Milano frena dopo il voto, spread supera 500 punti

8 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

(in aggiornamento)

Milano – Berlusconi si sente tradito dai suoi alleati, ma dal giudizio dei mercati e’ lui ad aver tradito le attese. A dirlo non sono gli analisti ma i mercati, che da ieri guadagnano terreno nella speranza che ci sia un cambiamento di rotta al governo. Va detto che una sua uscita di scena vale 20 punti di spread: di tanto si e’ ridotto il gap dopo che ieri sono incominciate a diffondersi voci – poi smentite – delle sue dimissioni.

Giornata in rialzo dunque anche oggi, ma sempre all’insegna della volatilita’, per le borse europeee, che restano tese in attesa delle novita’ provenienti da Grecia, dopo che in Itala e’ partito il conto alla rovescia per il debito e l’esecutivo. E l’incertezza che circonda il futuro dell’Italia alla fine prende il sopravvento su Piazza Affari. Il Ftse Mib riduce infatti notevolmente i guadagni nel finale, proprio dopo il voto sul rendiconto. Se prima era la migliore delle borse europee, il Ftse Mib alla fine si conferma fanalino di coda: Londra guadagna più dell’1%, Francoforte sale dello 0,83%, Parigi fa +1,47% e Madrid avanza dell’1,84%.

Di fatto, la Camera ha approvato il rendiconto, come previsto, ma la maggioranza non c’e’ più. La maggioranza assoluta di 316 e’ ora assai distante: i sì sono stati 308 contro i 321 astenuti. Berlusconi raduna i suoi e, secondo le fonti, rilascia dichiarazioni difficili da interpretare. Secondo il telegiornale di Sky, il premier avrebbe affermato. “Ragazzi, stringiamoci, decidiamo subito cosa fare”.

Berlusconi e’ sembrato comunque incredulo e subito dopo il voto ha chiesto il tabulato per conoscere i nomi di chi ha deciso di non votare e schierarsi di fatto contro il governo e con l’opposizione. E’ probabile che ora il premier salira’ al Quirinale dove spieghera’ il da farsi. Tre le opzioni sul tavolo: 1) chiedere un voto di fiducia, 2) rassegnare le dimissioni e 3) proporre un nuovo primo ministro. Il leader della Lega Nord Umberto Bossi gli ha chiesto di farsi da parte e nominare il suo delfino Angelino Alfano.

Ancora tensione in particolare per quanto riguarda il differenziale tra titoli di stato italiani e tedeschi: si puo’ parlare di tensione dopo un leggero sollievo per lo spread, che stamane era salito fino al top di 496. Dopo il voto si e’ allontanato in fretta dai 477 punti, attestandosi oltre 498 punti. Il rendimento del decennale italiano e’ risalito in prossimita’ dei massimi dall’introduzione dell’euro, toccando il nuovo massimo al 6,76%.

Proprio alla riunione dei ministri finanziari dell’area euro, sono stati stabiliti i tempi per rendere attivo il fondo di salvataggio degli stati in crisi, lasciando Grecia e Italia in prima fila, almeno fino a quando non riusciranno a superare la crisi del debito. Obiettivo: rendere operativa la linea di credito da 440 miliardi di euro a dicembre e ampliare le risorse fino a mille miliardi.

Mentre i listini guadagnano terreno, si registra un nervosismo crescente a livello di rischio paese in Italia, fino a quando gli spread, dopo la chiusura delle borse, toccano un nuovo record oltre quota 500. Il numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia ha espresso parecchia preoccupazione per l’allargamento della differenza tra i rendimenti di Italia e Germania. In Grecia invece, a meno di grosse sorprese, Papademos, economista ed ex membro del consiglio Bce, verra’ nominato primo ministro ad interim.

