Mondiali: il Sudafrica un miracolo economico. Ma puo’ fare meglio

10 Giugno 2010, di Redazione Wall Street Italia

Con i Mondiali di Calcio che inziano oggi, quale momento migliore per dare uno sguardo all’economia della nazione ospitante, il Sudafrica? Ancora una volta potrebbe essere una manifestazione sportiva ad accompagnare la rinascita del Paese.

Anche se non avra’ la valenza politica che ebbe la coppa del mondo di rugby del 1995 in cui la squadra nazionale degli Springboks aiuto’ la riunificazione spirituale del Paese – per la gioia di Nelson Mandela che tanto investi’ nell’evento sportivo, come raccontato con maestria nel film di Clint Eastwood “Invictus” – avra’ certamente un’importanza economica senza precedenti.

Gli organizzatori della manifestazione sportiva che si concludera’ tra un mese esatto, l’11 luglio, sono convinti che i Mondiali attireranno nel Paese africano 2,7 milioni di spettatori nelle nove citta’ dove si terra’ la competizione e in generale oltre 10 milioni di turisti quest’anno. Le centinaia di migliaia di fan porteranno nelle casse dello stato circa 2 miliardi di dollari e creeranno migliaia di nuovi posti di lavoro.

Ma quella della Nazione Arcobaleno e’ gia’ una storia di successo (anche se e’ ancora presto per parlare di una crescita economica forte e duratura), in barba ai pessimisti che nel 1994 hanno predetto che la salita al potere della maggioranza nera (79.3% della popolazione) avrebbe portato ben presto ad una fase di declino istituzionale ed economico e anche a quelli che temevano che il carisma e l’approccio improntato alla cautela dei nuovi leader non avrebbero rispettato le attese. In particolare si dubitava che la casta politica fosse in grado di contenere la frustrazione della gente. Ebbene, costoro si sbagliavano di grosso.

I leader degli anni novanta e duemila sono riusciti a trovare il giusto mix, abbinando a un insieme di regole finanziarie ortodosse (in primis la riorganizzazione delle finanze pubbliche incominciata nel 1995), il passaggio del potere economico alla classe media nera e un discreto livellamento della ricchezza, tenendo sempre un occhio di riguardo ai piu’ svantaggiati. In condizioni democratiche genuine, che molti Stati europei farebbero bene ad invidiare, il Sudafrica e’ riuscito a diventare una forza trascinatrice dell’intero continente africano.

Tuttavia va sottolineato che il divario tra ricchi e poveri e’ ancora ampio e che la crescita non prendera’ il largo finche’ il problema degli alti livelli di disoccupazione non verra’ risolto. Il tasso era pari al 24.3% nel dicembre del 2009. L’integrazione naturale della societa’ sudafricana e’ avvenuta a tutti i livelli dell’economia, che in alcuni settori e’ degna del “Primo Mondo” (finanziario, minerario e in alcuni casi nei servizi), ma in altre attivita’ e’ ancora poco competitiva (agricoltura e manifatturiero).

Se da un lato l’amministrazione ha rinnovato il vecchio sistema economico, che consisteva di un alto grado di ingerenza governativa, alcuni dei suoi annosi problemi rimangono ancora. Oltre al tasso di disoccupazione piu’ alto del mondo, molti cittadini possono ancora contare su un aiuto sociale statale.

La lotta all’inflazione resta una priorita’, anche se i prezzi sono scesi al 4.8% dal 13.7% toccato durante la crisi finanziaria. Gran parte del calo puo’ essere attribuito ad una riduzione dei prezzi dell’energia all’interno del Paese.

Non sembra un caso che l’economia sudafricana sia dunque un racconto di due mondi diversi. Da una parte un Paese sviluppato e dall’altra una meta’ composta dal minimo indispensabile in termini di infrastrutture.

Questa distribuzione irregolare ha portato inevitabilmente ad un notevole divario di reddito tra ricchi e poveri, senza una vera classe media. Quasi la meta’ dei cittadini sta tuttora rendendo meno di 2 dollari al giorno, e ben il 18% della popolazione e’ affetta dal virus dell’HIV.

Nonostante un gruppo di Paesi importatori diversificato, l’economia del Sudafrica potrebbe subire un rallentamento se la domanda di materie prime dovesse scendere, come gia’ successo nella maggior parte delle crisi del passato.

Importando risorse nel Sudafrica, Stati Uniti, Giappone, Germania e Cina forniscono tutte afflussi di valuta estera nell’economia della nazione africana. Con quasi un terzo del suo PIL proveniente dal settore industriale, al Sudafrica e’ toccata in sorte una quantita’ di risorse naturali che la maggior parte dei Paesi fratelli africani si sogna: il 90% del platino di cui finora si conosce l’esistenza, il 40% dell’oro mondiale, l’80% del manganese del pianeta e grandi riserve di diamante e carbone.

Qui di seguito e’ spiegato come fare, da investitori e money manager, ad accedere al promettente mercato sudafricano, scommettendo su un balzo ulteriore della crescita questa volta drogato non da diamanti e oro, bensi’ dal cuoio di un pallone da calcio.

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