Miele: crolla la produzione a causa dei pesticidi. In serio pericolo vita api

13 Ottobre 2017, di Francesco Puppato

I pesticidi dovrebbero servire a difendere le produzioni di agricoltori ed allevatori. Non sempre, però, ciò che protegge gli uni fa bene anche gli altri.

È il caso del miele, che ha visto crollare la produzione proprio a causa dei neonicotinoidi, una classe di insetticidi chimicamente simili alla nicotina; questa tipologia di pesticidi viene ampiamente utilizzata da oltre 20 anni in agricoltura ed è ritenuta responsabile della moria di api.

Il dato è da paura: tre quarti del miele proveniente da ogni parte del mondo contiene pesticidi.

A confermare questa tesi arriva lo studio pubblicato su “Science” da alcuni ricercatori; gli stessi sono arrivati alla conclusione dopo aver analizzato quasi 200 campioni prelevati in ogni parte del mondo.

A partire dal 2012 Alex Aebi, biologo dell’Università di Neuchâtel (Svizzera), ha chiesto ai cittadini di riportare da ogni viaggio almeno un campione di miele. Così, come riporta “Focus”, in tre anni ha raccolto 198 campioni di miele che ha testato per la presenza dei sopracitati neonicotinoidi.

Il medesimo studio è il primo tentativo di analizzare la contaminazione da questi pesticidi con un metodo standardizzato per tutto il mondo. Ciò che ne esce è appunto che, con diverse percentuali, tre quarti del miele proveniente da ogni parte del mondo (comprese le isole sperdute del Pacifico ed a sola eccezione dell’Antartico) è contaminato da questi insetticidi.

I campioni raccolti nel Nord America sono risultati essere quelli con una percentuale più alta di neonicotinoidi, ovvero ben l’86%; segue poi il miele asiatico con l’80% e quello europeo con il 79%. Il più sano è risultato, invece, quello proveniente dal Sud America, dove la percentuale dei pesticidi si attesta al 57%.

Non è tutto. Dai dati emersi dallo studio, il più inquietante è quello riferito alle dosi di neonicotinoidi: quasi la metà dei campioni raccolti ed esaminati ha fatto registrare dosi superiori alla soglia neuroattiva considerata pericolosa per gli insetti impollinatori. Vale a dire che questi pesticidi, presenti in soglie così elevate, riducono le funzioni cerebrali delle api, ne minacciano il sistema immunitario e ne rallentano la capacità produttiva.

Il problema si fa inoltre ciclico, anzi cronico. Le api sopravvivono all’inverno nutrendosi di miele, lo stesso miele contenente i neonicotinoidi.

Secondo l’Arpat (Associazione toscana degli apicoltori), per quanto riguarda l’Italia, le api, falcidiate da una moria provocata da questi pesticidi e impazzite per il clima anomalo della scorsa estate, non riescono a impollinare e la perdita di fertilità delle piante rischia di aumentare l’effetto desertificazione.

Secondo le stime degli apicoltori, il risultato finale è che quest’anno non si arriverà a 90.000 quintali di mieli su una media di 230.000.

In Italia, la produzione è calata del 70% con punte dell’80% in Toscana, e va di pari passo con la vita delle api.