Minzolini fa ricorso per reintegro e ammette: ora capisco Santoro

27 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Ricorso d’urgenza al giudice del lavoro per tornare alla guida del Tg1: Augusto Minzolini, rimosso dall’incarico dopo il rinvio a giudizio per peculato, non si arrende e conferma che darà battaglia legale. “Ora capisco Santoro con i suoi ricorsi e i tribunali. Ha fatto bene”, dice ai microfoni della Zanzara su Radio 24. E i suoi legali, Nicola Petracca e Federico Tedeschini, annunciano che il ricorso per reintegrare Minzolini sarà solo il primo passo.

“Sono diventato un azzeccagarbugli, contro la mia natura. Mi hanno proposto di andare a New York, ma per ora non accetto nulla e vado avanti con il ricorso. Devi fare per forza così per difenderti, uso gli stessi metodi dell’azienda”, dice Minzolini alla Zanzara. “Se me lo avessero chiesto, se ne poteva anche parlare, ma hanno applicato per la prima volta una norma che è inapplicabile solo per farmi fuori. Allora mi incazzo e divento un azzeccagarbugli”.

E ancora: “Già sto pagando una pena perché sono stato rinviato a giudizio, come il 97 per cento delle persone che passano dal tribunale di Roma, ma sono stato costretto ad andare via. Per questo la butto su questo piano”. L’ex direttore del Tg1 rivendica di “essere stato molto equilibrato e mai schierato. Ho contribuito al pluralismo”.

E attacca il presidente della Rai: “Il tg più brutto? Ma Garimberti da quale cattedra parla? Io nella mia carriera ho fatto diversi scoop e sono finito anche sulla Treccani, di Garimberti non ricordo nulla”. Il duello giuridico si gioca ancora sulla legge 97 del 2001, in particolare sulla norma – invocata dalla Rai – che prevede il trasferimento ad incarico equivalente per il dipendente della pubblica amministrazione (o di “enti a prevalente partecipazione pubblica”) per il quale sia stato “disposto il giudizio”. Minzolini e i suoi avvocati ne hanno immediatamente contestato l’applicabilità, facendosi scudo poi anche di una recente pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite che a loro giudizio conferma la natura di società per azioni dell’azienda.

Nei giorni scorsi erano intervenuti sul caso i legali della tv pubblica, Maurizio Bellacosa e Maurizio Santori, precisando che “l’affermazione sulla natura di società per azioni di Rai non incide sulla applicabilità della legge n. 97 del 2001. Quest’ultima prevede infatti il trasferimento o la messa a disposizione del soggetto rinviato a giudizio per alcuni reati (ivi compreso il peculato) riferendosi non solo ai pubblici impiegati, ma anche ai dipendenti di ‘enti a prevalente partecipazione pubblica’, tra i quali va certamente ricompresa la Rai”.

D’altronde, secondo gli avvocati di Viale Mazzini, la stessa sentenza della Cassazione “riconosce che la Rai è ‘regolata secondo il regime generale delle societa’ per azionì, ma, al tempo stesso, è ‘soggetta ad una disciplina particolare per determinati aspetti ed a determinati fini, riguardanti anche la giurisdizione, chiaramente dettata da interessi di natura pubblica’”.

I legali di Minzolini insistono invece sulla loro posizione e, appellandosi ancora una volta alla Cassazione e al Testo unico della radiotelevisione, confermano il ricorso in via d’urgenza al giudice del lavoro, “senza contare ogni altra azione attivabile nelle sedi competenti”, cioé la possibilità di chiedere il risarcimento danni, “e ferme restando le garanzie tutte fissate dall’art. 3 della legge 97 del 2001”. In sostanza, spiegano Petracca e Tedeschini, “anche nel periodo in cui è stato sollevato dall’incarico, Minzolini ha diritto a funzioni corrispondenti per inquadramento, mansioni e prospettive di carriera e, in caso di assoluzione anche con sentenza di primo grado, il diritto di tornare a fare quello che faceva prima, cioé il direttore del Tg1”.