MERCATI, SI PUO’ SMETTERE DI AVERE PAURA

28 Maggio 2003, di Redazione Wall Street Italia

Da Affari & Finanza (Repubblica) di lunedì 26 maggio 2003.

Milano. I mercati continuano a stupire. La situazione appare molto incerta e sarebbe consigliabile una maggior prudenza. Ma gli operatori tirano dritto per la loro strada. I motivi per abbandonare i titoli e fuggire dai listini sarebbero tanti. Ma, alla fine, la gente rimane lì. E tutti sembrano seguire il consiglio di quello strategist che termina il suo rapporto settimanale con una raccomandazione: “cash zero”, azioni e/o bond trentennali. Insomma, bando alle paure e investite tutto quello che avete. Non sbaglierete.

I mercati, in sostanza, sembrano percorsi da un sotterraneo istinto positivo. In pubblico, molti elencano i motivi per cui sarebbe bene andarsene, ma poi tutti rimangono lì. Nonostante le incertezze o, forse, proprio per questo. Per la verità, il mercato appare ancora molto professionale. Però va avanti. Sorretto, più che altro, dalle “visioni” degli analisti grafici (che in aprile avevano visto arrivare segnali positivi, di rialzo). E’ vero che adesso qualcuno di loro dice di aver visto, in mezzo alle curve e ai grafici, qualche segnale negativo di ribasso. Ma altri ribattono che deve trattarsi di falsi segnali, perché il ribasso ci sarà solo più avanti.

Ma quali sono gli elementi che potrebbero indurre la gente a fuggire dai listini (cosa che invece non accade)?
1- La minaccia di nuovi attacchi terroristici. Le autorità americane (e anche di altri paesi) sono state abbastanza chiare. Le minacce esistono e sono anche molto precise. E si tratta di eventi a breve, o addirittura brevissima scadenza. In altri tempi, e in circostanze analoghe, la gente avrebbe abbandonato i titoli di corsa e si sarebbe seduta sul proprio cash in cima a una montagna sperduta. Oggi, invece, nessuno si muove e i listini resistono. Perché? L’unica risposta possibile è che si ritiene che le autorità, anche in caso di attacco grave, siano in grado di reagire. Si ritiene, insomma, che eventuali attacchi terroristici siano semmai la coda più che l’inizio di una vasta campagna del terrore e di destabilizzazione. Insomma, Bin Laden non fa più paura. Almeno ai mercati.

2- La situazione economica è incerta. E questo è sicuro. Ma i mercati sembrano ritenere che ormai la ripresa non può più tardare tanto. Se non sarà a luglio, sarà a novembre o a gennaio, ma deve arrivare. Ormai siamo in crisi da tre anni. Il tempo, insomma, è scaduto. E questo porta con sé anche il problema delle imprese. Forse gli utili in arrivo non saranno entusiasmanti. Ma le cose potrebbero cambiare (grazie proprio alla ripresa) nel giro di appena qualche trimestre. Inoltre, molte aziende sono smagrite (hanno licenziato gente e rivisto procedure) e quindi in caso di ripresa gli utili potrebbero anche impennarsi di colpo.

3- La deflazione. Si sta facendo strada nei mercati un’idea, e cioè che Unione Europea e Giappone siano ormai due vecchie signore dalle quali è inutile attendersi troppo. Il Giappone tirerà avanti vendendo al resto del mondo un po’ di chip, macchine fotografiche, motociclette e automobili. L’Europa champagne, vestiti e vacanze. Il cuore della nuova economia rimangono l’America e i paesi asiatici (Giappone escluso). Per quanto riguarda l’America l’idea è che la Federal Reserve sia benissimo in grado di fare fronte a qualsiasi turbativa di tipo deflazionistico. Le economie asiatiche hanno dentro una tale spinta propulsiva che tireranno dritto per la loro strada. In sostanza, si dice, non esiste un pericolo mondiale di deflazione, ma solo il fatto che Europa e Giappone sono un po’ bolliti e che l’America tarda a andare in ripresa. Tutto qui. E allora perché non tenersi i titoli, in attesa di buone nuove?

Insomma, i mercati hanno fatto propria l’idea che ormai le cattive notizie non possono essere più tali da far crollare i mercati. Tutto quello che doveva accadere (la crisi, il terrorismo, la guerra) è già avvenuto e si è visto che il mondo sta ancora in piedi. Da oggi in avanti le cose non potranno che andare un po’ meglio (poco o tanto). E allora perché spaventarsi come pecore e fuggire?
Questo stato d’animo è supportato anche dagli analisti grafici i quali continuano a disegnare uno scenario molto rassicurante. Fino a giugno, dicono, non può succedere niente. Al massimo le Borse vanno ancora un po’ su e regalano ancora qualche guadagno a chi in aprile ne ha già fatti tanti.

Poi a giugno si entra in quella che loro amano chiamare “la fase distributiva”. In pratica si tratta del momento in cui le “mani forti” del mercato cercano di piazzare parte di quello che hanno comprato presso le mani deboli, cioè i risparmiatori. A luglio, spiegano come novelli oracoli, ci sarà effettivamente un po’ da tremare. E questo perché a quel punto le mani forti saranno già parzialmente uscite dalla Borsa e quindi non saranno affatto contrarie a vedere un certo ridimensionamento dei titoli. Ridimensionamento di quanto? Ma, del 7-8 per cento, forse. O forse, anche qualcosina in più. Ma niente di drammatico. Basta solo non comprare proprio ai massimi di maggio.

Poi, in agosto si va al mare. Anche perché chi resta può rischiare di prendersi in testa qualche altro ribassino, dopo quelli di luglio. Ma in settembre si torna pronti per la grande festa. I listini, dicono gli analisti grafici, dovrebbero correre almeno fino alla fine dell’anno. E forse anche oltre. E questo per un motivo molto semplice: a quel punto il profumo della ripresa sarà talmente forte che lo sentiranno tutti. Ma proprio tutti. Soprattutto in America, e quindi soprattutto a Wall Street. Nel Nasdaq in particolare.

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