Situazione delicata per le banche italiane, per la loro esposizione ai titoli di stato dell’Italia. Gli istituti di credito devono fare i conti con le richieste delle autorita’ bancarie europee per quanto riguarda il loro patrimonio. Entro giugno dovranno rafforzare i loro patrimoni dell’1-2,5%. Solo Intesa li soddisfa. Il capitale aggiuntivo e’ apri a 14,7 miliardi. Circa la meta’ e’ 7,3 miliardi e’ la cifra che serve a Unicredit.

Tra i singoli titoli, oggi i bancari hanno riportato alla fine una performance contrastata, con il sentiment positivo iniziale che si è poi, per l’appunto sgonfiato nel finale. Unicredit +1,71%, Ubi Banca +0,53%, Mediobanca alla fine in rosso con -0,35%. Banca Popolare dell’Emilia Romagna -0,94%, MPS +1,20%, Banco Popolare -0,30% e BPM -1,19%. Tra gli altri segni meno, anche Atlantia -1,62%, Buzzi Unicem -1,04%, Fondiaria-Sai -2,15%, Lottomatica -2,33%. Positivi invece Saipem +2%, Pirelli +1,96%, e Intesa Sanpaolo, che ha smorzato però notevolmente i guadagni dopo il +6% successivo alla comunicazione del bilancio: di fatto, l’istituto ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con un utile in calo del 12% ma un risultato della gestione operativa in crescita del 4% rispetto allo stesso periodo di un anno fa a 5.527 milioni di euro e con un utile netto sceso del 12,3% a 1.929 milioni.

Il Core Tier 1 ratio si e’ attestato al 10,2%, con attivita’ liquide per 83 miliardi di euro a fine settembre 2011, “nonche’ nel rispetto gia’ ad oggi del requisito di liquidita’ Net Stable Funding Ratio previsto da Basilea 3” spiega la banca ricordando che dopo le analisi dell’EBA dimostra “che Intesa Sanpaolo non ha alcun fabbisogno di ulteriore capitale”. Le quotazioni della banca italiana hanno concluso la sessione con un rialzo del 3,62%. –

L’esposizione del gruppo al debito italiano e’ pari a 13,3 miliardi. I due gruppi maggiori d’Italia, Intesa e Unicredit, sono invece esposti per 40 miliardi ai Piigs.

In generale sono mercati che vivono di sussulti, anche impetuosi, dove le notizie macro e politiche fanno da driver. Si acuisce ancora la tensione sui titoli di stato: lo spread tra i Btp decennali e i bund omologhi si e’ ampliato a 495,98 punti, record dalla nascita dell’euro, in mattinata, prima di ridiscendere in area 477 (ore 15). Solo pochi mesi fa si trovavano sotto i 400 punti. Il superamento della soglia si vive in base anche alle notizie politiche che in Italia hanno ormai il sopravvento su quelle economiche. Ieri il differenziale aveva chiuso in area 490.

Prima degli interventi della Bce sul secondario, il differenziale era a quota 390 e tutti parlavano di finimondo in caso di superamento della soglia. Se non si e’ in effetti verifacata una catastrofe, al contempo e’ vero che se la soglia dovesse superare i 500 punti, secondo gli analisti, il costo che gli interessi che il paese dovra’ pagare saranno sempre piu’ salati.

Intanto il rendimento del Btp si attesta al 6,65% dopo aver toccato punte del 6,74%. Il due anni rende il 6,13% e il cinque anni il 6,72%: da ieri la curva si e’ invertia, altro segnale di allarme. Sono numeri che si riflettono negativamente anche sulle aziende italiane. Chi deve andare sul mercato deve farlo raccogliendo capitali e prezzi molto piu’ elevati delle concorrenti – come i tedeschi. Un esempio su tutti: Fiat pagherebbe tre volte il costo della Daimler.

