MERCATI: UN RALLY DI CUI APPROFITTARE

16 Aprile 2003, di Redazione Wall Street Italia

I confortanti segnali giunti dal settore tecnologico USA, con IBM, Texas Instruments e Microsoft capaci di battere le stime di utile trimestrale, pur senza poter fornire un quadro così chiaro e tanto meno brillante per i mesi a venire, hanno avuto la meglio sulle indicazioni più grigie offerte da General Motors sull’auto,
e su alcuni dati deludenti per quanto riguarda l’intera economia americana.

Wall Street e il Nasdaq hanno così messo a segno un modesto rialzo (+0,6% l’S&P 500, +0,4% il Nasdaq Composite), che si è però ampliato di
un altro 1% circa in serata (quasi il 2% sul Nasdaq) dopo gli attesi annunci dei tecnologici. Nonostante le incognite del momento, il tono dei listini azionari sta riprendendosi e, pur tra volumi al lumicino, sembrerebbe in grado di riattrarre parte dei pur scettici investitori. Sarà pure un rally temporaneo, magari in un mercato destinato a scendere di nuovo alle prime difficoltà congiunturali, ma se durasse qualche settimana – così credo si inizi a ragionare – sarebbe un peccato non approfittarne.

Nonostante accuse e minacce, l’ipotesi di un nuovo intervento militare nell’immediato, stavolta contro la Siria, non appare molto credibile, mentre per quanto riguarda le
prospettive dell’Iraq post Saddam siamo ancora in una fase in cui le speranze prevalgono sulle difficoltà che sicuramente emergeranno per l’Amministrazione americana. In positivo c’è da segnalare anche il tentativo di ricucitura dello strappo tra i leader dell’Occidente: la telefonata dai toni concilianti di Chirac a Bush e l’incontro più amichevole tra Blair e Schroeder, finalizzato a concordare un piano di ricostruzione dell’Iraq, vanno in questa direzione, stando almeno alle apparenze.

Ieri intanto il Presidente americano ha rinnovato il suo impegno sul piano fiscale da 726 mld di dollari, di cui punta a salvare almeno i 2/3, nonostante l’opposizione democratica e una parte dello stesso partito repubblicano, perplessa per la brusca ascesa del disavanzo pubblico, rischino di dimezzarne la portata, bocciando soprattutto il discusso incentivo sui dividendi. E’ anche su questi temi che si focalizzerà l’attenzione degli investitori nelle prossime settimane.

A fornire indicazioni stavolta non incoraggianti, dopo il boom a sorpresa delle vendite al dettaglio in marzo, è stata l’economia: non solo la produzione industriale è calata più del previsto (-0,5% in marzo, contro l’attesa di un più modesto –0,2%), ma anche l’indice Empire State Manufacturing, che rileva le condizioni del comparto manifatturiero dello Stato di New York, ha evidenziato una brusca caduta, da –2,8 in marzo a –20,4 nel mese corrente, la lettura più bassa dall’ottobre 2001, subito dopo l’attentato alle Torri. L’indice non è tra i più significativi, il suo track record peraltro è limitato, ma assieme a quello più noto della
contigua Fed di Philadelphia offre in questa fase un quadro molto aggiornato sull’umore delle imprese.

La caduta della componente ordini (da –4,7 a –15,9: ogni voce negativa rappresenta una contrazione di attività) non lascia intravedere nulla di buono anche per la produzione industriale di aprile, mentre il miglioramento dell’indice relativo alle condizioni per i prossimi sei mesi conferma l’idea di fondo che tutti si attendono una situazione migliore
superata l’incognita Iraq.

A giustificazione del deludente –0,5% della produzione industriale si possono addurre
l’andamento altalenante dell’auto, da un paio di mesi in caduta (-1,8% in marzo, -2,4% in febbraio) a causa dell’attesa per l’avvio di nuove campagne promozionali (quanto siano dolorose per le aziende lo abbiamo appreso dalle previsioni fornite da GM) e le condizioni climatiche, che hanno frenato il comparto utilities (-4,1%); il calo del comparto manifatturiero è stato infatti solo di uno 0,2%, dopo il –0,3% del mese precedente; da segnalare, ancora una volta, l’andamento invece in netta controtendenza del settore high tech, con un +1,6% che segue il +0,8% di gennaio e di febbraio, un recupero che su base annua è ormai a quota +9%, contro il +0,5% soltanto dell’industria
nel suo complesso.

Non è un caso dunque, che il Nasdaq e i tecnologici, pur incorporando ancora stime di
crescita piuttosto aggressive, e tutte da verificare, per gli utili futuri, continui a battere i settori tradizionali e l’indice Dow Jones Industrials.

*Michele Pezzinga e’ capo strategist di Eptasim.