MERCATO AZIONARIO: TEST DI TENUTA A QUOTA 700

3 Marzo 2009, di Redazione Wall Street Italia

*Maurizio Milano e’ responsabile Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella.
Questo documento e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come
definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale
di WSI.

(WSI) – Ennesima settimana in ribasso per le Borse. Il mercato azionario negli Usa è ridisceso a testare i minimi toccati durante l’affondo ribassista del mese di ottobre-novembre 2008, dopo un movimento laterale che si era protratto per oltre 3 mesi. Debole anche l’Asia, con l’indice Nikkei225 che si assesta poco al di sopra dei minimi a quota 7000, sui livelli del 1981-82. Ancora peggiore l’andamento in Europa: l’indice di riferimento delle blue chip dell’area euro, il DJEurostoxx50, ha rotto in modo convinto i precedenti minimi a 2085 e si sta indirizzando al test dei minimi toccati il 12 marzo 2003 a 1848. Il sistema finanziario rimane in una situazione di impasse, e non sono chiare le modalità e le tempistiche di intervento dei piani di aiuto predisposti dal governo statunitense. Si sa che l’incertezza è la peggiore nemica dei mercati, oltre alla mancanza di liquidità, di trasparenza e di fiducia: il contesto attuale, per di più minacciato da un progressivo avvitamento in una spirale depressiva-deflazionistica, è quindi quanto di più ostile si possa concepire per l’investimento azionario. Queste incertezze e queste paure si riflettono in un continuo deterioramento dei corsi azionari, anche al di là di ogni ragionevolezza. Solo quando il circuito del credito riprenderà a funzionare in modo efficace si avrà un segnale di possibile graduale ritorno alla normalità.

Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul
link INSIDER

Avremo un primo segnale di tenuta e di “possibile” ripresa soltanto quando vedremo l’indice bancario dell’S&P500 ritornare al di sopra di quota 100; ora quota a ridosso di 63 ed ha toccato un minimo a ridosso di 50,75 il 20 febbraio, circa l’88% in meno rispetto ai massimi a 414,75 del febbraio 2007. Fino ad allora ogni rimbalzo rischia di essere di corto respiro, ed il mercato rimane suscettibile di subire ulteriori avvitamenti ribassisti. L’S&P500 si è portato al test dei minimi toccati il 21 novembre 2008 a ridosso di 740, ed è sceso verso 715. Finché le quotazioni stazionano al di sotto di 780 il tono rimane molto debole, col rischio di scivolate verso il forte supporto a quota 700, dove dovrebbero esserci ordini in acquisto. Il superamento di 780 spingerebbe al test della resistenza in area 800/35: solo al di sopra di 875/95 si avrebbe però un segnale di moderata positività. Nuovo minimo per il Dow Jones Industrial, che rompe il minimo dell’ottobre 2002 a 7200, e scende al di sotto del supporto psicologico a quota 7000, col rischio di proseguire verso il forte supporto a 6550, dove dovrebbero comunque esserci ordini in acquisto. Il superamento di 7400/550 spingerebbe al test di 8000, ma gli acquisti per le prossime settimane riprenderebbero in modo convinto solo sopra 8300 (prematuro). Forti vendite anche sul Nasdaq Composite che scende al di sotto del supporto a 1385 verso 1350. Finché le quotazioni stazionano al di sotto di 1440 il tono rimane molto debole, col rischio di una prosecuzione della discesa verso i minimi in area 1250/95, dove dovrebbero esserci ordini in acquisto. Un rimbalzo partirebbe sopra 1440, con obiettivo 1495-1535, il cui superamento fornirebbe un buon segnale di tenuta. Da un punto di vista settoriale neppure un comparto registra dinamiche positive negli ultimi due mesi, con perdite che vanno dal 6-8% del settore tecnologia e software al 15% dell’energia fino a picchi del -35% del settore finanziario. Una ripresa di quest’ultimo rimane quindi una delle condizioni per potere ipotizzare una stabilizzazione e quindi un miglioramento del quadro tecnico generale del mercato. Un altro segnale positivo verrebbe poi da un calo della volatilità implicita, con discese del Vix (volatilità SP500, ora sotto alla resistenza a 51-52) al di sotto di 41 e quindi di 35-37. Un assestamento del Vix al di sotto del Vxn (volatilità Nasdaq) confermerebbe poi che le tensioni sul settore finanziario stanno davvero diminuendo. Fino ad allora non ci sono le condizioni per un rimbalzo degno di nota, neppure per un bear-market rally.

Sul fronte valutario, dovrebbe proseguire la stabilizzazione in atto del cambio euro/dollaro, nell’intervallo 1,2500-1,3000, mentre il dollaro potrebbe apprezzarsi ancora contro yen se riuscirà a superare la resistenza psicologica a quota 100.

Sul comparto obbligazionario prevale una situazione di stallo. Nonostante le discese dell’azionario i corsi obbligazionari non riescono ad approfittarne. Un segnale di perdita di spinta si avrebbe su discese del Bund (prezzo corrente a ridosso di 125) al di sotto di 123,75 e quindi sotto 121,55, al momento prematuro. Il trend rialzista dominante riprenderebbe invece al superamento dei massimi in area 126,00/50. Sul Treasury (decennale Usa, prezzo corrente a ridosso di 121) le prese di beneficio scatterebbero con la rottura del supporto a 119, con possibili discese verso 117. Nuovi acquisti scatterebbero sopra 123,00/25, con obiettivo 125 e quindi i massimi a 127.

Sul fronte petrolio/commodities, è probabile che la fase di stabilizzazione in essere da fine dicembre – che interrompe una forte discesa iniziata dai picchi di metà luglio 2008 – prosegua anche per le prossime settimane. Apprezzamenti del petrolio (il crude quota a ridosso di 41,50 $/barile) e delle altre materie prime (l’indice CRB quota a ridosso di 205) scatterebbero solo nel caso parta un rimbalzo dell’azionario. Il forte rialzo dell’oro, sostenuto dal clima di generale incertezza, ha portato al test dei massimi del marzo 2008 a ridosso dell’area 1000-1033, per poi ripiegare verso 930/35: le tensioni diminuirebbero sotto 900 ma un segnale distensivo affidabile si avrebbe solo su discese al di sotto di 845, prematuro.

Copyright © Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella per Wall Street Italia. All rights reserved