Mitt Romney evita l’Italia. Scotta il caso Pagine Gialle

7 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo articolo – pubblicato da Corriere della Sera – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Roma – Erano gli anni in cui in Borsa era tutto possibile, gli anni del boom di Internet e di una società, all’epoca considerata un’azienda fuori moda, che si tradusse in una pioggia di miliardi per pochi manager. Qualcuno li chiamò «prodigi della new economy» (Vittorio Malagutti, CorrierEconomia del 6 marzo 2000). Prodigi che ora, a distanza di dodici anni, tornano a galla rimbalzando dagli Stati Uniti all’Italia.

L’OPERAZIONE – Sarà un caso, ma Romney, nel tour elettorale europeo che dovrebbe propiziare la sua elezione alla presidenza degli Stati Uniti, ha saltato a pie’ pari l’Italia. E forse la ragione sta nel suo passato alla Bain Capital, la società di private equity che ha contribuito a fondare e che a lungo ha guidato.

I fatti sono questi: Bain Capital, quando Romney ne era amministratore delegato, ha effettuato un’operazione che da noi fa ancora molto discutere. A ricordarlo è l’agenzia Bloomberg: «Bain – scrive Bloomberg – era parte del gruppo che acquistò le Pagine Gialle dal governo italiano riuscendo poi a rivenderle a Telecom Italia due anni dopo, durante l’apice della bolla tecnologica, a un prezzo 25 volte superiore rispetto a quello pagato. I profitti sarebbero stati poi veicolati presso le divisioni in Lussemburgo, per evitare tasse in altri paesi europei».

IL GUADAGNO – L’operazione avrebbe fruttato a Romney personalmente, secondo la ricostruzione fatta dall’agenzia, 50-60 milioni di dollari. «In Italia l’operazione si è tradotta in almeno tre libri, azioni legali ed editoriali – ricorda ancora Bloomberg in un articolo dal titolo “Romney persona non grata in Italia per l’accordo di Bain che ha aggirato le tasse” – in cui i compratori venivano accusati di aver accumulato fortune alle spese dei contribuenti italiani». Un’accusa a cui ha subito risposto la stessa Bain affermando che «la struttura holding della società era nel pieno rispetto dei requisiti fiscali in Italia, Europa, Stati Uniti e dei paesi in cui risiedevano gli altri investitori. Investire attraverso strutture cross-border – ha precisato la nota della società – assicura che gli investitori non siano soggetti alla doppia tassazione in diversi paesi». Questa è la giustificazione di Bain. E dal punto di visto legale e finanziario non fa una grinza. Diversi sono i contraccolpi sulla politica e soprattutto sulla campagna elettorale per la Casa Bianca. I democratici hanno già messo ‘sotto accusa’ Romney per l’abilità che ha mostrato nell’evitare (legalmente) di pagare tasse nel suo Paese pur avendo a lungo ricoperto cariche societarie profumatamente pagate. C’è da stare sicuri che anche il caso Pagine Gialle finirà nei dossier dello staff elettorale del presidente Obama.

Copyright © Corriere della Sera. All rights reserved