Mercati nervosi, ma Wall Street riduce le perdite dopo i dati

30 Novembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Arriva in ribasso a meta’ seduta la borsa di New York, che segue la scia di quanto visto sugli altri mercati in Europa e in Asia. A tenere banco sono i timori di un contagio della crisi fiscale dei paesi periferici dell’area euro. L’Italia e la Spagna e non solo il Portogallo ora vengono indicate come candidate a fare la fine di Irlanda e Grecia. Volatilita’ in forte rialzo sopra 23. Si preannuncia il primo mese in calo da agosto.

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Il tono negativo negli Stati Uniti e’ dunque la conseguenza di quanto succede a livello di debito sovrano in Europa, il cui stato di salute e’ instabile. La paura di un effetto domino ha inoltre avuto un impatto sul valutario, con l’euro decisamente sotto pressione. Il dollaro e’ in rialzo ai massimi di oltre due mesi contro il basket delle sei principali valute rivali. Il Dollar Index ha inoltre superato una resistenza importante dal punto di vista tecnico: la media mobile a 50 giorni.

L’azionario mondiale e’ sceso sui minimi di quasi due mesi, prima di recuperare terreno, mentre l’euro cala per la terza seduta consecutiva e i rendimenti dei bond di Italia e Spagna hanno fatto un gran balzo. Oro, dollaro e prezzi dei Treasuries sono invece richiesti sulla crescita della domanda per beni sicuri. L’indice MSCI dei mercati dei paesi industrializzati ha perso lo 0.5% scendendo sotto la chiusura del 4 ottobre. L’S&P intanto cede lo 0.6%.

Il rendimento sul decennale di Roma e’ salito temporaneamente oltre il 2% sopra il benchmark analogo tedesco, per poi chiudere sotto i 200 punti base. E’ la prima volta che tale evento si verifica dall’esistenza dell’euro, nato nel 1999. Anche gli yield sul debito di Belgio e Ungheria sono saliti.

Nelle sale operative si riflette poi sulle possibilita’ di una nuova stretta monetaria in Cina e sugli effetti che questo potrebbe avere sull’economia mondiale, mentre non danno cenno di placarsi le tensioni geopolitiche nelle due Coree.

Fino alle 16 italiane non hanno avuto grande impatto i nuovi dati macro per lo piu’ contrastanti. Ma poi l’indice della fiducia dei consumatori di novembre, risultato migliore delle attese, ha iniettato fiducia. L’indice S&P/Case-Shiller ha mostrato un ribasso dei prezzi delle case del 2% nel terzo trimestre, mentre il Chicago PMI di novembre e’ risultato piu’ alto del previsto.

I timori di un contagio che provocherebbe un collasso della zona euro continuano ad attirare i ribassisti sui listini azionari del mondo. L’unica soluzione possibile – dice Michael Hewson, analista di CMC Markets – sarebbe “addottare una politica fiscale piu’ austera in tutti i paesi dell’area euro”, da aggiungere alle misure severe gia’ in atto in Grecia e Irlanda, salvate da Ue e FMI. Un’altra possibilita’ e’ “ristrutturare la moneta unica, in modo che rappresenti la differenza tra le rispettive economie, forti e deboli”. Altrimenti si rischia di vedere un blocco spezzato in due e la conseguente uscita dei PIIGS dal sistema con moneta unica.

La prima indiziata ad essere costretta a fare richiesta di aiuto a Ue e FMI per risolvere la crisi fiscale interna sembra il Portogallo, ma i guai diventeranno seri se l’Europa dovesse entrare in soccorso della Spagna il cui PIL rappresenta il 12% della crescita economica dell’area.

Le principali piazze finanziarie d’Europa hanno chiuso in rosso, anche se si sono risollevate dai minimi di seduta, e i differenziali di rendimento tra i paesi della periferia dell’area euro e quelli della Germania si sono decisamente allargati. Salta all’occhio in particolare lo spread tra bond decennali spagnoli e bund tedesco di analoga scadenza, che ha toccato i 300 punti base (3%). Anche i bond di Portogallo cedono quota e i differenziali toccano i massimi dall’ingresso dell’euro.

I titoli finanziari sono assaliti dai ribassisti, mentre l’euro ha toccato i minimi di seduta a quota $1.2980. La sterlina cala a quota $1.5510. A Londra l’FTSE ha guadagnato lo 0.14%. A livello settoriale cedono quota finanziari ed energetici. La banca Barclays perde il 3%.

A Parigi il CAC cala dello 0.75%, anche in questo caso a pesare sono soprattutto i finanziari. L’istituto francese BNP Paribas lascia sul campo il 4% circa: i titoli hanno bruciato il 12% nelle ultime cinque sedute. Tutti i settori sono in rosso.

In Germania il DAX chiude sostanzialmente piatto. Anche a Francoforte deboli i finanziari e gli industriali. Deboli Commerzbank e Deutsche Post, in scia con l’andamento delle banche in tutta Europa. IT e materiali di base avanzano, evitando perdite maggiori. Da parte loro BMW e Volkswagen hanno offerto quella leadership necessaria per controbilanciare i cali subiti dalle banche. Spagna in calo dello 0.75%, Piazza Affari dell’1.08%, la peggiore d’Europa.

I maggiori ribassi vengono registrati dai titoli del settore bancario e da Enel, Exor, Finmeccanica, Parmalat, Autogrill, FonSai e Atlantia. In rialzo invece Impregilo, Luxottica, Campari, Eni e Tenaris.

