«MI MANCA
UN KILLER»

21 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «Allora, presidente, ci siamo. Prodi e i suoi hanno le ore contate. A quando la spallata finale?». La risposta di Silvio Berlusconi alla ristretta cerchia di amici che lo stanno interrogando non è quella che gli ospiti sperano: «Il governo non cadrà, non ora, e neppure domani». Perché l’uomo che ha trascinato mezza Italia verso traguardi lontani e apparentemente irraggiungibili boccia oggi senza appello le speranze di chi vede una meta vicina? Pessimismo, rassegnazione? Niente di tutto questo, assicura l’ex premier. «Ragazzi, la questione è semplice: manca il killer. Proprio non c’è».

Il Gesù di Arcore

È sera, Berlusconi è rilassato e ha voglia di raccontare. Prima la buona notizia: «Oggi è un grande giorno. Mamma mi ha fatto prendere un grosso spavento. Sapete, a 95 anni ogni tanto la salute fa brutti scherzi ma ora è tutto a posto, da qualche ora è di nuovo a casa e va molto meglio». Poi l’aggiornamento sullo stato del suo menisco: «Fastidioso ma come dire, non è il caso di metterla giù dura». Quindi l’annuncio: «Ho finito di scrivere il libro con le mie memorie.

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Una faticaccia durata tutta l’estate, altro che le balle sulle mie notti in discoteca. Ho consegnato le bozze in Mondadori. Titolo provvisorio: “Il calvario della libertà”. E occhio al singolare, perché la libertà è una sola: o c’è sempre e su tutto o non è». Già, il calvario del Gesù di Arcore («Avete visto che un sondaggio del Corriere dice che sono al primo posto tra gli eroi in vita e al secondo in assoluto dietro solo a Papa Wojtyla?»). Ma aspettando la resurrezione è la storia del killer che diventa il tema della serata.

«Ho studiato e ristudiato la pratica e sono giunto alla conclusione che per ora dobbiamo metterci il cuore in pace. È vero che tutta la sinistra vorrebbe disfarsi di questo signore che si sta occupando solo della sua rete di potere personale, ma per farlo occorre trovare qualcuno disposto a sferrare il colpo mortale. E su questo non c’è il minimo accordo». Un nome a caso: D’Alema? «No, non si fida, ha contro Fassino e Veltroni». Rutelli? «Impossibile, i ds si alleerebbero e farebbero fuori anche lui». I comunisti? «E quando mai, non tornerebbero mai più al governo. E poi…». E poi? «Son troppo sotto nei sondaggi per rischiare nuove elezioni».

Già, sotto, ma di quanto? «Il dato più attendibile è questo: Casa delle libertà 56 per cento, centrosinistra 44. Il resto son tutte storie, non confondiamo il 70 per cento degli scontenti di Prodi con un possibile risultato elettorale. Un conto è dire: quello mi ha deluso, altro è che un comunista deluso voti noi. Certo, forse qualche moderato, è già successo». E racconta di quando a Trieste, al comizio per il ballottaggio del sindaco, si fece riempire la sala di gente di sinistra: «Dal gelo al trionfo: citai Saba e uno dalla seconda fila mi urlò: ma stia zitto, che ne sa lei di Saba? Recitai sui due piedi una sua poesia a memoria senza sbagliare neppure una virgola. Ci fu una ovazione e vincemmo le elezioni». Potenza della memoria: «Un dono, ce l’ho di ferro, in tutti i sensi».

Dini o Amato?


Ma torniamo al tormentone killer. «Un esterno, uno preso da fuori proprio come nei gialli, diciamo tipo Dini? Lo escludo. A sinistra nessuno si fida di lui». Buttiamo un nome: Amato. «Non ce lo vedo proprio, e non sono l’unico». E allora non resta che l’agguato dell’opposizione. Dicono che al Senato si possa fare, basta aspettare il momento giusto. «Chi dice questo non conosce i senatori. Mi gioco la testa che se la sinistra avesse problemi seri qualche senatore della Casa delle libertà si sentirebbe improvvisamente male al punto di dover lasciare l’Aula e andare in infermeria. E come è noto dal lettino del dottore non si può votare. Anche la barberia potrebbe tornare utile. Sa com’è, dal parrucchiere c’è sempre fila…».

