MERCATI: LO STRANO RAPPORTO TRA TREASURY E BUND

16 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Financial Trend Analysis e’ una societa’ che opera nel settore dell’Analisi Tecnica. Nell’ambito di questa metodologia viene privilegiato l’approccio quantitativo che tende a garantire un prodotto dal contenuto oggettivo e di qualità costante. Tutte le analisi contenute sul sito www.ftaonline.com sono frutto di una elaborazione effettuata da FTAOnLine a partire dallo studio delle quotazioni di mercato.

(WSI) – Il rialzo di 25 punti base operato nell’ultima settimana dalla Federal Reserve tramite il Federal Open Market Committee, l’organismo che decide sui tassi di interesse, ha portato i tassi americani al 2%, lo stesso livello che da noi in Europa.

Uno sguardo ai mercati obbligazionari sulle due sponde dell’Oceano fornisce tuttavia un quadro molto diverso da quello che si potrebbe immaginare avendo in mente l’equivalenza del costo del denaro nelle due aree.

Il future sul decennale Usa, il cui corso rispecchia l’andamento dei tassi americani e delle aspettative che li riguardano, vive ormai da alcuni mesi in una situazione di stabilità, mentre il future sul Bund tedesco, al quale si uniformano i corsi delle obbligazioni governative degli altri paesi dell’area Euro, ha fatto registrare nel corso del mese di ottobre nuovi massimi rispetto al top di giugno 2003, rallentando la sua corsa solo in queste prime sedute di novembre.

La differenza di comportamento di questi due mercati è da ricercare con ogni probabilità nelle aspettative che gli operatori hanno maturato per il futuro: già a metà dicembre è prevista una nuova riunione del FOMC, dalla quale potrebbe scaturire un ulteriore incremento (la maggioranza delle attese parla di 25 punti base), con il risultato che i tassi Usa si troverebbero, dopo lungo tempo, a sopravanzare quelli europei.

Come detto il quadro grafico dei due future obbligazionari differisce in modo sensibile. Per quello che riguarda il titolo Usa vi è il rischio che i prezzi completino un triplo massimo, configurazione ribassista che si è venuta a disegnare in area 114, resa operativa in caso di discese al di sotto dei 111 punti, capace di porre fine al trend rialzista visto dai minimi di giugno.

Al di la’ delle implicazioni di breve termine (il triplo massimo proietta obiettivi in base alla sua ampiezza in area 108) è importante notare come una eventuale discesa prenderebbe spunto dal test della linea di tendenza che proviene dai massimi di giugno 2003 confermando il rischio che da quei picchi si sia avviato un downtrend di lungo termine.

La base del canale ribassista che è possibile ipotizzare dai massimi del 2003, obiettivo in caso di una fase negativa prolungata, transita attualmente in area 104.70 (ma il suo valore scende di circa 0.40 punti al mese), non troppo distante quindi dall’ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci relativo al rialzo dai minimi del 2000, supporto strategico in area 104.

Ovviamente la negazione del potenziale triplo massimo, conseguente alla rottura dei 114 punti, cambierebbe drasticamente lo scenario: la fase laterale vissuta nell’ultimo trimestre si rivelerebbe una pausa di accumulo, terminata la quale i prezzi potrebbero salire agevolmente fino a quota 117 circa.

Il trend del Bund si è invece mantenuto positivo sin dai minimi del giugno di quest’anno: a settembre i prezzi si sono lasciati alle spalle il top di marzo, mentre ad ottobre addirittura è stato superato il massimo del giugno 2003. Entrambi questi livelli (quota 116 e quota 115.30) dovrebbero funzionare da supporto in caso di correzioni.

Fino a che questi supporti sostengono il grafico le prospettive sono di un proseguimento della crescita, nell’ambito del canale rialzista disegnato dai minimi di novembre 2003, con obiettivi in area 118 e successivi a 120 punti circa.

Ma quali possibili implicazioni può avere questa differenza di comportamento ? Una situazione analoga si era venuta a creare nel periodo tra ottobre del 2002 e febbraio del 2003, con il Bund in netta crescita, da 105 ai 112 punti circa, ed il decennale Usa stabile in area 116.

Nello stesso periodo il mercato azionario, ed in particolare l’indice americano S&P500, era prima salito, interrompendo la fase negativa avviatasi ad inizio 2002, ed aveva poi ritracciato quasi tutti i guadagni accumulati per ripartire al rialzo in concomitanza di un brusco ribasso subito da entrambi i titoli obbligazionari.

A prima vista è difficile quindi trarre delle conclusioni sull’effetto che il prolungarsi di questa situazione di disaccoppiamento tra obbligazioni Usa ed europee (tedesche) potrebbe avere sui listini azionari. Decisamente più informativo è invece lo studio del grafico di forza relativa ottenuto mettendo in rapporto il Bund tedesco ed il decennale americano.

Da questo si nota infatti come a fasi di sovraperformance delle obbligazioni europee su quelle americane corrispondano usualmente momenti positivi di borsa. Ed il grafico di forza relativa, al rialzo dai minimi dell’ottobre 2002, ha fatto registrare proprio nel corso della ottava appena conclusa un picco superiore a quello dello scorso giugno, dopo che i prezzi erano scesi con i minimi di agosto a ritracciare un terzo circa del rialzo dai minimi di novembre 2003.

La rottura della resistenza rappresentata dai precedenti massimi è un segnale che, se confermato con la dinamica delle prossime sedute, ha una valenza importante anche in ottica di medio periodo. Il proseguimento del rialzo della curva di forza relativa, oltre a dipingere un quadro dove i prezzi delle obbligazioni europee sono destinati a mantenersi superiori rispetto a quello americane, sarebbe quindi bene auspicante anche per il mercato azionario.

Del resto l’indice S&P500 proprio con i massimi del 5 novembre è salito per la prima volta al di sopra dei precedenti top di marzo (a 1163), anche se per il momento non è riuscito ad accelerare al rialzo in misura sensibile, abbastanza da confermare in modo inequivocabile il segnale.

Gli indizi lasciano comunque pensare che il trend positivo dai minimi di agosto potrebbe rivelarsi molto di più che una semplice correzione successiva al ribasso dai massimi di inizio anno. La rottura della prossima resistenza, i massimi di fine 2001 ed inizio 2002, allineati in area 1173/76, sarebbe una conferma dell’ipotesi che l’indice ha completato nel periodo gennaio-agosto una pausa volta a riassorbire l’ipercomprato accumulato durante il rialzo del 2003, ed è ora pronto a ripetersi in una fase positiva di ampiezza analoga.

Gli obiettivi, ipotizzando che lo S&P si muova all’interno di un canale rialzista dai minimi del 2003, sono collocati a 1320 punti circa, mentre la base del canale, quota che deve essere rispettata da un eventuale ripiegamento perchè il quadro rialzista possa lo stesso realizzarsi, transita attualmente a 1110, praticamente coincidente con le medie a 100 e 200 giorni.