MERCATI USA: IL TIMORE DELL’INFLAZIONE

21 Maggio 2001, di Redazione Wall Street Italia

Alcuni investitori pensano che il mercato azionario debba temere di piu’ l’inflazione che la debolezza dell’economia.

Analizzando il 1990 – quando si e’ verificata la concomitanza di mercato orso e recessione – si trae la conclusione che un’economia debole non porta ingenti guadagni azionari, ma non e’ nemmeno cosi’ deleteria per il mercato.

“Retrospettivamente, l’abbandonare il mercato azionaro nel 1990, quando l’economia era in stallo, si sarebbe rivelato un errore”, ha commentato James Paulsen, a capo della strategia d’investimento di Wells Capital Mangement.

Il Dow Jones Industrial Average si e’ infatti ripreso di oltre il 20% nel 1991 ed ha poi continuato a salire nonostante la debolezza dell’economia.

Secondo Paulsen, pertanto – nonostante il mercato dovrebbe perdere parte dei guadagni conquistati negli ultimi due mesi – la tendenza sarebbe la ripresa.

“La mancanza di inflazione negli anni novanta ha infatti permesso al mercato di crescere nonostante i profitti deludenti”, ha spiegato Paulsen. “Ora, sebbene i prezzi del petrolio siano alti, il resto dell’economia sta mostrando solo una leggera crescita inflazionistica; nel 1991 i prezzi al consumo crescevano a un tasso del 5,5%, ora il tasso e’ del 2,7%.”.

Naturalmente, ci sono molte differenze tra la situazione attuale e quella del 1990 e secondo i pessimisti, se l’economia dovesse cadere in recessione, il calo della spesa al consumo porterebbe con se’ il mercato azionario.

Se l’economia riesce a evitare la recessione, poi, gli aggressivi interventi della Federal Reserve e la prevista riduzione fiscale, potrebbero causare una crescita dell’inflazione, innescando aumenti dei tassi d’interesse e il calo del mercato azionario.

“L’unico timore che abbiamo e’ la crescita dell’inflazione”, ha ammesso John Bartlett di Commerce Trust che e’ convinto che l’economia e il mercato siano diretti verso l’alto. “Questo porterebbe la Fed a invertire la politica monetaria all’inizio del 2002. La paura sta gia’ facendosi sentire sul mercato obbligazionario a lungo termine”.

Sotto alcuni punti di vista, il 2001 sembra in una situazione migliore di quella del 1990 – nonostante ora le societa’ dello S&P 500 siano scambiate a 25 volte gli utili contro le 15 volte di allora – non solo l’inflazione e’ contenuta, ma anche la disoccupazione e’ piu’ ridotta – il 4,5% contro il 7% del 1990.

“Penso che l’economia rimarra’ piuttosto debole per alcuni anni”, ha commentato Paulsen, “ma abbiamo iniziato questo mercato a livelli mediamente non troppo elevati e se i tassi d’interesse continuassero a scendere, si potrebbero ottenere guadagni decenti”.

In questo tipo di scenario il Chief investment officer suggerisce titoli difensivi – alimentari, farmaceutici e prodotti di largo consumo – che dovrebbero dare i migliori risultati soprattutto se il loro prezzo attuale non e’ troppo elevato rispetto agli utili.