Vuol dire che qualcuno è già pronto a tradire? «Voglio dire questo: i senatori, anche i miei, non hanno nessuna voglia di tornare a casa. Non adesso e lo hanno già dimostrato nelle ultime votazioni». Niente, il killer, secondo Berlusconi, proprio non si trova. Né dentro né fuori. E allora? «Intanto lavoriamo. Bisogna sempre lavorare. Credetemi, questa è la prima sera di relax che mi prendo da non so quanto. Certo che torneremo al governo ma una cosa ve la anticipo. In qualunque caso non sarò io a rientrare a Palazzo Chigi». Secondo sconcerto degli ospiti. Ma come, Prodi non cade e Silvio non sarà più premier? «Ho già dato, mi basta».

Ma se non lui chi? «L’uomo giusto c’è già ma per favore niente nomi». Qualcuno incalza: «Allora aspetti il Quirinale…». Macché: «Niente Quirinale, per carità. Con la politica operativa ho chiuso. Per il capo dello Stato il nome ce l’ho e lo faccio: Gianni Letta. È il migliore di tutti».

Quei ventidue brindisi nella dacia di Putin

Il Colle, una ferita aperta per il Cavaliere: prima Scalfaro, poi Ciampi, ora Napolitano: «Quando uno diventa presidente della Repubblica dichiara al mondo la sua imparzialità ma credetemi, non è così fino in fondo. Alla fine prevale sempre l’appartenenza a una fede politica e culturale. Non vi dico che cosa mi ha fatto penare Ciampi e con Napolitano è la stessa cosa: erano, sono e saranno di sinistra».

La politica interna sembra quasi annoiarlo. Divaga, gioca: «Sapete perché Prodi mi odia tanto? Voleva diventare ricco e il miliardario sono io, voleva un suo grande partito e l’ho fatto io, voleva essere amato e sono io in testa a tutti i sondaggi di gradimento». Gli manca lo scenario internazionale, Bush, Putin, Blair. Ricorda la memorabile notte con Eltsin: «Nella sua dacia, ventidue portate e ventidue brindisi a vodka con una pausa a metà per gustare una bottiglia di gran vino francese. Al mattino commentai: lui regge meglio l’alcol. E i soliti giornali mi accusarono di aver dato dell’ubriacone a un capo di Stato estero».

I giornali, altro tormentone: «Ma sapete che prima delle elezioni gli azionisti del Corriere prima e Paolo Mieli poi vennero da me per garantirmi l’appoggio al voto?». E i tre dispiaceri. Il primo: «La riforma mancata della giustizia. Un Paese dove pm e giudici mangiano allo stesso tavolo, si danno del tu, entrano nei rispettivi uffici senza neppure bussare non sarà mai un Paese davvero giusto libero e democratico». Il secondo: «In tre, dicasi tre minuti durante un Consiglio dei ministri di Prodi, Di Pietro ha azzerato cinque anni di lavoro sulle grandi opere: niente più ponte sullo Stretto, niente più Tav, niente o quasi Mose di Venezia. Una follia». La terza: «La riforma Moratti della scuola. Buttarla via come stanno facendo è un insulto a tutti gli italiani».

La Moratti, Milano. Che ne pensa Berlusconi del progetto di introdurre i ticket d’ingresso? «Letizia è una grande donna, quando ha un obiettivo non molla fino a che lo raggiunge. In questo caso il problema è l’obiettivo…».

La barzelletta, Silvio e il paradiso

Si è fatto tardi, ma Berlusconi non molla e siccome c’è chi dà segni di stanchezza lui suona la sveglia: «La sapete l’ultima barzelletta sul figlio del Cavaliere? Anzi, prima vi racconto l’ultima sul Cavaliere. Dunque: Silvio muore e va in paradiso, l’angelo lo accoglie nel centro smistamento inferno-purgatorio-paradiso. Funziona così. Uno arriva e mette la sua carta d’identità nel computer celeste che sa tutto di te. Pochi secondi e c’è il responso. L’angelo però blocca Silvio: abbiamo un problema di caricamento dati. Sa, secondo il computer lei ha tredici case.

