Migranti, governo: “visti” temporanei per fare pressione su Ue

19 Luglio 2017, di Alberto Battaglia

Potrebbe essere l’ultima, definitiva cartuccia da sparare per convincere i Paesi europei a collaborare con l’Italia nell’accoglimento dei migranti: rilasciare “visti” temporanei che consentirebbero ai migranti sbarcati sulla Penisola di spostarsi legalmente fra i vari Paesi europei. Non si tratta di una speculazione, bensì di una possibilità evocata, in un’intervista rilasciata al Manifesto, dal viceministro degli Esteri, Mario Giro.
“Non accettiamo di essere trasformati in un hotspot europeo o di sentirci colpevoli perché salviamo le persone, per cui decidere cosa fare con i migranti che arrivano in Italia è una responsabilità di tutti”, ha detto Giro, precisando che anche nel caso di respingimento alla frontiera dei migranti titolari del permesso speciale i partner europei “si assumerebbero loro la responsabilità di far saltare Schengen”.

Per stessa ammissione di Giro, l’ipotesi dell’emissione di tali permessi fa parte “di un braccio di ferro”  in atto con l’Europa anche se il governo non vorrebbe “arrivare a gesti unilaterali”. “Non lo abbiamo fatto finora”, ha detto il viceministro.

Interrogato sullo scetticismo del ministero dell’Interno in merito alla possibilità dei permessi temporanei Giro ha specificato che “il Viminale in questo momento è molto concentrato sulla Libia, ma che il governo non esclude nessuna altra iniziativa”.
Ma sulla fattibilità legale della cosa Giro non ha dubbi:

“Rilasciare questi permessi è già nelle possibilità delle commissioni territoriali alle quali vengono sottoposte le domande di asilo, e infatti li rilasciano. Quindi non è una cosa tanto originale. Si può dare protezione temporanea per vari motivi così come permette già di farlo la legge Bossi-Fini. Ma c’è anche la possibilità, proposta dalla Comunità di sant’Egidio, offerta dalla direttiva 55 del 2001 che però è più consensuale e viene attivata dal Consiglio europeo. Le prime due ipotesi possono essere unilaterali, la terza no. Si tratta di una misura che si può prendere in condizioni di flussi eccezionali, non legata al futuro rientro delle persone interessate”.