MERCATI: L’ALLARME WALL STREET ARRIVA IN EUROPA

15 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Michele Pezzinga e’ lo strategist di CentroSim. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – I risultati aziendali affondano Wall Street (-1% ieri l’S&P 500, -1,4% il
Nasdaq), ma stavolta l’allarme si trasmette anche alle Borse europee.

Alla
nuova caduta dei titoli dell’auto (-3,3% Ford e -5,9% GM, al nuovo minimo
degli ultimi dodici anni, addirittura su ipotesi di ricorso
all’amministrazione straordinaria quale soluzione estrema al problema
chiave dei costi sanitari dei dipendenti), si è aggiunta quella del
settore high tech, dove Apple è precipitata di oltre il 9% sui dubbi circa
la sostenibilità dei pur buoni risultati del 1° trimestre.

E per oggi le
premesse non sono favorevoli, visto che IBM nel dopo listino ha comunicato
risultati trimestrali inferiori alle attese ed è già vista in netto calo
nell’apertura odierna. Graficamente (anche questo conta…), l’S&P 500 ha
bucato, sia pur di poco, il supporto critico a quota 1164, che aveva già
dato prove di tenuta due o tre volte da inizio anno: e a giudicare
dall’umore trasmesso da IBM, oggi una rottura definitiva è probabile.

Nulla di drammatico, però, visto che il prossimo obiettivo si colloca ad
appena il 2% circa sotto, nella più solida area 1.140, oltre la quale però
si aprirebbe la prospettiva di un vuoto allarmante. Ancora una volta a
beneficiare della situazione è stato il reddito fisso: il decennale
tedesco è tornato su rendimenti del 3,48%, quello USA del 4,30%, mentre le
attese sui rialzi dei tassi si stanno nuovamente smorzando (soprattutto in
Europa).

Il calo delle quotazioni del greggio, che finora sembrano
comunque voler resistere sopra la soglia dei 50 dollari il barile, e
quello ancor più violento dei metalli industriali (zinco e rame negli
ultimi due giorni hanno perso il 10% dai loro massimi, piombo e alluminio
il 6% circa, e di nuovo i pessimisti ripropongono scenari da inversione
del ciclo) nemmeno stavolta ha avuto effetti benefici sulle Borse.

Stiamo
probabilmente entrando nella fase in cui prevalgono i timori di
decelerazione congiunturale, con le ovvie conseguenze sui mercati (su i
bond, giù le Borse), stavolta avvertite anche sui listini più difensivi.
Dove comunque, come da noi, le realtà meno cicliche e sostenute dagli
elevati rendimenti dovrebbero alla fine rimanere a galla molto più di
tutto il resto.

Torneremmo quindi di nuovo alla situazione di inizio anno,
da cui ci eravamo temporaneamente allontanati con il solito tentativo di
rotazione settoriale verso i comparti più ciclici, ora nuovamente sotto
pressione. Sul fronte dell’economia USA ieri intanto non è emerso nulla di nuovo, con
le richieste di sussidio risalite a quota 340mila unità, ed una media a
quattro settimane ferma appena sotto quel livello: un andamento
compatibile con una crescita del PIL in decelerazione, ma pur sempre
attorno al +3%.

Oggi però sono in programma numerosi dati, da quelli sugli
afflussi netti di capitale, che in gennaio erano balzati a sorpresa a
quota 91,5 mld di dollari, all’indice di attività manifatturiera della FED
di New York e ai prezzi all’importazione (entrambi alle 14:30, con il
primo atteso in lieve calo da quota 19,6 a 18), per passare poi alla
produzione industriale di marzo (15:15), vista ancora in crescita di uno
0,3%, come nel mese precedente (attenzione però alle probabili sorprese
negative), e alla fiducia dei consumatori preliminare di aprile (15:50),
attesa in ulteriore calo a quota 91,6, mezzo punto sotto il rilevamento
definitivo di marzo.

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