Silvio conferma. Vabbè, fa l’angelo, ma qui risultano quattordici piscine. In effetti, spiega Berlusconi, in una casa ne ho due, una coperta e l’altra scoperta. E dei quattro jet cosa mi dice? Sì, è così ma guardi che uno è rotto. E i sei panfili? Vero ma sa, con tutti gli ospiti che vanno e vengono…e poi guardi che ho sempre lavorato e pagato tutto. Sì, sì ma mi parli dei suoi collaboratori. Davvero sono 56 mila? Tra lavoro, case , aerei e barche credo di sì ma avvisi il capo che sono tutti in regola.

E la squadra di calcio? Vero, si chiama Milan, sono il presidente che ha vinto più trofei al mondo. E quella di pallavolo? Certo, campioni d’Italia e d’Europa. E quella di hockey? Sì, anche in questo caso campioni d’Italia e d’Europa. Parliamo dei film, possibile che ne abbia prodotti più di cento? Centodieci, per l’esattezza. Scusi Berlusconi, qui risulta che lei si è fidanzato con il sessanta per cento delle attrici dei suoi film… Guardi, so che è peccato ma se non lo dice a mia moglie glielo confermo, sa come è quel mondo…Ok, ma non mi dica che lei ha più di duemila conti in banca.

Credo proprio di sì ma sa, viaggiavo molto e le necessità erano tante ogni giorno. A questo punto l’angelo si rassegna: la scheda sul computer era esatta. Prego, passi pure, dice a Silvio. Il quale inserisce la sua carta e attende il verdetto. Luce verde: paradiso! Lo sapevo che Dio mi avrebbe capito, esclama il Cavaliere che si avvia a salire le scale del cielo. Ma l’Angelo lo richiama. Mi scusi, Berlusconi, volevo darle una brutta notizia, gli sussurra all’orecchio: guardi che noi qui lo chiamiamo paradiso ma temo che lei lo troverà un cesso».

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Ed ecco le reazioni all’articolo “Mi manca un killer”:

BERLUSCONI: NON HO NESSUNA INTENZIONE DI LASCIARE

(Ansa) – ”Non ho nessuna intenzione di venire meno alle responsabilita’ che mi hanno affidato gli elettori: nessun progetto di abbandono”. Cosi’ Silvio Berlusconi, raggiunto telefonicamente dall’Ansa, smentisce quanto gli viene attribuito oggi dal quotidiano ”Libero” in una sorta di conversazione-intervista. Berlusconi chiarisce quindi che si e’ limitato a dare la sua disponibilita’ ad un governo di larghe intese, senza porre condizioni personali.

”Ho soltanto ribadito ancora una volta – afferma infatti l’ex premier – cio’ che avevo affermato in precedenza, piu’ volte e pubblicamente: non c’e’ nessuna mia pretesa di far parte di un eventuale governo di grande coalizione, tanto meno come presidente del Consiglio”.

Dopo aver smentito altri particolari di quanto gli viene attribuito da ”Libero” (”Non ho mai detto di aver scritto una mia biografia – precisa ad esempio – semplicemente perche’ non l’ho mai scritta”), Berlusconi puntualizza: ”E per finire, sono gli uomini della sinistra che, stanchi ormai di Prodi e convinti della necessita’ di porre fine al suo governo, si stanno interrogando su chi debba assumersi la responsabilita’ di farlo cadere”.

BONAIUTI: SU “LIBERO” SEMPLICI PANZANE

(Ansa) – ”Semplici panzane, cose che non stanno ne’ in cielo ne’ in terra”. Cosi’ Paolo Bonaiuti liquida ai microfoni del Gr Rai la conversazione-intervista di Berlusconi pubblicata oggi dal quotidiano ”Libero”. In particolare, il portavoce dell’ex premier respinge l’idea che Berlusconi avrebbe rinunciato a tornare a Palazzo Chigi. ”Non ha nessuna intenzione di lasciare – dice Bonaiuti – non ha nessun progetto di abbandono. Non c’e’ stata nessuna intervista a nessun giornalista.
Probabilmente si tratta di frasi orecchiate durante un’occasione conviviale, credo per la presentazione di un libro. Frasi o scherzose, o sentite a meta’, o mal riportate. E’ evidente che questo non e’ il suo pensiero”. Il problema del leader, secondo Bonaiuti, ce l’ha il centrosinistra.

