Mercati: prove di avversione al rischio

8 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

LEGNANO (WSI) – Il mercato valutario è rimasto nella giornata di ieri piuttosto piatto, senza particolare e significative dinamiche che abbiano riguardato il dollaro americano né le altre major. Il mercato che indubbiamente catalizza il focus degli investitori, istituzionali in primis, è quello azionario che ancora una volta si è mosso in marcato ribasso.

L’azionario e le vendite

Nell’ambito della consueta ed utile analisi intramarket è facile notare come i punti tecnici di supporto e resistenza sui rapporti valutari abbiano confermato la loro validità e siano tornati molto utili nell’implementazione di scelte operative che evidentemente ne premiavano l’affidabilità della tenuta, dal momento che i valori di volatilità sul Forex restano ancora e ostinatamente bassi.

Lo stesso può dirsi sul fronte delle materie prime e il petrolio in questo senso è un esempio straordinario, dopo essere stato venduto sulla resistenze in area 104 dollari al barile per poi essere ricomprato sui supporti a 102 e nuovamente venduto una volta raggiunta quota 104, per poi finalmente attestarsi nella fascia mediana del range durante le contrattazioni notturne. L’obbligazionario, che noi dal punto di vista dell’analisi pratica degli strumenti tradabili facciamo coincidere con il Bund tedesco, rimane anch’esso laterale dal punto di vista del prezzo e stazionario da quello del rendimento.

E l’azionario? L’apertura piuttosto pesante di ieri della settimana del Nikkei ha in qualche modo lasciato intravedere quello che potrà essere il clima che regnerà da qui ai prossimi giorni e cioè di generale pesantezza per le stocks, seppure le dinamiche di vendita siano caratterizzate ancora da volumi sottili.

In particolare gli indici azionari americani i cui andamenti si ripercuotono inevitabilmente su tutti gli altri a livello mondiale e riflettono la grande incertezza relativa alla politica fiscale degli Stati Uniti, che inevitabilmente dipenderà dall’esito di queste due settimane di fuoco che vedranno lo scottante dibattito sull’innalzamento del tetto del debito pubblico con deadline il 17 ottobre, e naturalmente la risoluzione del blocco dei finanziamenti dei servizi a livello federale.

L’impressione è perciò quella per la quale, seppur gradualmente, i prezzi stiano andando a scontare la difficile e preoccupante situazione che si vive a Washington con un vero e proprio stallo nelle trattative tra Democratici e Repubblicani.

Ma non è (ancora) vero risk off

Avrete sicuramente una certa familiarità con le espressioni risk off e risk on quando, per gran parte dell’anno 2012, regnavano incontrastate nella spiegazione e nell’individuazione degli scenari maggiormente probabili circa i flussi di liquidità che venivano destinati e specularmente sottratti a determinati asset a seconda delle percezioni degli investitori circa le aspettative macro. La vendita, peraltro non generalizzata e così accentuata, dell’azionario rientra in un quadro organico di risk off, il contesto cioè nel quale gli operatori dismettono la propria liquidità negli asset rischiosi (tipicamente azioni, valute ad alto rendimento, alcune materia prime, bond periferici) per indirizzarli verso i cosiddetti “beni rifugio” (yen, franco svizzero e anche dollaro americano per il valutario, bond governativi core e oro); ma come ben si evincerà, tali vendite restano piuttosto isolate o quanto meno non suffragate da paritarie dismissioni sugli altri asset ai quali possiamo affiancare le azioni. Lo yen resta così come il franco svizzero hanno guadagnato terreno contro il dollaro ma restano in posizione di relativa forza, per non parlare di euro e sterlina ed, estentendo, oro che ancora si mantiene tranquillamente sopra quota 1.300 dollari l’oncia. Il terzo elemento che quindi manca per completare il contesto di aspettative macro (dopo dunque shutdown e debt ceiling) è quello relativo alle politiche monetarie Fed, le quali potrebbero rivolgersi ancora una volta verso la prosecuzione del Quantitative Easing nelle stesse quantità. Questo spiega le attuali reazioni del mercato, non concertate e non legate a vendite di rischio diffuse ed acquisti massicci di safe haven. Oggi non avremo nessun elemento in più per arricchire il ragionamento, vista la pochezza del calendario macro che potrà essere solo scosso da news e dichiarazioni provenienti sul fronte USA. Spazio dunque al focus esclusivo sui livelli tecnici di prezzo con propensione ad una certa moderazione della leva finanziaria visti i focolari di volatilità che potrebbero accendersi in maniera repentina sui temi dibattuti.

QUADRO TECNICO

EurUsd: il quadro tecnico resta ovviamente rialzista e più recentemente descritto dal preciso canale in evidenza dagli ultimi giorni di settembre. Proprio il supporto dinamico, passante per area 1,3560 resta di riferimento per ripartenze al rialzo che pure sarebbero favorite da un pattern di divergenza inversa rialzista con l’oscillatore stocastico che ieri è rimasta in standby ma che risulta ancora potenzialmente valida. Conferme definitive si avrebbero sopra 1,3590 per riprendere area 1,3615 e i massimi relativi. Approcci più aggressivi contemplerebbero acquisti proprio in area 1,3560 per sfruttare un miglior Risk/Reward per eventuali stop&reverse sul cedimento dei supporti in ottica 1,3540 e area 1,3520/10.

UsdJpy: continua il trend discesista del cambio descritto egregiamente nel grafico a 4 ore la cui media mobile esponenziale a 21 periodi risulta eccezionale nei retest per ripartenze delle vendite. L’area di 97,15 risulta in questo senso cruciale per pensare a vendite in ottica di ripresa dei minimi con la possibilità di trovarsi già in posizione laddove dovessero verificarsi break ribassisti in direzione 96,40. Tentativi decisi di superamento di 97,15 vedrebbero in 97,45 un buon livello per stop in pari e prese di profitto parziali, con 97,80 come ideale ma ambizioso target.

EurJpy: molto sentito il supporto dinamico che congiunge i minimi a partire da inizio giungo e passante proprio sui minimi recenti a 131,15. Sul grafico orario si noti il buon superamento della media mobile a 21 periodi, finora perfetta nei respingimenti di prezzo. 131,90 appare l’obiettivo facilmente raggiungibile con possibilità di estensioni a 132,10. Da lì si potranno rivalutare vendite per la ripresa dei livelli ora citati cui integriamo il 131,60 8area pivot daily) come livello mediano. 132,50 il limite di riferimento su perduranti estensioni del rialzo.

GbpUsd: l’alveo tecnico del cambio è un tecnicissimo pattern di divergenza regolare ribassista tra prezzo e oscillatore stocastico sul grafico giornaliero, già in parte manifestatosi e arrestatosi in una prima fase sulla consueta media mobile a 21 periodi. Da qui, i grafici più di breve si sono girati long, con il 4 ore che evidenzia l’area di 1,62 (media 21) come decisiva per test e ripartenze corte verso area 1,60, previe conferme sotto 1,6075. Solo sopra 1,61 si potrebbe pensare di comprare per 1.6130 e 1,6155.

AudUsd: dopo la correzione ribassista del più ampio trend rialzista, sono ripartiti gli acquisti di australiano che sul 4 ore mostra una regolare e precisa sequenza di minimi crescenti ben aiutati dalla media mobile a 21 periodi che insieme fanno di area 0,9410 un forte supporto buono per acquisti verso 0,9455 e 0,9480 in estensione. Buone, su questi livelli, le vendite che diverrebbero importanti sul cedimento proprio di area 0,9410, per obiettivi comunque di breve a 0,9385 e 0,9370.

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