MERCATI: IN GIRO
C’E’ TROPPO PESSIMISMO

2 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Con i listini azionari che hanno continuato a perdere terreno nelle ultime settimane, il sentiment degli investitori e’ andato via via peggiorando. Ma per i contrarian investors, coloro che si muovono nella direzione opposta rispetto alla maggioranza, e’ il momento migliore per fare acquisti. Gli ultimi dati sui contrarian indicators piu’ seguiti a Wall Street mostrano un quadro incoraggiante.

Lo Hulbert Stock Newsletter Sentiment (HSNSI), un indice che raccoglie numerose newsletter selezionate dall’Hulbert Financial Digest, ha segnato di recente un valore negativo del 24.4%. Una cifra inferiore allo zero indica che la media delle previsioni a breve sul mercato azionario e’ short (si attende una riduzione dei corsi).

La settimana scorsa e’ stata l’unica volta, da quando e’ iniziato il mercato orso nel marzo 2000, in cui l’indice e’ sceso a un livello piu’ basso (-30.6%).

Per mettere le cose in prospettiva, solo in un’altra circostanza l’indice e’ sceso sotto quota –20% ed e’ accaduto nelle settimane precedenti il minimo fatto segnare dal mercato azionario nel marzo 2003, quando il Dow Jones stazionava sotto gli 8.000 punti.

Da segnalare che durante l’estate e l’autunno del 2002, quando il Dow crollo’ ai minimi del mercato orso a 7.286, lo HSNSI non aveva mai fatto segnare valori negativi inferiori al -15.1%. In altri termini il sentiment bearish (negativo) e’ ora decisamente di dimensioni maggiori di quanto lo fosse un anno fa.

Dal punto di vista dei “contrarian indicators”, si tratta di un segnale incoraggiante. Il messaggio che emerge dall’indice delle newsletter, quindi, e’ di aumentare l’esposizione al mercato azionario.

Altri indicatori di sentiment mostrano un quadro simile. Prendiamo ad esempio l’indagine condotta dall’American Association of Individual Investors (AAII). Si tratta di un’indagine in cui ai visitatori del sito dell’associazione viene chiesto di indicare se sono bullish, bearish o se si aspettano una correzione.

Nelle ultime settimane coloro che hanno risposto al sondaggio si sono mostrati decisamente piu’ bearish che bullish. Nella settimana che e’ terminata il 31 marzo, per esempio, il 51.0% degli intervistati ha dichiarato di avere prospettive negative sul futuro dei mercati, mentre solo il 28.4% si e’ espresso in termini ottimistici.

Nonostante la percentuale “bearish” da allora sia leggermente calata, questo 51.0% rappresenta una delle piu’ alte percentuali mai registrate dalla AAII.

Delle 926 letture settimanali che il gruppo ha raccolto a partire dall‘estate del 1987, infatti, solo 20 hanno evidenziato un sentiment piu’ bearish di quello del 31 marzo. E si e’ trattato di settimane molto particolari.

Quindici di esse, infatti, sono cadute tra la fine del 1990 e l’inizio del 1991, durante la forte correzione precedente la prima guerra del Golfo. Altre due si sono verificate poco prima dell’inizio del bull market partito nel marzo del 2003. Una seconda accoppiata si e’ verificata rispettivamente al bottom dell’ottobre 2002 ed in coincidenza dei minimi del luglio 2002. Immediatamente dopo ciascuna di queste rilevazioni bearish, il mercato ha accelerato al rialzo.

Solo una di queste 20 rilevazioni non e’ coincisa con un minimo di mercato: quella del 16 ottobre 1992. Ma anche in questo caso, la successiva performance del mercato si e’ caratterizata da una dinamica piuttosto rialzista.

Un’altra nota misura di sentiment riguarda l’Advisory Sentiment index, stilato dalla Investors Intelligence. I dati non sembrano convergere con le indicazioni precedenti. Nell’ultima rilevazione, rilasciata mercoledi’ scorso, l’Investors Intelligence mostra che che il 44.0% delle newsletter e’ bullish e solo il 29.7% bearish.

Siccome la percentuale media di newsletter bearish in mercati in salita di solito e’ attorno al 35%, e’ possibile che vi sia ancora troppo ottimismo tra gli investment advisors. Ma anche in questo caso, non mancano spunti incoraggianti. Michael Burke, editor dell’Investors Intelligence, da’ infatti una lettura moderatamente ottimistica ai dati.

Alla fine del 2004, per esempio, la percentuale bullish era del 62.9% (molto maggiore di quella attuale), contro quella bearish di appena il 19.6%. A seguito di queste (e di alter) considerazioni, Burke ha dichiarato che “e’ molto probabile che la maggior parte delle vendite sia gia’ avvenuta”.

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