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MERRILL: BORSE CON IL FRENO TIRATO NEL 2002

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Dopo un pessimo 2000 e un sofferto 2001, per le borse potrebbe non essere ancora giunto il momento della svolta.

Richard Bernstein, chief quantitative strategist di Merrill Lynch, ha abbassato il peso consigliato per la componente azionaria in portafoglio, portandola al 50%, con un 30% di obbligazioni e un 20% di liquidità.

Bernstein è preoccupato del cambiamento delle pratiche contabili, che dopo il caso Enron, dovrebbero tornare a essere più trasparenti.

Questo, infatti, potrebbe ridurre l’entità degli utili per azione e, di conseguenza, spingere in basso anche il prezzo delle azioni.

Bernstein non esclude che gli indici possano chiudere in rosso anche il 2002. Questo sarebbe il terzo anno consecutivo di discesa del mercato azionario. Un fatto del genere non accade da 60 anni.

L’analista di Merrill Lynch comunque individua un target per l’indice S&P 500, per fine anno, a 1200 punti, circa il 10% in più della chiusura del 22 febbraio.

L’anno scorso aveva previsto che il Dow Jones potesse chiudere il 2001 a 11000 punti, mentre l’indice si è fermato a 10021,50 punti (previsione comunque più in linea rispetto a quelle di tanti altri analisti, come Abby Cohen che vedevano il Dow a 13000).

Questa volta Bernstein non fa previsioni sul Dow Jones, ne sull’indice Nasdaq, dove vede potenziali rischi di ribassi.

Per quanto riguarda la situazione delle aziende americane il guru di Merrill vede un concreto pericolo legato alla crescita dei salari, che negli ultimi mesi è stata superiore a quella dei prezzi, così come accadde nel 1998.

Questo, dice, “aiuterà i consumi, ma metterà in seria difficoltà le imprese”. A differenza del 1998, infatti, i margini reddituali non sono tali da potersi permettere ulteriori contrazioni. I profitti, percio’, ne risentiranno negativamente.

Infine, per evitare i numerosi trucchi contabili utilizzati negli ultimi mesi, Bernstein ritiene che la SEC dovrà imporre alle società americane la pubblicazione di dati di bilancio, che si attengano rigorosamente ai criteri GAAP (quelli cioè univeralmente accettati e regolamentati).