”Il problema della leadership del centrosinistra – sostiene – e qui torniamo alle dichiarazioni di Berlusconi, e’ che si stanno interrogando su chi deve assumersi la responsabilita’ di far cadere Prodi, perche’ tutti quanti a sinistra sono stanchi ormai di questo governo”. Confermata invece la disponibilita’ del leader di Forza Italia ad un governo di larghe intese da formare una volta caduto il governo Prodi. ”Due giorni dopo le elezioni – ricorda Bonaiuti – Berlusconi l’ha fornita come soluzione di assoluto buon senso.
Senza parlare di grande coalizione, ha detto: sediamoci tutti quanti attorno ad un tavolo per cercare di trovare il modo giusto di governare due anni, due anni e mezzo, quello che e’ il periodo necessario, un Paese spaccato a meta’, in maniera tale da poter ritornare a votare”.

“LIBERO” CONFERMA TUTTO: GOFFA SMENTITA, DOMANI SECONDA PUNTATA

(Ansa) – ”Libero conferma dalla prima all’ultima riga quanto riportato della conversazione di Silvio Berlusconi avvenuta domenica sera durante la cena in casa dell’on. Santanche’ organizzata per presentare l’ennesimo libro di Emilio Fede”: e’ quanto si legge in una nota della direzione del quotidiano, in replica alla smentita di Bonaiuti e dello stesso Berlusconi su quanto oggi pubblicato dal giornale diretto da Vittorio Feltri.

”Conversazione – prosegue la nota – che e’ stata udita da tutti gli ospiti i quali hanno seguito la performance del presidente in religioso silenzio senza lasciarsi sfuggire una parola. La smentita del Cavaliere appare dunque un goffo tentativo di fare marcia indietro dopo le reazioni suscitate dalle sue sortite”. ”E domani – conclude la direzione del quotidiano – Libero pubblichera’ la seconda puntata del divertente incontro-chiacchierata svoltasi domenica sera”.

“LIBERO” CONFERMA L’ARTICOLO SU BERLUSCONI E QUERELA BONAIUTI

(Apcom) – Il quotidiano Libero conferma “dalla prima all’ultima riga quanto riportato della conversazione di Silvio Berlusconi avvenuta domenica sera durante la cena in casa dell’onoreveole Santanchè”, afferma che domani pubblicherà “la seconda puntata del divertente incontro-chiaccherata” e annuncia una querela nei confronti di Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi. Lo si legge in due note del giornale diretto da Vittorio Feltri in cui si precisa che la conversazione in cui Berlusconi avrebbe sostanzialmente parlato di un suo ritiro dalla politica attiva “è stata udita da tutti gli ospiti i quali hanno seguito la performance del presidente in religioso silenzio, senza lasciarsi sfuggire una parola”. “La smentita del Cavaliere appare dunque un goffo tentativo di fare marcia indietro dopo le reazioni suscitate dalle sue sortite”, conclude la prima nota.

Inoltre, il direttore responsabile di Libero, Alessandro Sallusti, ha già dato mandato ai suoi legali di querelare “con ampia facoltà di prova Paolo Boniauti per aver definito in una intervista al Gr Rai ‘semplici panzane’ i contenuti del colloquio col Cavaliere pubblicato su Libero”. Sallusti, autore anche dell’articolo, fa presente cha tra l’altro “Bonaiuti non era presente, a differenza di altre persone – si legge nella nota – che hanno già confermato le frasi riportate alla serata e non può quindi confermare o smentire alcunché”.

Dopo le polemiche innescate dall’articolo di “Libero” Berlusconi aveva chiarito la sua posizione politica sulla premiership del Centrodestra: “Non ho nessuna intenzione – ha dichiarato l’ex premier – di venire meno alle responsabilità che mi hanno affidato gli elettori: nessun progetto di abbandono. Ho soltanto ribadito ancora una volta ciò che avevo affermato in precedenza, più volte e pubblicamente: non c’e’ nessuna mia pretesa di far parte di un eventuale governo di grande coalizione, tanto meno come presidente del Consiglio”.