MIMUN DENOMINATORE

14 Marzo 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Palesemente insensibili alla saggezza popolare (“Di Venere e di Marte non si sposa né si dibatte né si dà principio all’arte”), il Prof. e il Cav. apriranno le porte dell’istituendo “museo delle cere” – berlusconianamente evocato e prodianamente allestito. Con tali e tante norme e contronorme, disposizioni e imposizioni, sistemazioni e sanzioni, ordini e contrordini, che al confronto l’originale mausoleo Madame Tussaud pare una balera affollata con l’orchestra Casadei incorporata.

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Le 21 di questa sera, senza scampo, segneranno l’avvio ufficiale del piano quinquennale della noia, e c’è da sospettare che al povero Cav. non consentiranno nemmeno di cavarsi la minima soddisfazione – pubblicamente promessa al popolo forzista palermitano – di dimostrare che “non sono più basso di Prodi”, così anche per smentire il L. A. Times che sbrigativamente lo ha definito “un uomo di bassa statura”. Neanche lo faranno avvicinare al contendente, per non farlo svettare come pure sarebbe giusto, persino orbo di Apicella e della candidata Mara Carfagna – animatrice nella fascia sociale veline e letterine – ma è campagna elettorale questa? E per fare la noia norma, per codificare l’appennicamento, c’è stato il più intenso lavorìo politico-istituzionale-carnevalesco dell’ultimo quarto di secolo.

Le cronache dei giornali (serie) si aprivano così: “Il tessitore Claudio Petruccioli, presidente della Rai…”, con lo stesso tono usato a suo tempo per ElBaradei alle prese con Saddam e Bush. Ma siccome l’apertura ufficiale dell’Era dello Sbadiglio è pur sempre un momento alto che richiede uomini veri e mascella salda, ognuno – invitato o non invitato, gradito o sgradito – è corso, come si dice, a inzupparci il proprio biscotto, “truccatori, stylist e parrucchieri”, in un terrificante crescendo. E così per giorni e giorni e cronache si sono rimpite di colleghi che consigliavano ai due cosa dire e cosa non dire, di esperti che brillantemente disquisivano di tonalità del lucido delle scarpe, della sfumatura della camicia, di dove mettere le mani e di dove piazzare i piedi, della tinta dei capelli e della luminosità del fard necessario per ben figurare.

Rutelli: “Queste cose non si dicono”

Rutelli esce da Santi Apostoli e quando gli chiedono se ha dato qualche consiglio a Prodi risponde che “queste cose non si dicono”, e si capisce che glieli ha dati, i consigli, ma va a sapere se a quel santuomo non salta in testa di far da sé. E intanto il Corriere presenta al pubblico il nuovo truccatore del Cav., professionista di prim’ordine, il quale però si presenta con un’epressione che, a occhio e croce, se Paolino Bonaiuti si distrae un attimo, te lo combina come Vladimir Luxuria. I giorni che hanno preceduto l’avvio dell’Era dello Sbadiglio sono stati lo sbarco di Normandia del cazzeggio nostrano.

I giornalisti che domandavano agli altri giornalisti che domande avrebbero fatto ai due, non essendo gli interrogati previsti come interroganti nella storica sera. Ognuno avrebbe voluto, a onor della professione, essere stasera Mimun o Vespa, o quantomento Sorgi o Napoletano, e stare nella sala neutra (un garage? un capanno?), uno che passa le domande, due che le leggono, e due, che in due minuti, rispondono. Con la comodità che mentre uno parla l’altro non è ripreso e può quindi sbracarsi, infilare le dita nel naso o chiamare il truccatore per un ritocco in corso d’opera. Perché “comunicare irritazione o aggressività può essere dannoso”, dicono gli esperti, e sono i consigli del genere “se piove è meglio avere l’ombrello che non averlo”.

E’ il carnevale della par condicio, il sistema americano de’ noantri, “scegliere colori rassicuranti”, scansare le giacchette verde vomito. Finirà così (neanche il tempo per consolare Tremonti con qualche bel dato sull’economia) magari l’indotto berlusconiano, la magnifica epopea della presa per culo pure pagata da quello preso per culo, scornacchiati i cornacchioni, Travaglio costretto a lasciar perdere il Cav. per prendersela con Gambescia.

Il quale Cav. a forza di sentirsi dire di far così o di calcare col mascara un po’ più là, si è messo di suo a dar consigli a Mentana su come rinverdire gli imbiancati boccoli, mentre Diliberto, svoltato a Matrix, dà consigli al Prof. a rotta di collo, “fai il serio”, metti le scarpe impolverate. Stasera il “museo delle cere” apre i battenti, più o meno sarà come nelle foto dei branchi di pecore durante la transumanza nell’antico intervallo della Rai in bianco e nero. Serietà forzata, allora s’impone.

E per questa bella trovata museale hanno spostato a ieri sera anche il commissario Montalbano. Il cui creatore, Andrea Camilleri, ha raccontato che nientemeno il democratico poliziotto è ispirato al babbo, fascista sì, ma tanto di buon cuore. Così, per stare all’attualità, anche su questo fronte siamo finiti al “meglio sbirro che fr****!”.

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