MERCATO USA: OCCUPAZIONE MALE. E ADESSO CHE SI FA?

6 Agosto 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Il dato sul mercato del lavoro Usa ha stupito anche le più negative aspettative, posizionandosi ad un modesto 32.000 unità in termini di nuovi occupati. Questa volta il settore che ha deluso in modo particolare è stato quello dei servizi, che ha prodotto solo 14.000 nuove unità.

E’ pur vero che indicazioni negative erano venute dalla sottocomponente occupazione dell’Ism servizi, che, ricordiamo, si era bruscamente posizionata in corrispondenza di 50. Il settore manifatturiero che in passato aveva rappresentato l’anello debole del mercato del lavoro Usa, ha invece evidenziato la creazione di 10.000 unità, con una revisione al rialzo anche del dato precedente (da -11.000 a -1000).

Ancora una volta, si è verificata una divergenza tra il dato sui non farm pay rolls ed il tasso di disoccupazione che è sceso al 5,5% da 5,6%. La divergenza dipende dal diverso campione di riferimento su cui i due dati sono calcolati oltre che da una fuoriuscita oltre la norma di unità dalla forza lavoro (-351.000).

Il dato sui non farm payrolls è calcolato facendo riferimento ad un campione di aziende. Il deludente incremento di nuovi occupati può essere imputato in parte anche alla stagionalità legata alla chiusura di stabilimenti in alcuni comparti, come quello automobilistico.

In ogni caso, anche nell’ipotesi di revisione al rialzo, il dato, risulta essere deludente. Alla luce di tale dato, qualora ne seguiranno altri dello stesso tenore, l’ipotesi di crescita Usa per il 2004 potrebbe spostarsi al 4% dall’attuale 4,5%.

All’interno del dato vi è comunque stato qualche lieve segnale di miglioramento (sebbene di impatto molto minore rispetto alla variazione dei non farm pay rolls) come ad esempio il calo della durata media della permanenza nello stato di disoccupato (da 19,9 a 18,6 settimane) o ancora l’aumento del tasso di partecipazione (da 66 a 66,2%).

L’ottimismo di Greenspan sulle prospettive del ciclo economico vengono pertanto messe in discussione. La possibilità di un rialzo dei tassi il prossimo 10 agosto è ancora realistica. Riteniamo ostico immaginare un brusco cambio di atteggiamento da parte della Fed soprattutto dopo il recente discorso ottimistico di Greenspan.

Il prossimo 10 agosto potrebbe però evidenziare qualche commento ai dati odierni nel comunicato successivo. Il meeting del Fomc che invece potrebbe concludersi con tassi invariati è quello del 21 settembre, che tra l’altro è il più vicino alla scadenza elettorale.

Sulla base del dato odierno continuiamo a ritenere possibile uno scenario prolungato di rallentamento del ciclo Usa oltre il secondo trimestre. Occorreranno altri dati di luglio per cercare di quantificare l’entità di tale andamento.

Le prime cifre sull’andamento delle vendite di luglio forniti dalle maggiori catene di distribuzione Usa (Wal-Mart, Target ecc.) non sono stati particolarmente esaltanti. Pertanto il dato più atteso della prossima settimana (ossia quello sulle vendite al dettaglio di luglio) si preannuncia potenzialmente debole.

Quali le possibili ripercussioni sul mercato obbligazionario e forex? Sul mercato dei bond si è registrato già un brusco calo dei tassi, che sul comparto decennale hanno raggiunto i livelli minimi dal mese di aprile. Occorre considerare che sullo scenario macro più pessimista delineato oggi dai dati sul mercato del lavoro si innestano anche le tensioni legate all’incremento del prezzo del petrolio (con le possibili ripercussioni negative più sulla crescita che sui prezzi) oltre che quelle geopolitiche.

Inoltre occorre considerare alcuni fattori di carattere tecnico: le posizioni di carry trade sui bond sono ancora molto elevate e l’attuale andamento al ribasso dei tassi in un contesto di tassi a breve termine ancora relativamente contenuti, rende tali posizioni ancora molto profittevoli. Cio’ rende non necessaria la chiusura delle posizioni stesse che comporterebbe un cospicuo flusso di vendite di bond.

Dall’altro lato, gli operatori speculativi (tra cui gli hedge fund) presentavano al 27 luglio posizioni nette corte sui futures sui bond Usa prossime ai massimi storici, puntando sul rientro (c.d. unwinding) delle posizioni di carry trade in un contesto di politica monetaria restrittiva negli Usa. Il repentino cambio di scenario sull’evoluzione del ciclo economico rende più marcate le ricoperture di tali posizioni supportando ancor di più i bond.

Sul mercato forex si è registrato un marcato indebolimento del dollaro. Avevamo evidenziato la possibilità della ripresa del trend primario di deprezzamento del dollaro legato al peso considerevole del deficit di partite correnti. Ribadiamo ancora tale view con la possibilità di accelerazione del trend nella seconda parte del mese di agosto.

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.