Merkel tra due fuochi, pronta a sostenere l’italiano Draghi o no?

29 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – La decisione finale sarebbe finalmente arrivata e se non è stata resa ancora pubblica è solo perchè la diretta interessata, Angela Merkel, trema alla reazione che i tedeschi potrebbero avere, nel sentire che anche la Germania, alla fine, dice sì a un italiano a capo della presidenza della Bce.

La verità, come afferma il Wall Street Journal, è che la cancelliera si sarebbe ormai arresa di fronte all’evidenza: il punto infatti è che non c’è al momento un altro candidato alla Bce che si presenta come valida alternativa. E dunque sì a Draghi, anche se italiano. Alla fine, stavolta, avrebbe così “vinto” la Francia. in quanto il sostegno al governatore di Bankitalia ufficializzato dal presidente Nicholas Sarkozy in occasione della sua visita al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha alimentato di fatto le pressioni su Merkel.

Non si conosce ancora il momento in cui Merkel farà il tanto atteso discorso; ma i tempi sono ormai stretti, visto che una decisione formale sul successore di Jean Claude Trichet alla presidenza della Bce sarà presa nel mese di giugno. Sicuramente, la cancelliera non si opporrà per chiare ragioni diplomatiche alla decisione del collega Sarkozy.

Le preoccupazioni, in ogni caso, rimangono: il timore di Berlino, in particolare, è che una Bce guidata da un italiano potrebbe aumentare lo scetticismo degli investitori sull’euro, in un momento tanto cruciale, in cui sono proprio i paesi del sud del Mediterraneo ad alimentare la crisi dei debiti sovrani.

Non si può non notare poi, che nell’acronimo Piigs, figura anche l’Italia, che fa i conti con un debito, a livello europeo, inferiore soltanto a quello della Grecia. Insomma, il problema per i funzionari tedeschi è sempre stato non tanto Draghi in quanto persona, ma la sua italianità, il suo rappresentare un paese, l’Italia, noto per avere un’immagine negativa sia sul fronte fiscale che su quello monetario. E poi c’è un’altra cosa che i tedeschi non riescono a mandare giù: la posizione che Draghi ha ricoperto in passato lavorando presso Goldman Sachs, e il suo essere insomma troppo vicino al mondo dell’investment banking.