di cooperazione; nel 2005 questa quota è scesa al di sotto del 50 per cento”. Guarguaglini spiega anche che la strategia adottata da Finmeccanica per crescere consiste nel risolvere le joint venture paritetiche puntando all’acquisizione dell’intero pacchetto azionario ove possibile ed evitare la frammentazione in attività in cui non si raggiungono masse critiche insufficienti. “Nel 2002 – ricorda – Finmeccanica era un gruppo di dimensioni ridotte rispetto ai suoi competitori internazionali e quindi non era in grado di investire a sufficienza in tecnologia e innovazione, cosa che la rendeva poco competitiva. Inoltre, anche se cercava di proporsi a livello europeo e di prendere parte al processo di riorganizzazione dell’industria dell’aerospazio e della difesa – continua – lo faceva con poca efficacia. Aveva partecipato, infatti, alla creazione di alcune joint venture internazionali, per lo più su base paritetica, ma sempre in posizione di debolezza, sia perché il cliente finale straniero pesava più di quello italiano, sia perchè i partner industriali erano più forti e la relegavano in un ruolo subalterno”.
Ora, afferma Guarguaglini, il secondo mercato domestico per Finmeccanica è il Regno Unito, dove operano oltre novemila addetti e in un mercato come quello degli Stati Uniti Finmeccanica cresce anche grazie all’eccellenza raggiunta dalle aziende del gruppo in alcuni settori innovativi, per esempio quello dei materiali compositi.
Il manager dice anche che “se non si vuole perdere la propria identità, è necessario tenere vive le proprie radici. Proprio come ha fatto Finmeccanica che, anche attuando una strategia di forte internazionalizzazione, ha voluto mantenere e rafforzare le proprie attività in ambito nazionale, mentre cresce e si sviluppa nel mondo”.