Migranti, Germania: no a sbarchi in porti non italiani

7 Luglio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Aiuti finanziari all’Italia, collaborazione più forte con i paesi di partenza e di transito fino all’accoglimento della proposta tutta italiana di introdurre un codice di condotta per le Ong che salvano i migranti.

Queste le principali decisioni prese dai ministri degli Interni dell’Unione europea riunitisi a Tallin. Per quanto riguarda le Organizzazioni non governative, a spingere il governo di Roma a introdurre tale codice di condotta, il sospetto che le stesse organizzazioni non governative che salvano dalla furia del mare 4 migranti su 10, siano colluse con le mafie locali per favorire l’immigrazione clandestina.

Ma oltre alla questione delle Ong, nel vertice di Tallin l’Italia tramite il ministro dell’Interno Marco Minniti ha anche posto un’altra importante questione che riguarda la regionalizzazione delle operazioni nel Canale di Sicilia ossia la possibilità di far approdare i migranti in porti diversi da quelli italiani. L’idea è stata lanciata ma se ne discuterà, assicura lo stesso ministro, in sede Frontex la prossima settimana.

“La regionalizzazione degli sbarchi verso altri partner mediterranei, non era all’ordine del giorno. Rimangono posizioni distanti, se ne discuterà l’11 luglio a Varsavia in sede Frontex“.

E’ chiaro fin da subito che trovare un’intesa a livello europeo sulla regionalizzazione degli sbarchi sarà un’impresa estremamente ardua. Molti dei partecipanti al vertice di Tallin hanno ribadito davanti ai media di essere contrari all’apertura di altri porti dell’Unione per accogliere i migranti salvati in mare.

L’Italia quindi ancora una volta è lasciata sola nonostante in qualche modo il nostro ministro dell’Interno sembra battere i pugni sul tavolo. Obiettivo è trovare un’intesa specie con Francia e Spagna, visto e considerato che il principale paese europeo, la Germania, ha avuto già modo di esprimere il suo secco no alla proposta.

Queste le parole del ministro degli interni Thomas de Maizière:

“Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio dei governi”.