Da segnalare che l’indice Ftse/Mib ha perso ieri il 2.67%, condizionato dall’esito dell’asta del Tesoro, che si è tenuta ieri. L’esito è stato preoccupante, in quanto il premio di rendimento pagato dai Btp italiani decennali rispetto al bund tedesco e’ volato a nuovi massimi almeno dall’introduzione dell’euro, superando i 200 punti base. Ma oggi va anche peggio visto che lo spread Italia-Germania ha toccato in mattinata due record consecutivi, salendo fino a 213 punti.

“A dettare i tempi del mercato e’ la paura di una catastrofe totale dei paesi dell’euro zona, e ora e’ compresa anche l’Italia”, dice a MarketWatch Christian Tegllund Blaabjerg, chief equity strategist di Saxo Bank.

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Tensione sui mercati obbligazionari: ai prezzi di mercato attuali il tesoro spagnolo deve garantire un rendimento del 3% piu’ alto del benchmark tedesco: e’ lo spread maggiore dalla nascita dell’euro. I rendimenti dei bond di tutti i paesi periferici della Ue sono in forte crescita, con i prezzi in calo sui minimi.

I funzionari Ue hanno ammesso che le economie del blocco divergono fra loro per forza e stabilita’. Lo ha detto al New York Times il Commissario per gli Affari Monetari europei. Due binari completamente distinti, con la Germania che sta facendo bene mentre i paesi piu’ piccoli dell’area periferica fanno fatica a far fronte a debite ingenti e crescita stagnante dell’economia.

Altri funzionari hanno individuato un terzo gruppo – tra cui Francia e Italia – che non stanno messe cosi’ male e che non hanno subito contraccolpi cosi’ gravi dalla recessione ma che non possono nemmeno vantare la riprsa solida della Germania. Alcuni economisti ritengono che tali enormi disparita’ nella zona costringeranno le nazioni ad abbandonare il sistema monetario dell’euro.

Secondo il chief economist di Citigroup Grecia Irlanda, Portogallo sono gia’ insolventi. Seguira’ poi la Spagna, mentre Belgio e Italia potrebbero essere le prossime ad entrare in crisi.

Sul valutario sotto pressione l’euro, che è arrivato a scendere anche al di sotto dell’importante soglia psicologica a quota 1.30 dollari. A questo punto, la curva del cross euro/usd secondo l’analisi tecnica potrebbe toccare il supporto più immediato, individuato in area $1.25 dollari. “Sta cedendo un punto al giorno. Se dovesse andare sotto $1.30, vedra’ presto l’area $1.25”, dice un analista del Forex. Al momento e’ a $1.3035.

In generale, il piano di aiuti alla disastrata Irlanda non ha generato sui mercati l’effetto desiderato: si e’ tornati cosi’ alla realta’ dove i timori di un effetto domino non sono ancora dissipati. Dopo Grecia e Irlanda a chi tocchera’? Portogallo e Spagna saranno le prossime vittime? E l’Italia dove si colloca in questo contesto?

Valentin Marinov, strategist delle valute presso Citigroup, afferma che “nell’area euro il contagio sta diventando piuttosto indiscriminato”. Questo, “perchè al momento ci sono davvero poche indicazioni che lascino pensare che i politici dell’area euro agiranno velocemente e in modo decisivo per prevenire ulteriori allargamenti degli spread”. Dunque, “non possiamo escludere ulteriori ribassi dell’euro”.

In ambito di notizie societarie Usa, Kenneth C. Frazier, presidente di Merck, e’ stato nominato nuovo amministratore delegato e presidente, nonche’ membro del CdA, con i cambiamenti che saranno effettivi a partire dal primo gennaio. Frazier prendera’ il posto di Richard T. Clark, Ceo della societa’ dal 2005. Google sotto i riflettori: potrebbe annunciare oggi l’acquisto della societa’ discount online (buoni sconto) Groupon per $6 miliardi. E’ la piu’ grossa acquisizione di Google.

I volumi sono per ora abbastanza sottili (NYSE 382 milioni, Nasdaq 875 milioni di titoli passati di mano), con i titoli in rialzo che sono in numero maggiore rispetto a quelli in ribasso (860/2039 sul NYSE, 712/1823 sul Nasdaq) e con i nuovi massimi che si confrontano con i nuovi minimi in rapporto di 46 a 25 sul NYSE e 46 a 49 sul Nasdaq.

Tra i settori, si distinguono in rialzo: Silver-SLV +4.1%, Volatility-VXX +3.4%, Jr. Gold Miners-GDXJ +3.0%, Silver Miners-SIL +2.4%, Gold Miners-GDX +1.9%, Gold-GLD +1.6%, Palladium-PALL +1.3%, Copper-JJC +1.2%, 20+ yr Treasuries-TLT +1.1%, Yen-FXY +0.8%. In ribasso: Solar-TAN -3.2%, Indonesia-IDX -3.2%, Austria-EWO -2.6%, Holland-EWN -2.4%, Italy-EWI -2.2%, South Africa-EZA -2.0%, France-EWQ -2.0%, Spain-EWP -2.0%, Clean Energy-PBW -1.9%, Natural Gas-UNG -1.7%, Europe-IEV -1.5%, Semis-SMH -1.4%, Internet-FDN -1.4% (9% GOOG, 7% AMZN), Water-CGW -1.3%, Coal-KOL -1.3%.