Milano si riprende da batosta Merkel, tensione sui BTP

24 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Piazza Affari si riprende dalla batosta subita da Strasburgo e chiude lievemente sopra la parita’ grazie a uno strappo negli ultimi minuti di seduta. Le borse europee chiudono invece in rosso per la sesta volta di fila.

La repentina inversione di rotta in negativo vista nel primo pomeriggio e’ stata provocata dall’ennesimo no della Merkel alla soluzione degli Eurobond, ribadito in occasione del trilaterale Italia-Francia-Germania, svoltosi nella citta’ alsaziana.

Dopo aver toccato picchi al ribasso del -1%, l’indice Ftse Mib chiude in rialzo dello 0,03%. A metà giornata aveva superato anche il +2%, oltre i 14.200 punti. Vanno giù anche Londra -0,09%, Francoforte -0,16% e Madrid. Rappresenta un’eccezione Parigi che mette a segno una prova positiva (+0,36%). Sostanzialmente piatto l’indice di riferimento della regione, l’Eurostoxx 50.

L’incontro a tre ha fatto riemergere il disaccordo tra Francia e Germania riguardo al potenziale ruolo “salvifico” della Bce: un Sarkozy sempre più disperato ha invocato l’intervento dell’istituto di Francoforte per salvare l’Europa dal crack. La Francia e il suo presiente sono ora coinvolti a livello personale, visto che Parigi deve fare i conti con lo spettro della perdita della tripla A e le elezioni presidenziali sono imminenti.

Ma una Merkel ostinata ha ripetuto il suo “nein” agli Eurobond e a una Bce che stampi moneta, a dispetto delle indiscrezioni stampa, secondo cui la Germania sarebbe stata pronta ad ammorbidire la propria posizione almeno sugli bond di stabilita’.

I mercati hanno scontato subito le parole della cancelliera tedesca. La tensione sul fronte dei titoli di stato europei è stata avvertita soprattutto dai bond emessi dal Belgio, con lo spread che ha testato un nuovo record, ma anche dai titoli italiani. Lo spread Italia/Germania dei rendimenti a 10 anni è in crescita a 489 punti, a fronte di un tasso sul BTP che è rimbalzato al 7,11%.

Focus anche sull’andamento dei rendimenti dei bond a due anni, che ieri sono volati fino al 7,245%, ai massimi da meta’ anni 90. Al momento il valore dei rendimenti torna a salire, tenendosi al di sotto dei valori massimi, al 7,105%, mentre lo spread a due anni è in aumento a quota 666.

E, all’indomani dell’asta flop dei titoli di stato tedeschi, che hanno confermato come gli operatori stiano fuggendo anche dalla Germania (tra l’altro, i Bund offrono rendimenti obiettivamente bassi), i rendimenti dei Bund sono al 2,25%.

Sul Ftse Mib si riducono in modo considerevole i guadagni dei bancari (in alcuni casi, i titoli virano nettamente in rosso). Unicredit +1,48%, dopo che era salita più del 5%%, Ubi Banca +0,81%, BPM -2,24% Mediobanca -0,28%, Intesa SanPaolo +0,93%, MPS -1,97, Banco Popolare -1,48%. Rimangono in rialzo Fiat +1,75%, Mediolanum +3,39% (ma in mattinata aveva fatto +7%) e qualche altro titoli. Tra i titoli negativi Parmalat -1,18%, Impregilo -3,83%, Finmeccanica -3,32% e vanno giù ora, tra gli altri titoli, anche Enel -1,81% e Eni -1,97%.

A proposito delle banche, da segnalare che la Commissione Ue ha chiesto una multa all’Italia da quasi 97.000 euro al giorno, fino a quando le banche non si adeguerano ai requisiti patrimoniali e alla politica di bonus degli istituti di credito.

Passa dietro le quinte la pubblicazione di dati economici migliori delle stime. Si guarda in particolare all’indice Ifo, che ha sorpreso le attese degli analisti salendo a quota 106,6 punti. Meglio delle previsioni anche l’indice della fiducia dei consumatori in Italia, che, sempre a novembre, si è attestato a 96,5 punti, rispetto ai 92,7 punti attesi.

Sul fronte del mercato valutario, l’euro fa dietrofront, anche in questo caso per il no della Merkel agli eurobond, e scende sul dollaro a quota $1,3329 (-0,12%, quando in mattinata era risalito sui $1,34; la moneta unica è debole anche nei confronti del franco svizzero a CHF 1,2273, mentre contro lo yen cede lo 0,30%, a 102,83.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono in rialzo dello 0,36%, a quota $96,52 il barile, mentre le quotazioni dell’oro sono ora piatte (-0,04%), a 1.698,10 l’oncia.