MERCATI USA: L’ELEMENTO CHIAVE E’ IL PETROLIO

29 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Il recente trend al rialzo del prezzo del petrolio ha acceso il dibattito sul possibile effetto che il rincaro del greggio potrebbe avere su prezzi e crescita.

Le tesi avanzate sono molto diverse: c’è chi ipotizza un effetto piu’ marcato sui prezzi, chi invece stima un effetto negativo sulla crescita, tale da più che bilanciare il potenziale effetto negativo sui prezzi, ed infine vi è chi arriva a prevedere un effetto disinflativo, immaginando che l’effetto negativo sull’economia generi un calo dell’inflazione dal lato della domanda tale da più che bilanciare quella dal lato dell’offerta.

I nuovi livelli record a quota 43$/b segnati mercoledi’ hanno avuto delle ripercussioni sui mercati finanziari, sebbene in modo non ancora marcato, ma potrebbero essere il primo indizio di come il rally del petrolio, qualora proseguisse, potrebbe impattare sui mercati.

Evidenziamo come le c.d. break even inflation (sommatoria tra inflazione attesa e premio al rischio) derivate dai titoli inflation linked (tra cui figurano anche recenti emissioni di Btp) non hanno subito in Europa un analogo rialzo.

Potrebbe trattarsi di un segnale di come, oltre certi livelli, la preoccupazione derivante dal rialzo del petrolio sia più rivolta agli effetti negativi sulla crescita che a quelli sui prezzi.

I fattori che hanno supportato il prezzo dell’oro nero sono molteplici: 1) le tensioni geopolitiche, il timore che la capacità residuale di produzione Opec sia molto bassa; 2) le pressioni derivanti dai bassi livelli delle scorte Usa in corrispondenza della stagione in cui si assiste al tipico picco di domanda; 3) le tensioni derivanti spesso da scioperi effettuati in alcuni paesi grossi produttori mondiali (si veda il caso della Nigeria o della Norvegia); 4) i recenti timori di una riduzione della produzione russa (la Russia nel 2004 è diventato il primo paese produttore di petrolio al mondo superando l’Arabia Saudita, che rimane invece il primo esportatore mondiale) a causa del potenziale default di Yukos.

Quest’ultimo elemento potrebbe essere quello destinato a rientrare in breve termine, risultando pertanto una delle concause ma non certamente la principale e/o quella scatenante.

Tra i fattori elencati, quelli che potrebbero rimanere in essere nei prossimi mesi sono innanzitutto quelli geopolitici, in vista di appuntamenti di rilevo internazionale come le olimpiadi o ancora le elezioni Usa. A ciò si lega il timore che, di fronte ad ipotetici attacchi terroristici l’Opec non abbia la possibilità di intervenire in modo forte cercando di calmierare i prezzi attraverso la leva della produzione.

La domanda mondiale nel frattempo non accenna a diminuire. In particolare in Cina, secondo le stime del ministero del commercio del paese, è attesa un incremento della domanda di petrolio nell’ordine del 12% nel 2004, in gran parte legato all’aumento della domanda di benzina legato al forte incremento del mercato automobilistico (quest’anno è atteso un incremento della produzione di auto pari al 16%).

Secondo alcune autorevoli stime, i recenti incrementi di produzione decisi dall’Opec sarebbero però in grado di pareggiare l’incremento di domanda. Pertanto i rialzi attuali sarebbero legati a fattori diversi da quelli attinenti direttamente l’interazione tra domanda ed offerta.

Nel breve termine, quindi, non è da escludere la possibilità di continuazione del rally al rialzo, che potrebbe però rientrare a fine anno, quando il premio al rischio insito nelle quotazioni attuali potrebbe calare dopo l’evento principale delle elezioni Usa.

Inoltre, non è da escludere al momento la possibilità di un rallentamento del ciclo economico Usa tale da ridurre la domanda globale soprattutto nell’ipotesi in cui le manovre governative del paese sortiscano effetti più marcati in termini di ridimensionamento della crescita.

Nel frattempo, qualora il citato rally prosegua, riteniamo che la preoccupazione potrebbe derivare soprattutto dal lato della crescita, che potrebbe ampiamente superare quella relativa ai prezzi, soprattutto laddove i segnali di rallentamento rilevati a giugno dovessero essere confermati.

* Antonio Cesarano e’ il Responsabile Desk Market Research di MPS Finance.