Sul fronte politico, il mercato e’ pronto a festeggiare l’eventuale cambio di leadership in Italia. Umberto Bossi, leader della Lega, ha detto che il Carroccio ha chiesto a Berlusconi di “fare un passo di lato laterale”. Su Alfano premier risponde: “E se no chi mettiamo, il segretario del partito Democratico?”. Il voto di fiducia sul maxi emendamento potrebbe sancire la caduta di Berlusconi. Tremonti questa volta votera’: niente EcoFin e rientro a Roma.

Secondo gli analisti di mercato potrebbe esserci una reazione violenta, cosidetta di pancia, al cambio al vertice, senza che gli operatori si perdano in troppe analisi. Si sa che il mercato ragiona sul breve, in fase di digestione delle notizie.

Nel frattempo le opposizioni sono al lavoro. Prima si riunira’ presidenza del gruppo parlamentare del PD, tocchera’ ai capigruppo. Salvo sorprese, l’opposizione dovrebbe decidere di astenersi sul Rendiconto finanziario. Per due ragioni, una di merito e una di metodo: nel merito, perché molti considerano irresponsabile e dannosa una seconda bocciatura del Rendiconto finanziario del 2010, che sarebbe tra l’altro molto sgradita al Capo dello Stato; nel metodo, perché è noto da mesi che le opposizioni vogliono dare il colpo di grazia a Berlusconi solo quando avranno la certezza dell’esistenza dei numeri per sfiduciarlo.

Quella di oggi, quindi, sarà realisticamente una prova generale: il numero di voti che riuscirà a ottenere il Governo determinerà le prossime tappe di questa crisi politica. Lo scorso 14 ottobre il Governo aveva ottenuto la 51esima fiducia della Camera, con 316 voti. Dopo le ultime defezioni di frondisti e malpancisti, in questo momento – sulla carta e solo sulla carta – l’opposizione dovrebbe contare su 312 voti certi, uno in piu’ dell’escutivo. Con 314 voti il premier potrebbe tentare di andare avanti ancora un po’ e arrivare al 15 novembre, mentre con meno di 310 voti, l’opposizione comincerebbe a raccogliere le firme per la sua mozione di sfiducia e il presidente della Repubblica Napolitan si vedrebbe di fatto costretto a staccare la spina al governo.
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Il capogruppo dell’Eurotower Jean-Claude Juncker ha rivelato che alla sorveglianza italiana partecipa anche la Banca centrale europea. Una sorta di Trojka soft. Roma e’ ufficialmente paese a sovranita’ limitata. Il tutto mentre Berlusconi si prepara a lasciare, dopo il voto di fiducia decisivo di oggi.

Intanto, come riportano gli analisti di ING, gli spread francesi non hanno reagito bene al nuovo piano di austerita’ annunciato ieri dal primo ministro Francois Fillon che prevede tagli alla spesa pubblica e come obiettivo la riduzione del deficit di budget fiscale del 20%.

Attenzione ai dati micro aziendali: in calendario i conti di Intesa Sanpaolo, Mediaset e Pirelli. L’utile netto di Societe Generale e’ calato a 622 milioni di euro da 896 milioni. La banca francese ha pagato l’esposizione al debito sovrano greco, che e’ costata svalutazioni pretasse per 333 milioni. Lloyds chiude invece i primi nove mesi dell’anno con un rosso di 3,86 miliardi di sterline, contro un utile di 1,97 miliardi registrato nello stesso periodo 2010. La banca britannica ha potuto contare sugli aiuti statali.

Sugli altri mercati, sul fronte delle commodities, i futures sul greggio Wti continuano a salire, fino $96,01 (+0,51%). Le quotazioni dell’oro sono invece in crescita dello 0,12%, a $1.792,20 l’oncia.

Moneta unica azzera quasi tutti i guadagni nei confronti del dollaro e registra ora una performance piatta (+0,08%), a quota $1,3780. L’Euro è poi in flessione contro il franco svizzero a 1,2361 (-0,36%), mentre contro lo yen giapponese è in area 107,1845 (-0,29%).