MERLONI: TONFO
IN BORSA, ‘SONO SPECULATORI’

1 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

Giornata nera in borsa per la Merloni che accusa un calo finale dell’8,5% dopo una sospensione al ribasso e un picco negativo toccato a -10%. A provocare la reazione del mercato il taglio delle stime di crescita per fine anno del gruppo di Fabriano.

Il vertice della società subito tampona il pessimismo del mercato sottolineando che non desta preoccupazione lo stato di salute di uno dei principali costruttori di elettrodomestici. “Sicuramente c’é una speculazione in corso – dice Vittorio Merloni da Capri, dove partecipa ai lavori dei giovani di Confindustria – Non ci preoccupano i risultati aziendali, ma – ammette – c’é uno choc sulla caduta del titolo”.

“Ci sono stati quasi cinque milioni di scambi, contro una media di 170 mila – precisa – ma confermiamo che le nostre stime sono in linea con le previsioni e ci interessa più il risultato aziendale che l’andamento del titolo. Certo con questi prezzi è molto sottovalutato”.

In Borsa sono stati ingenti gli scambi sulle azioni dell’azienda marchigiana con oltre 6,3 milioni di pezzi passati di mano a fronte di una media giornaliera nell’ultimo mese pari a 102 mila. Considerando il capitale ordinario, si tratta del 5,77% della società. In serata è l’amministratore delegato della società, Marco Milani a dare le risposte agli operatori dopo il taglio delle previsioni per il 2004 e il tonfo a Piazza Affari. La reazione del mercato è stata “estremamente emotiva”, ma la società è “assolutamente ottimista su quello che succederà nei prossimi giorni”, rassicura.

Merloni resta la “migliore del settore” e stima di annullare l’aumento del prezzo delle materie prime con una riduzione dei costi e un aumento del fatturato il prossimo anno”. Insomma “non ci sono elementi per temere che nel 2005 si possa verificare una più bassa redditività”.

L’emotività sul titolo è stata dettata dalla speculazione e forse “dall’idea che sembrava impossibile per Merloni avere qualche problema”, sottolinea Milani ricordando che i 20 milioni di ebit in meno rispetto alle stime sono dovuti solo per 6,5 milioni all’impatto delle materie prime, per circa 7 milioni da accantonamenti prudenziali sui ricavi unitari del secondo semestre e per il resto da investimenti supplementari per le attività in Gran Bretagna, che nella fase di start up si sono rilevate inferiori “ai livelli di servizio che il mercato si aspetta da noi”. “Se dovessi stimare un impatto negativo delle materie prime nel 2005 – spiega Milani – in assenza di dati precisi e in attesa di chiudere ancora i conti di settembre potrei quantificarlo in 40 milioni”.

Che potranno essere assolutamente assorbiti da un aumento (basta l’1%) dei ricavi, anche grazie all’allineamento al rialzo dei prezzi che tutte le aziende del settore stanno operando e dai 15 milioni” di riduzione dei costi che le attività in Polonia e Russia potranno garantire a pieno regime già dal prossimo anno.