Mondiale, Germania annienta il Brasile

8 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

BELO HORIZONTE (WSI) – Brasile-Germania, non servono molte parole. Allo stadio Mineirao di Belo Horizonte e’ andata in scena la totale disfatta della squadra del paese ospitante, una fantasmagorica Germania va alla finale del Campionato del Mondo: 7 a 1 e’ il risultato schiacciante. Dominio totale e assoluto dei teutonici sulla squadra del paese Bric: non c’e’ stata mai storia, i brasiliani sono stati annientati da subito, distrutti, i primi 5 goal li hanno incassati dai tedeschi nella prima mezz’ora di gioco, come una qualsiasi squadretta da oratorio, fuori forma e demotivata.

La devastante sconfitta del Brasile avra’ anche una valenza politica non secondaria, interna e internazionale.

Adesso che il Brasile e’ stato umiliato, nel piu’ popolare dei giochi della strategia “panem et circenses”, non si puo’ dimenticare che nelle settimane che precedettero l’inizio del Mondiale ci furono morti e feriti, manifestazioni a Rio e molte altre citta’ con milioni di persone in strada. La massiccia protesta prese d’assalto i palazzi del potere e i pilastri dell’economia brasiliana.

Rivedremo ora, dopo la devastante sconfitta imposta dalla Germania nella semifinale di Belo Horizonte, le sommosse che avevano scosso Brasilia, San Paolo, Rio de Janeiro, Fortaleza, Porto Alegre, Natal, Belen e Manaus? Quelle proteste presero di mira i politici e gli amministratori locali del Partito dei lavoratori (Pt) al quale appartengono l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva e la delfina, nonché attuale capo di Stato, Dilma Rousseff.

[ARTICLEIMAGE] La Rousseff fu contestata per aver rubato e gonfiato le spese (di oltre il 160%) che solo per la costruzione o il rinnovamento degli stadi, erano arrivate a 33 miliardi di dollari, stando a stime ufficiali dello stesso governo di Brasilia. Ma la somma totale pare sia astronomica: solo dal comparto del turismo e delle comunicazioni, sono stati calcolati cantieri del valore di circa 60 miliardi di dollari, destinati a moltiplicarsi per 10 includendo il settore edile, con la costruzione di nuovi quartieri e la ristrutturazione di altri, più tutti gli apparati per collegarli.

In cambio, però, il governo della Rousseff non ha offerto politiche socialiste, come il popolo si sarebbe aspettato. Una bolla del calcio che ha inghiottito miliardi. E adesso che la squadra di calcio nazionale e’ stata umiliata in uno dei piu’ brutti capitoli del calcio latino-americano (uno dei migliori per quello europeo) non sara’ sul punto di scoprire che e’ deluso e poi via via furioso, il popolo della favelas, le decine di milioni di poveri ai margini della societa’ che non hano ricavato nulla dalla kermesse della World Cup? “Ma a conti fatti e’ meglio che oggi il Brasile abbia perso”, commenta a caldo un banchiere di San Paolo dopo l’ultra-vittoria dells Germania, “se avesse vinto, la Rousseff l’avrebbe trasformato in un paese comunista”.

[ARTICLEIMAGE] Intanto, finita la festa, senza nenache un santo da gabbare, il Brasile rimane con la dura realta’ di quattro trimestri consecutivi di un Prodotto interno lordo in calo, anzi crollato ad un anemico +0,2%, rispetto al grande boom in perenne crescita di un decennio fa. L’intero paese, da questo momento, e’ da vendere short, secondo alcuni analisti di banche Usa. Per la prima volta da tempo i brasiliani vedono sgonfiarsi il sogno dei guadagni facili e del miracolo dei Mondiali. E gli investitori prendono freddamente nota.