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MERCATI: PRIMA
DI CHIUDERE IL PC, LEGGETE QUI

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*Alessandro Fugnoli e’ lo strategist Abaxbank. Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Meteo. Quest’anno la stagione degli uragani potrebbe avere sviluppi impensati. Secondo AccuWeather le tempeste saranno meno numerose, ma avranno caratteristiche eccezionali. Il Golfo del Messico sarà relativamente risparmiato, ma ci sono probabilità molto alte che l’instabilità si spinga a nord come non accadeva da decenni. New York potrebbe essere investita da un uragano, così come Boston. Le implicazioni sono rassicuranti per il petrolio, il gas naturale e le raffinerie, ma possono essere pesanti per le assicurazioni (di tutto il mondo) e per il bilancio pubblico nel caso vengano colpite le aree più densamente popolate degli Stati Uniti. Le assicurazioni hanno imparato a cartolarizzare e cedere parti crescenti del rischio attraverso i catastrophe bond, che arrivano in questi giorni a rendere anche il 40 per cento, ma i fondi hedge che li comprano non stanno su Marte e sono parte del sistema.

Geopolitica. Il conflitto in Libano è ogni giorno più aspro. Hezbollah avrà anche perso metà dei suoi missili (tra distrutti e lanciati), ma politicamente non appare ancora indebolita. Tenere testa a Israele e arretrare lentamente è comunque un mezzo successo. Nelle prossime settimane potremmo assistere a colpi di coda poco scontati dai mercati. Una possibilità remota ma inquietante è che Hezbollah si faccia stato impadronendosi del potere a Beirut. Siria e Iran potrebbero così rimanere ancora formalmente estranei al conflitto, ma l’instabilità sarebbe garantita e la formazione di una forza internazionale di interposizione diverrebbe ancora più difficile. Per l’Iran il Libano rappresenterà nei prossimi mesi un’arma negoziale formidabile nelle trattative sul nucleare. In ogni caso in agosto o in settembre il Consiglio di Sicurezza darà a Teheran un ultimatum formale di qualche settimana. Scaduto l’ultimatum occorrerà ancora qualche tempo per decidere le sanzioni. A un certo punto l’Iran alzerà molto la voce e, se il Libano non dovesse bastare, potremmo sentire qualche minaccia sul petrolio, molto temibile se vi si dovesse associare il Venezuela.

Macro. In questo momento l’economia europea sta crescendo, udite udite, a una velocità più alta di quella americana e giapponese. E’ possibile che la nostra velocità annualizzata sia attualmente vicina al 4 per cento, mentre l’America sta scendendo rapidamente verso il 2 e il Giappone si muove tra il 2 e il 3. La Cina, dal canto suo, sta frenando bruscamente nel suo stile tipico, che non è monetario o fiscale, ma amministrativo. Secondo JP Morgan, che si avventura eroicamente nella stima della crescita trimestrale annualizzata cinese, in questo terzo trimestre il Pil cinese sta viaggiando a una velocità del 4.1 per cento (è stata del 13.5 nel trimestre scorso). In questo mondo sottosopra in cui si piantano alberi in Groenlandia e gli uragani si preparano ad avvicinarsi al confine canadese succede dunque che Europa e Cina stiano crescendo alla stessa velocità. Ai cultori della materia, specie se europei, corre lungo la schiena un violento brivido caldo.

Non finisce qui. Le strette amministrative cinesi (congelamento di opere pubbliche, cancellazione di progetti privati) sono, nella loro brutalità, molto efficaci in una prima fase, ma tendono a essere gradualmente disattese dalla nomenclatura locale, che ha un fortissimo interesse alla crescita. Fra non molto, probabilmente già nel prossimo trimestre, il Pil cinese rimbalzerà con forza. Per questo motivo la tecnocrazia centrale sta esaminando seriamente la possibilità di una seconda rivalutazione del renminbi. L’Europa, dal canto suo, canterà una sola estate. Votata a una vita di penitenza e decisa ad autoinfliggersi tasse e tassi più alti, l’Europa tornerà bruscamente sotto il 2 per cento nel 2007, con la possibiltà di una minirecessione nel primo trimestre.

Strategia. Il quadro macro, visto da vicino, appare dunque convulso e certamente ci saranno nei prossimi mesi momenti in cui i mercati lo percepiranno come tale. Proprio per questo è importante non zoomare troppo e mantenere la prospettiva. Si possono guardare i singoli alberi, ma a condizione di non perdere mai di vista la foresta. I punti fermi dovrebbero essere più o meno questi:

1) Dopo la lunga fase di Reflazione & Ribilanciamento (2002-2005) siamo entrati in quella di Normalizzazione & Ribilanciamento (2006-2007). La normalizzazione è quella monetaria e il ribilanciamento è quello tra Stati Uniti e resto del mondo.

2) Per normalizzare i tassi le banche centrali calcolano in loro punto d’arrivo sulla base della Taylor Rule. La rotta, quindi, è già tracciata, ma la velocità di avvicinamento all’equilibrio è e continuerà ad essere molto bassa. Sulla base di un’inflazione crescente e di un output gap quasi azzerato i tassi europei dovrebbero già essere al 4 per cento, ma la Bce, giustamente, se la prende comoda.

3) Tra le esigenze di normalizzazione monetaria e quelle di ribilanciamento la priorità resta sul ribilanciamento. Il mondo può essere ribilanciato solo in corsa, con un’Europa e un’Asia molto forti e un’America che si mantiene in salute. Chi invoca il ribilanciamento duro, attraverso una recessione americana e una forte caduta del dollaro, è fuori dalla realtà.

4) La delicatezza del quadro geopolitico è un motivo in più per frenare con la massima cautela. Un petrolio in spike a 100 dollari e oltre avrebbe comunque effetti pesanti, ma le conseguenze sarebbero devastanti in un contesto di rallentamento globale.

5) Le banche centrali continueranno quindi ad alzare i tassi ma sempre e solo dopo essersi accertate di non compromettere la crescita.

6) Gli stop and go di Europa e Cina, per quanto spettacolari, disordinati e infelici nel timing, risulteranno alla fine episodi circoscritti di una storia che le vedrà comunque crescere mediamente a un livello vicino al potenziale.

7) La pausa della Fed sarà una pausa. La cosa non è ovvia come sembra, dal momento che molti intendono la pausa come fine del ciclo di rialzi cui seguirà un giorno una serie di ribassi. L’esempio da studiare è sempre quello inglese. Dopo una lunga pausa, con rallentamento dei consumi e arresto del boom immobiliare, la Bank of England dovrà effettuare uno o due rialzi di richiamo perché l’economia inglese sta riaccelerando (e questo era esattamente quello che ci si aspettava e si voleva) e i prezzi delle case stanno riprendendo a crescere velocemente (e questo non lo si voleva proprio).

8) Il caso inglese mostra l’importanza del quadro di sistema. Rallentare in mezzo a un mondo che cresce è diverso dal rallentare mentre tutti si stanno fermando. Questo lo vedremo nei prossimi mesi negli Stati Uniti, che rallenteranno sì, ma in un contesto globale ancora positivo.

9) Se questo è lo scenario, la ripresa dei bond, per quanto sostenuti dall’instabilità geopolitica, sarà modesta e, soprattutto, reversibile. Lo stesso vale per la debolezza delle borse. Con il mondo che continua a crescere e valutazioni ragionevoli i mercati azionari assorbiranno senza troppi danni l’aumento strutturale del premio al rischio e la normalizzazione monetaria.

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