Milano aumenta i guadagni: +3% dopo Merkel e Barroso

12 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Dopo un avvio incerto, le piazze finanziarie europee hanno ingranato la marcia. Le dichiarazioni rassicuranti di Angela Merkel, secondo cui ci sara’ un’intesa sul rafforzamento del fondo salva stati e ci sara’ entro la fine del mese, hanno risollevato il morale degli operatori di borsa.

Sempre nel pomeriggio il commissario Manuel Barroso ha presentato i punti chiave della “tabella di marcia” approvata dall’Ue per ritrovare la fiducia nell’area euro: “ricorrere al fondo salv stati solo in ultima istanza” e’ l’indicazione principale. E’ necessario, inoltre, costruire “una governance economica dell’area euro robusta e integrata” che si fondi sui trattati esistenti.

“Le banche dovrebbero utilizzare le risorse di capitale private per aumentarei livelli di liquidita’ e cercare il sostegno del governo solo se necessario”, dice la “road map”. Se questo viene a mancara, la ricapitalizzazione dovrebbe avvenire tramite un prestito dal Fondo salva stati. Le banche in difficolta’ dovrebbero rinunciare alla consegna di bonus ai manager e dividendi agli azionisti. Barroso si auspica che il Meccanismo di Stabilita’ Europea (ESM) sia anticipato di uno anno al 2012.

Si segnalano acquisti generalizzati su tutti i comparti. Particolarmente positivi i finanziari e gli industriali. Milano chiude in progresso del 2,93%, Londra guadagna lo 0,7%, rialzo del 2,22% per Parigi, Francofore fa oltre +2%. Anche Madrid riacquista forza dopo il duro colpo inflitto da Fitch e Standard & Poor’s, che hanno declassato il rating di alcuni dei piu’ importanti istituti di credito del paese. Il benchmark di riferimento del continente segna un rialzo del 2,25%.

Le due agenzie di rating hanno motivato il downgrade con le prospettive deboli di crescita economica, con un mercato immobiliare depresso e con la turbolenza nei mercati dei capitali. In particolare, S&P ha ridotto il rating di dieci banche iberiche, incluse Santander e BBVA tra le più grandi e Bankinter e Banco Sabadell tra le più piccole. Fitch ha rivisto al ribasso il giudizio di sei istituti bancari, tra cui ancora Santander e BBVA.

Il voto contrario della Slovacchia all’implementazione del piano e’ da leggere piu’ come una mossa dell’opposizione per sfiduciare la coalizione di governo che come una reale intenzione di bloccare il provvedimento ratificato dagli altri 16 stati membri. Lo stop dovrebbe essere solo provvisorio.

I fari erano puntati anche sull’andamento dell’indice di Atene, che ha segnato un bel rally all’indomani della decisione della troika, ovvero degli ispettori di Ue-Bce-Fmi, di erogare la prossima tranche di aiuti da 8 miliardi di euro nel mese di novembre.

Tornando sul fronte Italia, la barra di mercurio si sta alzando in maniera preoccupante per il premier. La situazione e’ sempre più tesa dopo che l’esecutivo è stato battuto sul bilancio. A questo punto Silvio Berlusconi andrà in Aula forse giovedì o addirittura oggi, per chiedere che il Parlamento rinnovi la fiducia al governo. Ma il Ftse Mib chiude intorno ai massimi della sessione sopra quota 16.300, segnale che il mercato accoglierebbe bene un eventuale cambio di direzione al comando.

In generale in Europa, attenzione intanto alla proposta dell’Eba, l’autorità bancaria europea, di chiedere che le banche europee abbiano un Core Tier 1 minimo fino al 9%.

Sotto i riflettori tra le banche italiane soprattutto Intesa SanPaolo, che snobba del tutto il downgrade di Fitch, salendo più dell’1%. E’ invece sotto pressione Unicredit, che paga le prese di profitto dopo il balzo del 6,7% di ieri. Guadagni consistenti per i titoli industriali, come Fiat, che balza del 3,3% dopo l’accordo di Chrysler con i sindacati, e Atlantia. Buy sostenuti anche su Impregilo e Telecom Italia. Tra i segni meno Campari.

Sul fronte valutario, l’euro continua a salire nei confronti del dollaro e supera ora anche la soglia a quota $1,38, attestandosi a $1,3812(+1,18%). La moneta unica cede invece lo 0,28% nei confronti del franco svizzero a CHF 1,2352, mentre contro lo yen guadagna quasi il 2% a JPY 106,7910.

Sul fronte delle commodities, i futures sul petrolio guadagnano lo 0,09%, a $85,89 al barile, mentre le quotazioni dell’oro avanzano dell’1,09% a $1.679,10.

RAPPORTO UNICREDIT: PIAZZA AFFARI

Focus su Eni dopo che Umberto Carrara, numero uno del consorzio Agip Kco che sta costruendo l’infrastruttura del giacimento del Kashagan, ha comunicato a Repubblica di essere “molto fiducioso di concludere i lavori di ingegneria che porteranno dalla fase progettuale a quella operativa per fine 2012, in linea con gli obiettivi”.

BPM (EUR1,747): il Sole 24 Ore parla di contatti del management con alcuni sindacati nazionali che fin da subito, tramite Marcello Messori, hanno avuto come interlocutore la Sator di Matteo Arpe. Messori, oggi a capo della lista sostenuta da Fabi e Fiba che propone Arpe al CdG, incontrerà i dipendenti-soci della banca oggi e domani.

GENERALI (EUR12,43): Fitch ha cambiato l’outlook a ‘negativo’ da ‘stabile’,
confermando i rating emittente e sulla solidità finanziaria rispettivamente a
‘A+’ e ‘AA-‘. I rating della compagnia sono influenzati dal merito di credito dello stato italiano in quanto detiene circa EUR51 mld in titoli di stato e anche dallo scenario economico italiano nel suo complesso.

ATLANTIA (EUR11,28): nei primi 9 mesi dell’anno il traffico sulla rete di Autostrade per l’Italia che fa capo a Atlantia ha registrato un calo dello 0,9%. Gli analisti di Morgan Stanley hanno ridotto il giudizio da equal-weight a overweight ed il target price da EUR14,80 a EUR13,50.

BANCO POPOLARE (EUR1,355): nell’Assemblea del 26 novembre i soci saranno chiamati a votare, fra l’altro, l’addio al duale. Fitch ha confermato i rating di lungo e breve termine rispettivamente a “BBB+” e “F2”, modificando l’outlook sul lungo termine da “stabile” a “negativo”.

ENI (EUR14,75): per Fitch la notizia che la produzione di greggio in Libia tornerà a livelli normali più rapidamente del previsto rimuove un pò di pressione dai profili di credito delle società che hanno impianti nella regione, come Eni, ma non tanto da cambiare le loro valutazioni.