Per i millennial il consulente è la fonte più affidabile in materia finanziaria

3 Ottobre 2019, di Alberto Battaglia

I millennial americani tendono a fidarsi dei consulenti finanziari più della generazione che li ha preceduti e vi ricorrono in larga parte. Secondo il sondaggio Investopedia dedicato ai millennial “facoltosi” (reddito famigliare annuo mediano del campione di 132.473 dollari, per un totale di oltre 1.400 intervistati), la generazione compresa fra i 23 e i 38 anni di età si avvale di un consulente finanziario nel 43% dei casi.

Questa figura professionale è ritenuta la più affidabile in materia finanziaria (lo afferma il 65% dei millennial facoltosi contro il 58% dei membri della Generazione X) davanti a libri (58%), show televisivi (54%), giornali (53%), radio (49%), magazine (48%), siti web (37%), Youtube (27%).

La fetta di millenial che si avvale di un consulente afferma nel 27% che i suoi investimenti stanno andando estremamente bene, contro il 13% dei millennial che hanno deciso di farne a meno. Investopedia ha riassunto alcune delle ragioni ricorrenti che hanno spinto i millennial ad affidarsi a un professionista della pianificazione finanziaria: “Sento che la connessione personale dà loro più motivazione per il raggiungimento del mio successo”, ha detto uno dei partecipanti; “perché hanno ricevuto più formazione, istruzione… in materia, sono i più informati” ha risposto un altro. Altri millennial benestanti hanno citato la possibilità di avere una conversazione partecipata da ambo le parti e quella di sviluppare strategie personalizzate.

In generale, il 37% dei millennial benestanti non si ritiene competente in materia finanziaria, ma a far ricorso al consulente (con incidenza più che doppia) sono soprattutto quelli che non si ritengono del tutto digiuni in materia finanziaria. (Si veda il grafico in basso).

La voglia di rischiare, poi, non è molto elevata in questa generazione: il 40% del campione ritiene il mercato azionario “rischioso” e un millennial su quattro lo ritiene “soverchiante”. Rispetto alla Gen X, i millennial posseggono azioni in misura inferiore: il 37% contro il 47%.