MES, Regling: “Nessun paese finora ha chiesto il prestito”

8 Ottobre 2020, di Alessandra Caparello

MES, Regling: “Nessun paese finora ha chiesto il prestito”

“Nessun Paese finora ha chiesto il prestito, ma diversi governi ci stanno pensando”. Così il dg del Mes Klaus Regling nei giorni scorsi, aggiungendo che la linea di credito del fondo salva-Stati “è diversa dai prestiti del meccanismo Sure che fornisce sostegno perché gli Stati possano fronteggiare i costi della disoccupazione: nel caso del Mes non c’è fretta tanto più che gli Stati hanno buone condizioni sul mercato”.

Mes, politici italiani contrari

Guardando all’Italia nelle ultime ore è intervenuto sulla questione il Ministro Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che in una dichiarazione alla Stampa ha sottolineato  che  “in questo momento riteniamo non sia necessario attivare il Mes. Dopodiché in Parlamento valuteremo”.

Bisogna comunque “capire se c’è bisogno di quelle risorse. Se dovessimo averne bisogno, occorrerà capire se accompagnare quello strumento con una richiesta forte di una sospensione indeterminata delle previsioni sul rapporto deficit-Pil che l’Ue ha fissato tra gli Stati membri”.

“Il Mes? “Dovreste prenderlo. E di corsa”. Si esprime così  Michael Spence, premio Nobel per l’economia e professore emerito alla Stanford School of Business, che nel corso di un’intervista a Il Riformista Economia precisa:

“Se c’è un programma credibile da finanziare, quei soldi vanno utilizzati. Senza farsi influenzare dai simboli: è vero che il Mes fu inventato durante la crisi del debito e ha una brutta fama. Ma è denaro a basso prezzo. Quel che importa è avere un piano aggressivo di investimenti che cambi le opportunità per i cittadini e dia all’economia la possibilità di crescere. E al diavolo da dove arriva il denaro”.

Dall’opposizione si leva Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia che all’Assemblea Generale Associazione Industriali a Cremona afferma:

“Se nessun paese lo vuole ci sarà un motivo? Non dimentichiamoci che se si accetta il Mes si accetta una sorveglianza post-programma. Finché non restituiamo il 75 per cento delle risorse prestate siamo sottoposti a una vigilanza della Commissione europea. La tagliola scatta dopo il prestito, fanno come il topo con il formaggio”.